Una visita in una struttura privata accreditata, la necessità di un esame o di un’altra prestazione specialistica e poi il ritorno dal medico di famiglia soltanto per ottenere la prescrizione necessaria. È uno dei passaggi burocratici che la Regione Lazio vuole provare a eliminare. Con la deliberazione della Giunta regionale n. 629 del 30 luglio 2026 è stato infatti approvato un progetto pilota che consentirà, per sei mesi, ad alcuni medici dipendenti delle strutture private accreditate e contrattualizzate con il Servizio sanitario regionale di effettuare direttamente prescrizioni a carico del Servizio sanitario nazionale.
La novità può incidere concretamente sulla vita quotidiana dei pazienti perché punta a rendere più lineare il percorso successivo a una visita specialistica. Finora, in numerose situazioni, il cittadino visitato in una struttura privata accreditata poteva ricevere l’indicazione di effettuare un esame o seguire una determinata terapia, ma doveva poi rivolgersi al medico di medicina generale o a un altro prescrittore abilitato per ottenere la ricetta del Servizio sanitario nazionale. Con la sperimentazione regionale, almeno nei percorsi che saranno autorizzati, questo passaggio potrà essere evitato.
Chi potrà prescrivere visite, esami e farmaci
Il progetto non significa però che da oggi qualsiasi medico operante in una clinica privata del Lazio possa compilare ricette a carico del Servizio sanitario regionale. La sperimentazione interessa le strutture private accreditate e contrattualizzate che decideranno volontariamente di aderire e che saranno autorizzate secondo le modalità previste dalla Regione. Le strutture interessate dovranno presentare una richiesta alla Direzione regionale competente e informare la Asl di riferimento.
Saranno poi le Asl a individuare i servizi coinvolti e, per quanto riguarda i medicinali, le eventuali terapie che potranno essere prescritte nell’ambito degli specifici percorsi assistenziali. Non si tratta quindi di un’estensione indiscriminata del ricettario del Servizio sanitario nazionale all’intero settore privato, ma di una sperimentazione regolata e circoscritta.
Gli specialisti autorizzati potranno prescrivere prestazioni specialistiche ambulatoriali e, nei casi previsti, i farmaci conseguenti alla visita, evitando al paziente di dover ricorrere successivamente al proprio medico di famiglia esclusivamente per ottenere una prescrizione già indicata dallo specialista.
Perché la Regione Lazio introduce la sperimentazione
Il punto più interessante riguarda la continuità dell’assistenza. Nel sistema sanitario convivono strutture pubbliche e strutture private accreditate che operano per conto del Servizio sanitario regionale. Il paziente, però, può ancora trovarsi costretto a spostarsi da un professionista all’altro per completare formalmente un percorso diagnostico già definito durante una visita.
La possibilità di prescrivere direttamente l’accertamento successivo dovrebbe ridurre questi passaggi, semplificare la presa in carico e permettere al medico specialista di seguire con maggiore continuità il percorso del paziente. La Regione collega inoltre il progetto alla gestione delle liste di attesa e all’utilizzo più appropriato delle risorse sanitarie.
Il vantaggio potenziale riguarda anche i medici di medicina generale, che molto spesso si trovano a trasformare in prescrizioni del Servizio sanitario nazionale indicazioni formulate da altri specialisti. Una parte di queste attività amministrative potrebbe diminuire, lasciando al medico di famiglia maggior tempo per l’attività clinica e per il controllo complessivo dei propri assistiti.
Una sperimentazione di sei mesi prima della decisione definitiva
La durata prevista è di sei mesi. Proprio il carattere sperimentale della misura sarà determinante: al termine del periodo la Regione potrà verificare il numero delle strutture aderenti, le prescrizioni effettuate, l’impatto sull’organizzazione dei servizi e gli eventuali effetti sulla continuità delle cure e sui tempi di accesso alle prestazioni.
Un aspetto decisivo sarà il sistema dei controlli. Allargare la platea dei prescrittori significa infatti rendere più semplice il percorso del cittadino, ma richiede contemporaneamente strumenti capaci di verificare l’appropriatezza delle prescrizioni e la sostenibilità della spesa. Il progetto prevede quindi un accesso regolato e un tracciamento delle attività, proprio perché la prescrizione rimane effettuata nell’ambito del Servizio sanitario regionale e produce conseguenze sia cliniche sia economiche.
Se il modello funzionerà, il cambiamento potrebbe diventare stabile e modificare in modo significativo il rapporto fra sanità pubblica e strutture private accreditate nel Lazio. Per i cittadini, tuttavia, la questione essenziale è molto più concreta: dopo una visita specialistica autorizzata, poter uscire dalla struttura con la prescrizione necessaria senza dover fissare un ulteriore appuntamento soltanto per ottenere una ricetta.
