Frosinone, latitante dal 2018 fermato con tre documenti falsi: arrestato dalla Polizia Stradale

Frosinone, cittadino albanese ricercato dal 2018 arrestato dalla Polizia Stradale: aveva documenti sloveni e italiani falsi
Di Lina Gelsi
Polizia, volante periferia

Era ricercato dal 2018 e, per sottrarsi al provvedimento di carcerazione che pendeva nei suoi confronti, avrebbe utilizzato nel tempo diverse false identità. La latitanza di un cittadino albanese è terminata nel Frusinate, dove gli agenti della Sottosezione Polizia Stradale di Cassino lo hanno individuato nel corso di un controllo su strada. A far emergere la sua reale identità è stato un approfondito esame dei documenti mostrati dall’uomo, apparentemente autentici ma risultati falsi dopo le verifiche tecniche.

Il controllo sulla Opel Meriva e i primi sospetti degli agenti

L’uomo si trovava alla guida di una Opel Meriva quando è stato fermato dagli agenti. Si esprimeva perfettamente in italiano e ha consegnato una patente di guida e una carta d’identità apparentemente rilasciate dalle autorità slovene.

Entrambi i documenti erano intestati a un cittadino sloveno che, in base alle dichiarazioni rese durante il controllo, sarebbe stato residente nella provincia di Macerata.

Le carte presentavano una fattura particolarmente accurata e, a un primo esame, avrebbero potuto apparire regolari. Alcuni elementi hanno tuttavia insospettito i poliziotti, che hanno deciso di accompagnare il conducente negli uffici della Sottosezione della Polizia Stradale di Cassino per effettuare verifiche più approfondite.

La scelta si è rivelata decisiva.

I documenti sloveni erano falsi: mancavano gli elementi di sicurezza

L’analisi tecnica della patente e della carta d’identità slovena ha evidenziato alcune anomalie incompatibili con documenti autentici. In particolare, sono risultate assenti le micro-scritture e altri fondamentali elementi di sicurezza previsti per questo tipo di documentazione.

Gli accertamenti sono quindi proseguiti con una perquisizione personale e del veicolo.

Nel portafogli dell’uomo gli agenti hanno trovato un altro documento: una carta d’identità italiana che appariva emessa dal Comune indicato come luogo di residenza. Anche in questo caso, però, il documento era privo dei necessari requisiti di sicurezza.

Un particolare ha immediatamente rafforzato i sospetti: sulla carta d’identità italiana compariva la stessa fotografia utilizzata nei documenti sloveni, pur trattandosi di identità anagrafiche differenti.

Dagli accertamenti emerge la vera identità: era ricercato dal 2018

Solo attraverso ulteriori verifiche tecniche gli investigatori sono riusciti a risalire alla vera identità del conducente.

Dietro quella successione di documenti e generalità fittizie c’era un cittadino di nazionalità albanese destinatario di un ordine di esecuzione per la carcerazione risalente al 2018.

Il controllo effettuato nel Frusinate ha quindi messo fine a una latitanza durata diversi anni e costruita, secondo quanto emerso fino a questo momento, anche attraverso l’impiego di documentazione falsa particolarmente sofisticata.

Al termine degli accertamenti l’uomo è stato denunciato all’Autorità giudiziaria per falsità materiale, possesso e uso di documenti falsi validi per l’espatrio e false dichiarazioni a pubblico ufficiale.

Contestualmente è stato arrestato e condotto in carcere in esecuzione del provvedimento già pendente nei suoi confronti. Dovrà espiare una pena di 2 anni e 2 mesi di reclusione.

Ora si indaga sulla rete di appoggi utilizzata durante la latitanza

L’arresto non chiude però gli accertamenti. Le indagini stanno proseguendo per comprendere come l’uomo sia riuscito a sottrarsi per anni al provvedimento di carcerazione e, soprattutto, per ricostruire eventuali contatti e appoggi che potrebbero avergli consentito di vivere e spostarsi utilizzando identità differenti.

Uno degli aspetti centrali riguarda proprio la provenienza dei documenti falsi trovati in suo possesso. Gli investigatori dovranno stabilire chi li abbia realizzati o forniti e se esista una struttura organizzata in grado di produrre documentazione contraffatta con caratteristiche tali da rendere difficile un riconoscimento immediato della falsificazione.

Saranno inoltre approfonditi gli spostamenti compiuti dall’uomo negli anni trascorsi dall’emissione dell’ordine di carcerazione del 2018 fino al controllo effettuato dagli agenti della Polizia Stradale.

Gli accertamenti dovranno chiarire anche se, durante questo lungo periodo, siano stati commessi ulteriori illeciti utilizzando le diverse identità individuate.

 
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