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40enne denuncia: “Mio figlio morto durante il parto, lasciata 3 ore in attesa”

Quando i medici sono intervenuti era ormai troppo tardi. "L'utero si è rotto", "c'è un'emorragia", le parole che la donna sente mentre era ancora cosciente
Di Lina Gelsi
Ospedale Policlinico Casilino
Ospedale Policlinico Casilino

Nella notte tra il 24 e il 25 luglio, una donna di 40 anni, si è recata al Policlinico Casilino in preda a forti dolori. Era pronta a dare alla luce il suo bambino, ma mai avrebbe immaginato il tragico epilogo. Dopo essere stata fatta accomodare su una sedia a rotelle, ha trascorso tre ore e mezzo di agonia prima che venisse deciso l’intervento d’urgenza. Durante quelle ore interminabili nel corridoio dell’ospedale di Roma, la donna sentiva che qualcosa non andava.

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Un’attesa interminabile

Quando finalmente i medici hanno deciso di intervenire, era ormai troppo tardi. “L’utero si è rotto”, “c’è un’emorragia”, furono alcune delle parole che la donna ricorda di aver sentito mentre era ancora cosciente durante l’operazione. Quella notte stessa, alla giovane madre fu comunicato che suo figlio non ce l’aveva fatta. Un dolore indescrivibile che ora cerca giustizia nelle aule dei tribunali.

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L’inchiesta della Procura

L’indagine aperta dalla Procura mira a capire se le ore passate tra l’arrivo al pronto soccorso e l’ingresso in sala operatoria abbiano avuto un ruolo nella tragica morte del neonato. La denuncia della donna ha già portato al blocco dell’autopsia decisa dal nosocomio e al trasferimento del corpo del piccolo al policlinico di Tor Vergata per ulteriori esami.

Le dichiarazioni di Corina

“È stata un’agonia”, ripete con voce spezzata. Accompagnata dall’avvocato Luigi Annunziata, vuole sapere la verità su quanto accaduto quella notte maledetta. Dal racconto emerge che la gravidanza era stata considerata a rischio fin da subito e monitorata presso lo stesso ospedale dove poi si è consumato il dramma.

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Speranze di chiarezza

La mattina del 28 luglio, quando il marito è tornato dalla Romania per raggiungere la moglie e vedere insieme il corpo del loro bambino, hanno dovuto affrontare un ulteriore ostacolo: la notizia che il piccolo sarebbe stato trasferito per l’autopsia senza il loro consenso. Questo ha spinto la donna a fare tutto ciò che era in suo potere per fermare la procedura e chiedere giustizia.

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Cronaca

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