Ravello, Amalfitano: “Lo spopolamento è reale, la ricchezza non basta: bisogna tornare a pensare alla vita dei residenti”

Secondo Amalfitano racconta Ravello: politica, spopolamento, turismo, Villa Rufolo, Auditorium, giovani e il rischio di perdere il Dna del paese
Di Mariagloria Fontana
Secondo Amalfitano, Ravello
Secondo Amalfitano, Ravello

Geologo, docente, amministratore pubblico, uomo di cultura: Secondo Amalfitano è una delle figure che più a lungo hanno osservato, studiato e amministrato Ravello dall’interno, con uno sguardo capace di tenere insieme territorio, istituzioni, storia e trasformazioni sociali. Due volte sindaco della città, protagonista della nascita della Fondazione Ravello, direttore di Villa Rufolo fino al 2018, Amalfitano ha attraversato alcuni dei passaggi più importanti della storia recente della città della Costiera Amalfitana, mantenendo sempre al centro una convinzione: amministrare significa conoscere, avere metodo e assumersi responsabilità precise.

Negli ultimi anni ha promosso anche Prima Ravello, un percorso di formazione dedicato alla politica, alla Pubblica Amministrazione e alla consapevolezza civica. In questa lunga intervista affronta i nodi più delicati del presente e del futuro di Ravello: spopolamento, difficoltà abitative, turismo, mobilità, servizi, cultura, formazione della classe dirigente, Fondazione Ravello, Villa Rufolo e Auditorium. Sullo sfondo resta una domanda che attraversa tutta la conversazione: quanto può cambiare un luogo come Ravello prima di perdere quella parte di sé che lo ha reso unico nel mondo?

Geologia, insegnamento e amministrazione: come si forma uno sguardo su Ravello

Fontana: Tu sei geologo, insegnante, amministratore pubblico, uomo di cultura. Quale di queste esperienze ha inciso di più sul tuo modo di leggere Ravello?

Amalfitano: Sicuramente l’insegnamento. Ho avuto questo privilegio e, in qualche modo, anche la geologia, perché leggere il territorio da un punto di vista fisico ti consente di immaginare anche il territorio vissuto. La vita dell’uomo, poi, è determinata dall’aspetto morfologico del terreno sul quale poggia i suoi piedi. L’insieme di tutto questo, a partire anche dalle mie origini scolastiche, che mi hanno visto alunno del liceo classico, mi ha formato. Sono quello che sono.

Fontana: Nella tua Ravello, nella Ravello della tua infanzia, percepivi già di vivere in un luogo conosciuto in tutto il mondo oppure questa consapevolezza è maturata col tempo, da adulto?

Amalfitano: No, diciamo che fin dai primi passi la prima cosa che mi ha colpito è stata questa: muovendomi, attraversando il paese, passando da un posto all’altro, in ogni punto in cui mi trovavo c’era stato qualcosa che lo rendeva particolare, la presenza di qualcuno, un’opera, un fatto. Per me è stato molto importante. Infatti, da giovane sognavo un giorno di scrivere un libro che, utilizzando la geografia come guida, la geografia intesa come geografia locale, la toponomastica e quant’altro, attraversasse la storia e i secoli di Ravello.

Fontana: Quali persone hanno contribuito di più alla tua formazione umana e civile?

Amalfitano: Sicuramente il contesto socio-culturale complessivo, perché nascere e crescere in un piccolo comune, soprattutto in un comune come Ravello, mi ha portato a stretto contatto con momenti aggregativi che mi hanno formato: dall’Azione Cattolica alla parrocchia, per non parlare del gruppo teatrale e della parte sportiva. Tutto questo plasma, perché ti fa crescere in un contesto sano. È un contesto poliedrico, nel quale ogni faccia concorre alla fine a formare quella grande faccia che ognuno di noi si porta nella vita.

Dalla vita pubblica alla scelta di diventare sindaco

Fontana: Ricordi il momento nel quale hai deciso che non ti bastava più osservare la vita pubblica e hai voluto assumerti direttamente una responsabilità?

Amalfitano: Sì e no. Sì, perché un giorno ho deciso che avrei fatto il sindaco oppure avrei dovuto abbandonare, perché i vari ruoli che avevo ricoperto non mi davano la possibilità di incidere direttamente, secondo i miei schemi mentali, in modo costruttivo e pieno. No, perché sono entrato in amministrazione giovanissimo.

Fontana: Cosa hai sacrificato sul piano personale per dedicare tanti anni all’amministrazione e alle istituzioni?

Amalfitano: Guarda, con molta onestà devo dire che ho sacrificato un po’ la mia famiglia, perché mi sono perso dei momenti importanti dell’infanzia dei miei figli e anche la vita coniugale ha subito dei contraccolpi, fortunatamente non mortali. Sono ancora convivente con l’unica moglie! Per il resto, però, sono stato un privilegiato, perché ho avuto la possibilità di fare sempre e soltanto quello che mi divertiva. Tutto quello che ho fatto l’ho fatto divertendomi, provando gioia nel farlo, e alcune cose le ho vissute in modo assorbente e totale.

La lezione della geologia per chi governa un territorio fragile

Fontana: Il tuo percorso professionale nasce dalla geologia. Che cosa insegna lo studio della terra a chi deve amministrare un territorio delicato come quello della Costiera Amalfitana?

Amalfitano: La risposta me l’ha suggerita la tua domanda. La geologia insegna e sviluppa il cervello, perché devi capire fenomeni naturali che hanno regole e logiche ben precise. Li devi capire, altrimenti sei fuori gioco. E poi insegna la fragilità. Vivere un territorio come la Costiera Amalfitana significa vivere in un territorio bellissimo, ma altrettanto fragile. È come entrare in una cristalleria: devi muoverti con passo felpato, stando attento ai colpi di coda, perché potresti distruggere l’oggetto più bello della cristalleria.

Fontana: La conoscenza scientifica del territorio ha influenzato alcune delle decisioni più importanti che hai assunto durante i tuoi mandati da sindaco?

Amalfitano: Decisamente sì. Ricordo, giusto per raccontare un episodio, quando mi trovai davanti all’opportunità e alla necessità di realizzare un auditorium. Ero timoroso che quell’opera potesse in qualche modo alterare e distruggere il paesaggio e il territorio. Lì ho avuto la fortuna di poter avere il supporto di persone di grandissimo livello scientifico e culturale e, soprattutto, di amici. Uno su tutti, il compianto professor Cesare Stevan, che all’epoca era preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Un giorno, a Ravello, gli chiesi: «Cesare, mi dedichi mezz’ora? Ho qualche cruccio, qualche dubbio fortissimo». Dal terrazzo dell’Hotel Caruso, dove lui era un habitué, gli feci vedere l’area sulla quale si ipotizzava di realizzare un auditorium e gli chiesi: «Sto sbagliando? Questa è un’area rimasta incontaminata fino a qualche anno fa, oggi sotto gli occhi dei predatori. Andarci a mettere le mani potrebbe alterare qualcosa?». Lui fu illuminante nella sua risposta. Mi disse di no. Oggi vediamo il risultato.

«La politica è l’arte di fare del bene a una collettività»

Fontana: Sostieni la necessità di formare chi vuole amministrare. Perché in Italia si accetta che una persona possa candidarsi alla guida di un Comune senza conoscere il bilancio, gli appalti, l’urbanistica, il funzionamento degli uffici?

Amalfitano: Sono le contraddizioni di una società che vive di contraddizioni continue e frequenti. È stata un po’ la mia battaglia, perché purtroppo la società dell’apparire nella quale ci ritroviamo a vivere in questi anni è abbastanza diversa dalla società dell’essere. È nel contrasto fra apparire ed essere che si gioca il futuro.

Permettimi poi di dire che l’approccio alla gestione deve essere basato su tanta umiltà, nel senso che devi sapere che non sai tutto. Non voglio scomodare il «so di non sapere», ma ognuno dovrebbe affrontare qualsiasi cosa con l’umiltà di cogliere tutti i suggerimenti che gli vengono dati e soprattutto con la consapevolezza che dalle proprie decisioni e dalle proprie scelte possono derivare danni molto grandi, così come possono derivare fortune per il territorio.

Oggi è tutto veloce, rapido, e quindi ci si innamora più facilmente di un attore politico o di un grande chirurgo pensando che possa essere anche un grande politico. Tutto questo finisce anche per alimentare un’altra convinzione folle: che la politica sia un fatto negativo, che i politici siano tutti ladri o tutti disonesti. La politica, invece, è l’arte più nobile che possa esistere, l’arte di fare del bene a una collettività e di spendersi per una collettività. Non è gestione del potere, perché quella è un’altra cosa. Sono alcuni politici che devastano il mondo, non la politica.

Fontana: Quali conoscenze dovrebbe avere una persona prima di candidarsi a sindaco o di accettare anche un assessorato?

Amalfitano: Negli ultimi due anni ho usato spesso, forse anche troppo, una massima di Luigi Einaudi, contenuta nelle sue “Prediche inutili”: conoscere. Einaudi ci ha insegnato che se non conosci non puoi deliberare. Questo significa che, per affrontare una responsabilità e stare seduti su una poltrona di comando, devi conoscere le regole, devi conoscere le leggi e soprattutto devi avere le idee chiare sugli obiettivi. Se manca anche uno solo di questi elementi, il composto non si forma, la fusione non viene fuori e nascono gli obbrobri.

Prima Ravello e la formazione di una nuova classe dirigente

Fontana: Saresti favorevole a un percorso obbligatorio di formazione per sindaci, assessori e anche per i consiglieri comunali appena eletti?

Amalfitano: Sicuramente sì. D’altra parte è quello che sto facendo. È dal 1975 che ho avuto modo di conoscere il fenomeno della composizione delle liste elettorali. In un piccolo paese ci si conosce un po’ tutti e ho imparato come si formava una lista. La lista si costruiva con rappresentanti di ogni frazione. Se, per assurdo, in una frazione ci fossero stati soltanto incapaci totali, quella frazione avrebbe comunque dovuto esprimere qualcuno. Se in un’altra frazione tutta la popolazione fosse stata composta da premi Nobel, poco male: uno solo poteva entrare in lista, per questa sorta di rappresentanza obbligata.

C’era poi il peso del foglio di famiglia: più la famiglia era grossa, più avevi possibilità di fare strada in politica. Oggi tutto questo è aberrante, però continua in qualche modo a condizionare le scelte, insieme a questa frenesia di mettere su una compagine per vincere.

Io parto dal presupposto che bisognerebbe mettere su una compagine per amministrare, non per vincere. Perché, se vinci con una compagine che non è all’altezza, è un dramma che dura cinque anni, non un giorno o una notte. Nel mio caso questa convinzione non è passata, perché è proprio quello che sto facendo da due anni a questa parte, cercando di formare un po’ di persone. Poi ognuno di loro può fare la scelta che vuole, ma questo è un altro discorso.

Fontana: Da quale constatazione è nato il progetto Prima Ravello?

Amalfitano: Da una serie di valutazioni. Mi sono reso conto che già da qualche anno Ravello veniva posposto a parecchie altre cose. Ognuno ha qualcosa da anteporre, qualcuno addirittura più cose. In primis il dio denaro, l’interesse.

Un territorio ricchissimo finisce così per distribuire male la ricchezza e soprattutto per determinare scelte sbagliate. Una cosa si fa se il saldo economico è positivo e non si fa se il saldo economico è negativo. Nella gestione della cosa pubblica questo è un criterio assolutamente da evitare, perché alcune cose vanno fatte a prescindere, anche se ci si rimette, e altre non vanno fatte a prescindere, anche se si guadagnerebbero fior di quattrini.

Questo è l’elemento di base che mi ha portato a dire: proviamo a rimettere Ravello al primo posto. E quindi “Prima Ravello”, dove “Prima Ravello” non è un nome qualsiasi, ma un vero e proprio progetto. Poi il sogno è quello, attraverso Prima Ravello, di riportare Ravello prima, perché Ravello qualche posizione l’ha persa.

Fontana: Prima Ravello vuole formare nuovi politici, amministratori competenti oppure cittadini capaci di controllare e comprendere meglio chi governa?

Amalfitano: Entrambe le cose, anche perché è un gruppo abbastanza composito per età, cultura, titoli di studio, impegno lavorativo e quant’altro. Questo permette di formare a prescindere dalla scelta successiva.

Io ti formo. Poi, se resti un cittadino, sarai un cittadino più consapevole e contribuirai, a modo tuo, al benessere della collettività, perché imparerai quali sono le cose da evitare e soprattutto quali sono le cose da fare. Se le fa qualcun altro lo aiuterai; se qualcun altro non evita ciò che andrebbe evitato, arriverai anche a denunciarlo. Perché no? Il cittadino onesto fa anche questo. E non parlo necessariamente di denuncia alla Procura penale: denunciare significa anche portare all’evidenza pubblica un fatto. Il cittadino lo deve fare.

Pubblica Amministrazione, Amalfitano: «È un pachiderma difficile da cambiare»

Fontana: Cosa hai imparato attraverso l’esperienza nel Formez sullo stato reale della Pubblica Amministrazione italiana?

Amalfitano: Ho imparato tantissimo. Peraltro, l’esperienza al Formez è stata preceduta dalla mia esperienza al Ministero della Pubblica Amministrazione.

Sono entrato al Ministero come consigliere dell’allora ministro Renato Brunetta. Io, e non ero solo, ero in ottima compagnia, pensavamo di poter rivoluzionare il mondo, perché avevamo tante idee da mettere in campo. Poi siamo scesi sul campo e abbiamo incontrato questo pachiderma che è la Pubblica Amministrazione.

Lì ho realizzato sin dalle prime battute che l’opera era ardua. Non dico impossibile, perché comunque l’abbiamo avviata, ma ancora oggi di strada da fare ce n’è tanta. La Pubblica Amministrazione è un animale strano, nel quale è difficile trovare la testa e anche le gambe. Diventa quindi difficile intervenire per farlo correre o rallentare, modificarlo o eliminare qualcosa che non va bene.

Nei piccoli Comuni amministrare richiede ancora più competenze

Fontana: Quali discipline ritieni indispensabili nel percorso di formazione di un amministratore locale?

Amalfitano: Intanto dobbiamo differenziare l’amministratore locale in base al numero di abitanti. Fare il consigliere comunale a Roma è una cosa, farlo a Ravello è tutt’altra cosa. Anche quando le visioni, le leggi e le regole sono le stesse, in un piccolo Comune cambia tutto.

Quando sono stato coordinatore dei piccoli Comuni e mi confrontavo anche sui tavoli governativi con sindaci di grandi città, dicevo: «La differenza fra me e te sai qual è? Tu nella tua stanza hai una tastiera, ti giri, premi un pulsante e dalla tua porta entra un ingegnere, un avvocato, un architetto, un informatico, perché li hai dietro quella porta. Io non ho neanche la tastiera nella mia camera».

Quindi devi sapere di volta in volta chi può darti una mano. Questo è un grosso limite. Perciò la formazione è molto più importante per i piccoli Comuni che non per i grandi. Nei grandi Comuni entrano poi in ballo altre logiche e altre dinamiche: anche lì devi essere formato, ma non sono le stesse.

Giovani e politica: «Senza una rotta non esistono venti favorevoli»

Fontana: I giovani sono veramente lontani dalla politica oppure rifiutano le forme tradizionali attraverso le quali la politica continua a presentarsi?

Amalfitano: I giovani sono una forza della natura e nel mondo è sempre stato così. Il futuro è loro. In questo momento, però, molti giovani non se ne rendono conto, non hanno questa consapevolezza, perché ci sono quelli che io chiamo i “distrattori”, che li tengono lontani. Spesso poi si inventano degli alibi per non fare, per non cimentarsi, e questo non è un bene.

In alcuni territori la cosa è ancora più grave. In un territorio come la Costiera Amalfitana, attraverso il quale passa il mondo, quasi mai scatta, tranne rarissime eccezioni, l’effetto emulativo.

Passa il grande attore, si ferma, parla, discute, fa magari qualche performance, e in genere dovrebbe scattare una molla in qualche giovane che dice: «Mi piace, voglio farlo anch’io». Stranamente in Costiera Amalfitana questo non succede.

Sto scrivendo un libro su una figura particolare di Ravello, Luigi Cicalese, un personaggio che potrebbe tranquillamente alimentare un film o una serie televisiva. È un personaggio straordinario. Oggi di potenziali Luigi Cicalese in giro ne vedo parecchi, ma di concreti non ne vedo.

Fontana: Quale qualità cerchi in un giovane che manifesta il desiderio di impegnarsi nella vita pubblica?

Amalfitano: La voglia di fare. Se c’è voglia di fare puoi intervenire, puoi plasmare, modellare, contribuire a far crescere. Se non c’è voglia di fare, anche se esistono potenzialità enormi, perdi tempo.

Sono stato per qualche anno docente a contratto all’università. Scoprire che un giovane, alla vigilia della discussione della tesi di laurea, ancora non ha deciso cosa fare dopo è avvilente.

Io dico sempre ai giovani: dovete avere un obiettivo nella vita. Poi lo cambiate strada facendo, ma almeno avete la possibilità di verificare se vi piace, se non vi piace, se è quello che pensavate, se è opportuno o se c’è qualcosa di meglio. Se non avete un obiettivo, non è vita.

La mia metafora di vita, che mi ha sempre guidato, recita: non ci sono venti favorevoli per una nave senza rotta.

Ravello perde abitanti: case, servizi e qualità della vita diventano decisivi

Fontana: Oggi qual è il problema più urgente che Ravello dovrebbe affrontare come paese abitato, prima ancora che come destinazione turistica?

Amalfitano: Il problema più urgente è organizzare il progetto, il progetto sul quale dovrebbe convergere tutta l’azione amministrativa. Per usare termini informatici, non è un progetto di hardware, ma di software.

Qui la cosa è più complicata di quello che appare, perché la contraddizione più frequente che incontro è quella fra il percepito e il reale. Oggi quello che percepiamo lo facciamo diventare realtà. Ravello non se lo può permettere.

Fontana: Ravello rischia lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione. Quali condizioni concrete servono per convincere soprattutto un giovane a restare oppure a tornare?

Amalfitano: Non c’è la bacchetta magica. Una cosa che ho imparato nella mia pluriennale esperienza di amministratore è che cambiare una struttura è facile. Cambiare culturalmente è quasi impossibile, perché ci spostiamo dal materiale all’immateriale.

Se perdiamo un pezzo di identità culturale non lo ricostruisci neanche con tutti i big data del mondo. Parlo di identità culturale riferendomi alla lingua, alla moda, all’abbigliamento, al modo di vivere, alle arti, ai costumi.

Ravello deve ritornare anche a questo per poter tornare a essere vivibile, perché lo spopolamento c’è. È un territorio ricco, eppure negli ultimi dieci-quindici anni abbiamo perso circa duecento abitanti. È un fenomeno che sta attraversando tutta la Costiera Amalfitana.

La Costiera ha costruito la sua fortuna perché era un mosaico: un quadro bellissimo fatto di tasselli, e ogni tassello aveva un suo pregio e un suo valore, ma era diverso da quello a fianco. Oggi stiamo invece andando verso la globalizzazione e l’omogeneizzazione. Nel caso della Costiera Amalfitana significa comportarsi come se si decidesse di chiudere uno dei pozzi petroliferi più prolifici al mondo.

Traffico in Costiera Amalfitana: «Serve conoscere il limite antropico»

Fontana: La mobilità rappresenta uno dei problemi più grandi della Costiera Amalfitana. Quali interventi consideri realistici per ridurre traffico, difficoltà di accesso e pressione automobilistica?

Amalfitano: Ingolfarla ancora di più. Perché non serve renderla più scorrevole. La Costiera Amalfitana non è un posto di passaggio, è un posto di arrivo. Chi ci arriva vuole e deve potersi muovere all’interno della Costiera.

Io immagino provocatoriamente di ingolfarla totalmente perché possa collassare e ripartire da zero, non potendo intervenire con filtri magici e con limitazioni difficilmente gestibili, dalle targhe alterne fino a qualche follia ancora più grossa come la prenotazione.

È il territorio che deve autoregolamentarsi. Mio nonno era maresciallo della Forestale e negli anni Venti-Trenta aveva fatto realizzare uno studio sul carico di bovini, caprini e ovini della Costiera Amalfitana, perché si era reso conto che il suolo amalfitano non poteva sostenere più di un certo numero di capi.

Uno studio sul carico limite antropico, invece, nessuno si è mai permesso di farlo, nessuno si sogna di farlo e nessuno ne avverte la necessità. Andrebbe fatto. Peraltro il carico antropico dovrebbe essere soprattutto stanziale, non di transito.

Turismo, ricchezza e residenti: quanto resta davvero a Ravello?

Fontana: Ravello richiama visitatori per la musica, l’architettura, i giardini, la propria storia culturale. Quanto di questa ricchezza entra veramente nella vita quotidiana dei ravellesi?

Amalfitano: Probabilmente troppa, purtroppo, rispetto a quello che dovrebbe generare il fenomeno turistico. Abbiamo un carovita abbastanza pronunciato, anche perché non è propriamente economico visitare la Costiera Amalfitana, soggiornarci e fare turismo.

È troppo quello che i visitatori lasciano sotto forma di conseguenze sul costo della vita e poco perché la distribuzione della ricchezza non avviene correttamente. Finisce per concentrarsi in alcune tasche e sicuramente poco in altre, che poi sono quelle di chi qui vive, abita e dorme.

Tutto quello che ho detto di fare, di voler fare o di dover fare è possibile a una sola condizione: che non sia una persona a volerlo, ma che sia tutto il territorio, o almeno la gran parte del territorio, a volerlo.

I segnali ci sono. Oggi ci sono famiglie che non riescono a trovare un’abitazione e famiglie che hanno difficoltà a crescere i bambini perché i servizi sono abbastanza carenti. Abbiamo addirittura carenza di pediatri in Costiera Amalfitana. È una follia, eppure è così.

Lo stesso avviene con i medici di base. Abbiamo carenze in un posto nel quale, teoricamente, tutti dovrebbero sgomitare per venire, ma non vengono perché non possono viverci.

È un problema per i Carabinieri, per i docenti, per la manodopera e per tutti coloro che dovrebbero garantire servizi essenziali sul territorio.

Eventi e Fondazione Ravello: il nodo delle ricadute economiche

Fontana: Alcune attività di Ravello, anche legate all’accoglienza, sostengono che in occasione degli eventi della Fondazione Ravello non vi siano evidenti ricadute positive sulle loro attività. Se è così, perché?

Amalfitano: Per quello che dicevo prima: la ricaduta non è distribuita in modo equo. E le ricadute, laddove ci sono, perché esistono anche cose senza ricaduta, finiscono addirittura per alimentare alcune perversioni che danneggiano il territorio.

Un esempio banale: molti matrimoni hanno la fissazione dei fuochi pirotecnici in un posto come Ravello, famoso nel mondo per la serenità, per l’ambiente. Alla fine del matrimonio devono aggiungere lo spettacolo pirotecnico. È diventato una piaga della Costiera.

Fonatna: Una parte delle risorse generate dai monumenti e dalle manifestazioni dovrebbe essere destinata in maniera riconoscibile ai servizi per i residenti?

Amalfitano: Non lo dico io, lo dice la legge. E dove non c’è una legge scritta, lo dice la legge morale. Ma non succede.

La tassa di soggiorno pagata dai turisti cumula una cifra importante per un piccolo Comune e serve invece a fronteggiare la quotidianità e le spese ordinarie. Quella è una risorsa che andrebbe investita quasi totalmente nello straordinario.

Potrei fare altri esempi. Evito per una forma di garbo e di cortesia nei confronti di un’istituzione che io ho creato, la Fondazione Ravello. Ma qui preferisco tacere, perché la questione è più complessa ed è anche più grave.

Villa Rufolo, sei milioni investiti e quattro chili di chiodi rimossi dal chiostro

Fontana: Hai diretto Villa Rufolo fino al 2018. In quali condizioni hai trovato il complesso e quali sono state le trasformazioni più importanti?

Amalfitano: Ho trovato un complesso abbastanza sgangherato dal punto di vista fisico, con una serie di lacune importanti. In quel complesso ho reinvestito gran parte dei fondi della biglietteria, non per finanziare e pagare eventi o pseudo-eventi, ma nella ristrutturazione e nella manutenzione del bene.

In poco più di un decennio abbiamo speso circa sei milioni di euro per la sola ristrutturazione edilizia. Villa Rufolo oggi è uno dei pochi monumenti medievali italiani completamente climatizzati. Abbiamo riportato alla luce parti che non erano fruibili.

E poi abbiamo introdotto delle regole. Quando arrivai a Villa Rufolo, la prima volta da direttore chiesi le chiavi e scoprii che c’erano almeno otto soggetti giuridici che le possedevano.

Successivamente le chiavi le teneva soltanto il custode di Villa Rufolo, per aprire a tutti.

Racconto sempre un episodio che la dice lunga. Quando diventai direttore, uno dei primissimi interventi che feci nel chiostro di Villa Rufolo fu togliere i chiodi dalle pareti. Li feci pesare. Togliemmo circa quattro chili di chiodi.

Fonatna: Che cosa rappresentavano quei chiodi?

Amalfitano: Erano il risultato delle mostre che si erano succedute. L’ultimo arrivava e metteva il proprio chiodo. Poi toglieva il quadro e lasciava il chiodo, insieme ai fili che dovevano passare da una parte all’altra. Significava disordine, pressappochismo, qualunquismo. E stiamo parlando di un chiostro medievale. Questo accadeva nel 2007.

Lord Neville Reid e quella responsabilità sociale praticata nell’Ottocento

Fontana: Villa Rufolo è conosciuta soprattutto per i giardini e per il rapporto con Wagner. Quali parti della sua storia restano ancora poco note?

Amalfitano: Sto lavorando a un libro documentato che riguarda soprattutto la storia recente, dagli anni Cinquanta in poi. Ci sono fatti importanti, anche gravi, che ho tirato fuori da un archivio che praticamente non esisteva.

Prima degli anni Cinquanta ho invece incontrato cose straordinarie. Il primo proprietario moderno fu Lord Francis Neville Reid, che comprò Villa Rufolo nel 1851 e acquistò di fatto quasi un rudere.

Neville Reid è stato uno dei personaggi più importanti che Ravello abbia avuto la fortuna di incontrare. Per ristrutturare Villa Rufolo e il parco chiamò al suo fianco Michele Ruggiero, uno dei grandi protagonisti degli scavi di Pompei.

Neville Reid praticava concretamente quella che oggi viene chiamata responsabilità sociale. In una lettera indirizzata a Luigi Cicalese scrive di un inserviente malato e spiega che non avrebbe mai smesso di pagargli lo stipendio e le medicine.

Scopri così che nell’Ottocento un signore inglese pagava le medicine e le cure a un inserviente. Il welfare in Italia ancora non esisteva.

Auditorium di Ravello: «Deve diventare davvero un bene dei ravellesi»

Fontana: Oggi quali funzioni dovrebbe svolgere l’Auditorium?

Amalfitano: La prima funzione che l’Auditorium dovrebbe svolgere è quella di farsi sentire dai ravellesi come un bene loro. Qui è stato commesso un errore, al quale anch’io ho dato un contributo notevole, e bisogna riconoscerlo. L’Auditorium, sin dal primo minuto, è stato visto come un corpo estraneo, come qualcosa destinato ad altri.

Deve invece cominciare a essere il bene dei ravellesi.

Su questo abbiamo fatto un esperimento molto interessante. L’anno scorso, con il gruppo di formazione che stiamo portando avanti, abbiamo organizzato un convegno interamente dedicato all’Auditorium, realizzato online.

Ho scritto una relazione introduttiva e l’ho pubblicata. Su quella relazione abbiamo avuto trentadue interventi, tutti scritti, che sono stati successivamente esaminati, valutati e discussi. Ne abbiamo ricavato una sintesi e una relazione conclusiva molto corposa e interessante, che abbiamo provveduto a mandare anche all’Amministrazione comunale.

Le prime notizie che ho avuto sono state che la mail arrivata al Comune non era stata neppure protocollata.

Gore Vidal e Domenico De Masi, due rapporti profondamente diversi con Ravello

Fontana: Gore Vidal e Domenico De Masi. Dacci, in breve, il profumo e il valore di queste due figure.

Amalfitano: Due figure profondamente diverse. Gore Vidal è venuto a Ravello per prendere. Domenico De Masi è venuto a Ravello per dare. Poi, alla fine, Gore Vidal ha dato anche lui a Ravello e De Masi ha preso molto da Ravello. Ma è l’input di partenza a essere profondamente diverso.

Me lo disse direttamente Gore Vidal diverse volte. Mi ha sempre detto, parlando brutalmente: «Io sono venuto a Ravello per non essere rotto le scatole».

De Masi, invece, è venuto a Ravello perché voleva dare. Voleva dare a questo territorio e ha dato tantissimo. Ha preso, certo, non in termini economici ma culturali e di arricchimento del proprio sapere, però ha dato enormemente.

Io sono profondamente riconoscente a entrambe queste persone, anche se il mio rapporto con Gore Vidal è stato molto più formale. Quello con Mimmo De Masi è stato molto più intimo, e di questo non mi stancherò mai di ringraziarlo.

Se tornasse sindaco: «La prima cosa che farei sarebbe chiedere aiuto»

Fontana: Se oggi tornassi sindaco, quale sarebbe il primo provvedimento che adotteresti?

Amalfitano: Una richiesta ufficiale di aiuto.

Quando divenni sindaco, uno dei primi lavori pubblici che realizzai fu una balaustra di legno lungo la stradina comunale che conduceva alla casa di Gore Vidal.

Quando mi sedetti per la prima volta sulla sedia di sindaco, la prima telefonata che feci da sindaco di Ravello fu proprio a Gore Vidal. Gli dissi: «Chiamo te per salutarti a nome di tutti gli ospiti importanti di Ravello».

Poi gli dissi che il lunedì mattina sarebbero arrivati gli operai per mettere una balaustra di legno lungo la stradina che portava a casa sua.

La risposta di Vidal fu una vera “vidalata”: «Così potrò bere di più».

Era il suo modo di dirmi grazie.

Quando diventai sindaco costituii anche una sorta di comitato che chiamai “Amici di Ravello”. Pensai di riunire persone straordinarie per farmi dare indicazioni, suggerimenti e conoscere la loro visione di Ravello.

Ovviamente invitai Gore Vidal. Arrivò, mi portò un suo libro con una dedica e disse: «Questo è il mio contributo per Ravello. Ciao». E se ne andò.

Fortunatamente gli altri rimasero. E, naturalmente, c’era anche Domenico De Masi.

Il futuro di Ravello e il rischio di perdere definitivamente il proprio Dna

Fontana: Quale errore Ravello non può permettersi di commettere nei prossimi dieci anni?

Amalfitano: Nei prossimi dieci anni non può permettersi di dimenticare ulteriormente quella che è la sua storia e quello che è il suo Dna. La storia, in qualche modo, non la perdiamo, perché la troviamo anche scritta in molti libri. Il Dna, invece, si modifica. E non possiamo permetterci il lusso di modificarlo ulteriormente rispetto a quanto è già stato modificato

 
CATEGORIA

Interviste

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista