Bollo auto abolito, ma per chi? La rivoluzione annunciata dal Governo lascia fuori milioni di italiani

Bollo auto abolito nel 2027 per le vetture fino a 80 kW: quanti italiani ne beneficeranno davvero e perché non è una rivoluzione fiscale
Di Luigi Sette
Traffico a Roma, Piazzale Ostiense

Dal 2027 l’esenzione riguarderà una sola vettura assicurata, con potenza non superiore a 80 kilowatt. Il Governo indica una platea di 13,2 milioni di automobili, ma il dato non coincide né con il numero dei cittadini beneficiari né con il 70 per cento dell’intero parco circolante. Senza criteri legati al reddito, inoltre, il vantaggio non raggiungerà necessariamente chi ha maggiore bisogno di sostegno.

Il Governo Meloni ha presentato l’esenzione dal bollo auto come la cancellazione di una delle tasse più odiate dagli italiani. L’annuncio ha certamente una forza politica immediata, perché riguarda un tributo pagato ogni anno anche da chi utilizza l’automobile per raggiungere il posto di lavoro e non dispone di un’alternativa credibile. Dietro la parola “abolizione”, tuttavia, si trova un provvedimento molto più circoscritto: almeno nel testo annunciato, lo sconto vale per il solo 2027, interessa una sola vettura per cittadino e si ferma a una potenza massima di 80 kilowatt.

Ottanta kilowatt corrispondono a circa 109 cavalli, perciò il beneficio comprende diverse utilitarie e alcune automobili compatte normalmente utilizzate dalle famiglie. La platea non è dunque insignificante, ma neppure può essere descritta senza ulteriori spiegazioni come la quasi totalità degli automobilisti italiani.

Tredici milioni di auto non significano tredici milioni di cittadini

La stima comunicata dal Governo parla di oltre 13,2 milioni di autovetture, alle quali si aggiungerebbero circa 1,1 milioni di motocicli e ciclomotori, per un totale vicino a 14,5 milioni di veicoli. Sono numeri consistenti, ma vanno letti con attenzione. In Italia circolano più di 41 milioni di autovetture: rapportando i 13,2 milioni all’intero parco, la quota si colloca attorno a un terzo, non al 70 per cento.

L’affermazione secondo cui il provvedimento comprenderebbe oltre il 70 per cento delle auto di piccola e media potenza può derivare da un perimetro statistico più ristretto, dal quale vengono esclususe determinate categorie di veicoli o posizioni già agevolate. Proprio questo è il punto che il Governo dovrebbe chiarire, indicando pubblicamente il metodo utilizzato per costruire la stima. Una misura fiscale da oltre due miliardi di euro non può essere valutata attraverso una percentuale priva di un denominatore chiaramente riconoscibile.

Neppure è corretto trasformare automaticamente il numero delle vetture in quello dei beneficiari. L’esenzione riguarda una sola automobile per persona e, in presenza di più mezzi agevolabili, viene applicata a quello con la potenza più bassa e, a parità di potenza, a quello per il quale sarebbe dovuto il bollo meno elevato. Bisogna inoltre considerare le automobili già esenti in base alle normative regionali, le posizioni non in regola con l’assicurazione e i cittadini che possiedono più veicoli sotto la soglia. Il numero reale delle persone che risparmieranno resta quindi inferiore a quello dei mezzi potenzialmente coinvolti.

Il limite degli 80 kilowatt divide situazioni economiche molto diverse

La questione principale, però, non riguarda soltanto la quantità. Una politica fiscale destinata a sostenere il ceto medio dovrebbe partire dal reddito, dalla composizione familiare e dalla necessità effettiva di utilizzare l’automobile. Il limite della potenza, da solo, non permette di distinguere queste condizioni.

Un professionista con un reddito elevato e una piccola vettura da città potrà ottenere l’esenzione. Un lavoratore dipendente che percorre decine di chilometri ogni giorno, magari con una station wagon o un Suv compatto da 85 o 90 kilowatt acquistato usato per accompagnare i figli e raggiungere il lavoro, continuerà invece a pagare. La differenza non nasce dalla capacità economica, ma da pochi kilowatt riportati sul libretto di circolazione.

Molte automobili familiari diffuse negli ultimi anni superano, anche di poco, gli 80 kilowatt. Il problema riguarda modelli di categoria media, non necessariamente vetture di lusso. Potenza, valore commerciale e reddito del proprietario non procedono insieme: un’automobile vecchia da 110 o 120 cavalli può valere meno di una piccola vettura nuova che rientra nell’esenzione. Il criterio adottato finisce così per premiare o escludere situazioni economiche simili attraverso una soglia meccanica.

Un risparmio utile, ma concentrato sulle auto che pagano meno

Esiste anche un paradosso economico. Il bollo viene calcolato principalmente in base alla potenza, quindi le vetture fino a 80 kilowatt sono proprio quelle sulle quali grava generalmente un’imposta più contenuta. Nel Lazio, per un’automobile recente da 80 kilowatt, il risparmio può aggirarsi indicativamente poco sopra i 200 euro l’anno, con differenze legate alla classe ambientale e alle tariffe regionali. Una vettura appena oltre la soglia continuerà a pagare l’intero importo.

Il provvedimento offre dunque un aiuto concreto a una parte delle famiglie, ma costruisce un brusco confine tra contribuenti molto simili. Non prevede una riduzione graduale, non considera l’Isee e non riconosce un trattamento specifico ai pendolari, ai nuclei con figli, ai residenti nelle aree interne o ai lavoratori che non possono contare sul trasporto pubblico.

L’abolizione strutturale, per ora, dura un anno

Il Governo ha parlato di intervento strutturale, mentre la disciplina resa nota prevede l’esenzione per i versamenti in scadenza dal primo gennaio al 31 dicembre 2027. L’intenzione dichiarata è rendere stabile la cancellazione, ma la permanenza della misura dipenderà dalle coperture delle future leggi di bilancio. Il costo stimato supera i 2,3 miliardi di euro e non si tratta quindi di un impegno marginale per i conti pubblici.

Definire già oggi “abolita” la tassa rischia di anticipare una certezza che ancora non esiste. Per il momento siamo davanti a un’esenzione annuale, delimitata dalla potenza del veicolo e priva di un criterio reddituale. Una vera riforma dovrebbe stabilire con chiarezza chi si intende sostenere, rendere verificabile la platea e assicurare risorse durature.

L’eliminazione del bollo per alcune automobili resta una buona notizia per chi rientrerà nel limite, ma non rappresenta ancora quella rivoluzione fiscale raccontata negli annunci. Una rivoluzione dovrebbe raggiungere in modo coerente il lavoratore che ogni mattina accende l’auto perché non dispone di autobus o treni adeguati. Con la soglia rigida degli 80 kilowatt, invece, potrà essere escluso per pochi cavalli in più, indipendentemente dal reddito, dal valore reale della vettura e dall’uso che ne fa.

Nostro approfondimento sugli archivi ACI

Il confronto con gli archivi ACI ridimensiona la portata dell’annuncio. Alla fine del 2025 in Italia risultavano circa 41,7 milioni di autovetture circolanti, mentre quelle indicate dal Governo come potenzialmente esenti sono 13,2 milioni. La quota corrisponde a circa il 31,7 per cento del parco nazionale, poco meno di un’automobile su tre. Il 70 per cento richiamato nella presentazione del provvedimento sembra dunque riferirsi a un insieme più ristretto di vetture, la cui composizione non è stata ancora illustrata in modo dettagliato. Neppure i 13,2 milioni possono essere considerati altrettanti beneficiari, poiché l’esenzione sarà riconosciuta a un solo mezzo per cittadino e soltanto in presenza di una copertura assicurativa regolare. Per conoscere la platea effettiva servirebbe un’estrazione specifica dagli archivi del PRA, incrociando potenza, alimentazione, proprietario ed esenzioni già esistenti.

 
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