Frosinone respira meglio: PM10 in forte calo, i dati ARPA cambiano il racconto sulla città

Numeri ancora provvisori, perché l’anno non è terminato, ma sufficientemente significativi per evidenziare un miglioramento iniziato nel 2025 e diventato molto più marcato nel corso del 2026
Di Fabio Vergovich
Frosinone
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Per anni Frosinone è stata associata quasi automaticamente alle polveri sottili e alle classifiche nazionali sull’inquinamento atmosferico. I dati ufficiali di ARPA Lazio aggiornati ai primi giorni di settembre 2026 mostrano però un quadro sensibilmente diverso: la concentrazione media di PM10 è scesa a 21 microgrammi per metro cubo nella centralina di Frosinone Scalo e a 20 in quella di via Mazzini. Numeri ancora provvisori, perché l’anno non è terminato, ma sufficientemente significativi per evidenziare un miglioramento iniziato nel 2025 e diventato molto più marcato nel corso del 2026.

Il dato merita attenzione soprattutto considerando il punto di partenza. Frosinone Scalo, la stazione che storicamente ha restituito le maggiori criticità, aveva chiuso il 2022 con una media annua di 30 microgrammi per metro cubo e 61 superamenti della soglia giornaliera dei 50 microgrammi. Nel 2023 la media era salita a 33, con 70 giornate oltre il limite, numero rimasto invariato nel 2024, quando la concentrazione media si era attestata a 31 microgrammi.

Nel 2025 era arrivato il primo segnale concreto di inversione: media scesa a 28 microgrammi e 55 superamenti. Nei primi mesi del 2026 il cambiamento appare molto più netto: 21 microgrammi di media e 11 giornate sopra la soglia.

Da Frosinone Scalo a via Mazzini, migliorano entrambe le centraline

Anche la stazione di via Mazzini conferma l’andamento. La media del PM10 era pari a 24 microgrammi nel 2022, 23 nel 2023 e nel 2024, 21 nel 2025 e 20 nel periodo finora monitorato nel 2026.

Ancora più evidente l’evoluzione dei superamenti giornalieri: 21 nel 2022, 16 nel 2023, 19 nel 2024 e 11 nel 2025. Nei primi giorni di settembre 2026 il conteggio è fermo a 3.

Il confronto fra anni completi e un dato relativo soltanto ai primi otto mesi abbondanti del 2026 deve naturalmente essere effettuato con cautela. L’autunno e l’inverno sono infatti periodi particolarmente importanti per le polveri sottili, anche per l’aumento delle emissioni legate al riscaldamento e per le condizioni atmosferiche che possono favorire il ristagno degli inquinanti.

Questo non cancella però la consistenza del cambiamento registrato fino ad oggi.

Frosinone fa meglio di Ceccano, Cassino e diverse stazioni di Roma

A rendere interessante il dato non è soltanto il confronto con gli anni precedenti. Le rilevazioni ARPA permettono infatti di mettere Frosinone accanto ad altri centri del Lazio.

Frosinone Scalo, con 21 microgrammi per metro cubo, presenta la stessa media di Anagni San Francesco e un valore inferiore a Ferentino, che registra 22 microgrammi. Via Mazzini, con 20, scende ancora più in basso.

Ceccano raggiunge invece una media di 26 microgrammi e Cassino di 25. Anche sul numero dei superamenti il divario è consistente: 24 a Ceccano, 14 a Cassino, 11 allo Scalo e appena 3 in via Mazzini.

Un confronto che acquista peso per una città collocata in un’area storicamente complessa dal punto di vista della dispersione degli inquinanti.

I valori registrati nelle due stazioni del capoluogo risultano inoltre inferiori a quelli di diverse centraline costiere e romane. Gaeta Porto è a 25 microgrammi, Fiumicino Porto a 22, Civitavecchia a 23 e Civitavecchia Villa Albani a 24.

A Roma, Preneste e Francia raggiungono 25 microgrammi, Tiburtina 24, Cinecittà 23 e Magna Grecia 22.

Il significato del confronto non è stabilire una graduatoria fra città molto diverse per dimensioni, traffico, conformazione urbana e condizioni meteorologiche, ma mostrare come Frosinone non possa più essere descritta automaticamente come un’eccezione negativa senza osservare l’evoluzione concreta delle rilevazioni.

Dal 2023 al 2026, il cambio di direzione è evidente

Il passaggio più interessante emerge dalla sequenza degli ultimi quattro anni. Nel 2023 e nel 2024 Frosinone Scalo aveva registrato 70 superamenti della soglia giornaliera di PM10. Nel 2025 erano scesi a 55. Nel periodo finora trascorso del 2026 sono 11.

La media segue lo stesso andamento: 33 microgrammi nel 2023, 31 nel 2024, 28 nel 2025 e 21 nel dato provvisorio di quest’anno.

È prematuro trasformare questa tendenza in un risultato annuale definitivo, ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorarne la dimensione.

Lo stesso sindaco Riccardo Mastrangeli sottolinea come non si tratti di valutazioni politiche o percezioni soggettive, ma di misurazioni della rete pubblica regionale.

«Non possiamo limitarci a dire che Frosinone stia andando bene: i rilevamenti ufficiali di ARPA Lazio ci dicono che, sotto il profilo del PM10, la città sta andando molto bene», ha dichiarato il primo cittadino.

Biomasse, verde e trasporto pubblico: le misure messe in campo dal Comune

L’amministrazione comunale collega il miglioramento anche alle politiche adottate per ridurre le emissioni, pur riconoscendo correttamente che la qualità dell’aria dipende da numerosi elementi e non può essere ricondotta a un singolo provvedimento.

Un’attenzione particolare è stata rivolta agli impianti di combustione e all’utilizzo delle biomasse, attraverso l’applicazione delle disposizioni previste dal Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria e gli interventi riguardanti gli apparecchi maggiormente inquinanti.

Il Comune indica inoltre l’aumento del verde urbano, la riqualificazione dei parchi e il potenziamento del patrimonio arboreo come parti della propria politica ambientale.

Il prossimo banco di prova sarà rappresentato soprattutto dalla mobilità.

L’avvio del BRT, la riorganizzazione del Trasporto Pubblico Locale, il progressivo ingresso in servizio dei 18 autobus elettrici, le navette, il rafforzamento dei collegamenti e i parcheggi di scambio puntano infatti a ridurre la dipendenza dall’automobile privata, uno degli elementi che incidono sulle emissioni urbane.

L’inverno dirà quanto è strutturale il miglioramento

Lo stesso Mastrangeli riconosce un elemento fondamentale: meteorologia, circolazione atmosferica, temperature e fenomeni esterni alle competenze comunali possono avere un peso rilevante sulle concentrazioni di PM10.

Proprio per questo i numeri dei primi mesi del 2026 non devono essere utilizzati per proclamare anticipatamente la soluzione del problema dell’inquinamento.

Saranno soprattutto i mesi autunnali e invernali a fornire una verifica importante sulla solidità della tendenza.

Resta però un fatto difficilmente contestabile: rispetto al periodo più negativo del 2023-2024, Frosinone sta registrando oggi valori sensibilmente migliori, e il cambiamento riguarda entrambe le centraline.

Per una città a lungo identificata quasi esclusivamente con i record delle polveri sottili, è una notizia che cambia almeno in parte il racconto degli ultimi anni. L’obiettivo ora deve essere trasformare questa fotografia positiva in una tendenza stabile, perché sulla qualità dell’aria il risultato realmente importante non è vincere il confronto con Roma, Ceccano, Cassino o una città costiera: è riuscire a far diminuire anno dopo anno l’esposizione dei cittadini agli inquinanti.

 
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