Mario Tozzi non sembra affatto sorpreso. La notizia che il riscaldamento globale supererà la soglia di 1,5°C fissata dall’Accordo di Parigi viene accolta dal geologo e divulgatore con un sarcasmo che punta direttamente alle politiche energetiche degli ultimi anni: «Annuncio sorprendente: la temperatura crescerà di oltre 1,5°C nel prossimo futuro. Ma dai? A guardare gli investimenti di Oil&Gas e carbone, lo avremmo potuto prevedere. E infatti lo avevamo detto». Il riferimento è al nuovo rapporto dell’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, pubblicato il 2 settembre 2026, che considera ormai il superamento della soglia di 1,5°C molto probabile nei prossimi anni.
Il nuovo rapporto UNEP: anche nello scenario migliore si arriva a +1,8°C
Il documento si intitola Limiting Overshoot – Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return e affronta un cambiamento sostanziale nella strategia climatica mondiale. Non si ragiona più soltanto su come evitare di oltrepassare 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, ma su come limitare il più possibile l’entità e la durata del superamento, raggiungere un picco e successivamente far scendere di nuovo la temperatura globale.
Il dato più rilevante è netto: perfino lo scenario più favorevole esaminato dall’UNEP porta a un picco di circa +1,8°C, mentre altri scenari indicano un riscaldamento superiore ai 2°C. Ogni ulteriore frazione di grado, avverte il rapporto, aumenta i rischi per salute, disponibilità di acqua, produzione alimentare, ecosistemi, città, infrastrutture ed economie. A crescere è anche la probabilità di oltrepassare punti di non ritorno riguardanti le grandi calotte glaciali, l’Amazzonia e importanti sistemi di circolazione oceanica.
È precisamente su questo quadro che Tozzi costruisce il suo intervento.
Tozzi: «Le prossime sorprese? Oltre +2°C, più eventi estremi e più morti per il caldo»
Il geologo elenca quelle che definisce ironicamente le «prossime sorprese»: la temperatura globale oltre i due gradi, l’aumento degli eventi meteorologici estremi, più vittime provocate dal caldo, danni all’agricoltura dovuti a siccità e alte temperature, crescita degli incendi, estinzione di specie, perdita delle barriere coralline e delle foreste primarie.
La provocazione è evidente: per Tozzi non si tratta di scenari comparsi improvvisamente, bensì di conseguenze indicate dalla ricerca scientifica da anni e divenute progressivamente più probabili mentre l’economia mondiale continuava a utilizzare carbone, petrolio e gas.
Anche l’UNEP sottolinea che oltre 1,5°C gli effetti non aumentano in maniera semplicemente proporzionale. Durata e intensità del superamento contano: più alto sarà il picco e più a lungo resteremo sopra quella soglia, maggiore sarà la possibilità di danni irreversibili.
Dal limite di Parigi a un mondo che rischia di superare i 2°C
Quando nel 2015 venne sottoscritto l’Accordo di Parigi, l’obiettivo era mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C e proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C. Oggi quella seconda soglia appare destinata a essere temporaneamente superata.
Il precedente Emissions Gap Report 2025 dell’UNEP aveva già indicato che, anche applicando integralmente gli impegni climatici presentati dai Paesi, il riscaldamento nel corso del secolo sarebbe rimasto nell’ordine di 2,3-2,5°C; con le politiche effettivamente in vigore, la proiezione saliva a 2,8°C.
Il nuovo rapporto non afferma tuttavia che ogni possibilità sia perduta. Introduce invece la strategia dell’“overshoot, peak and decline”: superamento, picco e discesa. L’obiettivo diventa ridurre al minimo sia il livello massimo raggiunto sia gli anni trascorsi sopra 1,5°C.
Tagliare subito le emissioni e prepararsi agli effetti già inevitabili
Per ottenere questo risultato, l’UNEP indica la necessità di riduzioni immediate e durature delle emissioni di gas serra, compreso il metano, procedendo verso le emissioni nette zero e successivamente verso un bilancio negativo. Parallelamente devono aumentare le politiche di adattamento, perché una parte degli effetti climatici è ormai destinata a manifestarsi comunque.
Tozzi traduce questa indicazione scientifica in una posizione politica molto più esplicita: «Significa uscire dai combustibili fossili prima che sia troppo tardi. E significa far pagare a quell’industria il prezzo della riconversione».
Il geologo chiede accordi internazionali vincolanti, regole più rigide, controlli e limiti alla libertà del mercato quando questa produce conseguenze climatiche incompatibili con gli obiettivi stabiliti dagli Stati. È una posizione politica netta, che inevitabilmente alimenterà discussioni sul costo della transizione e su chi debba sostenerlo.
Il caldo estremo non è più un’ipotesi lontana
Tozzi insiste soprattutto sulle ondate di calore, sempre più frequenti e intense in un’atmosfera che si riscalda. E usa volutamente un’iperbole, parlando di «oceani in ebollizione», per contestare chi continua a minimizzare la portata del cambiamento climatico.
Il rapporto UNEP utilizza un linguaggio meno polemico, ma il quadro scientifico non è rassicurante: calore estremo, incendi e alluvioni rappresentano anticipazioni di rischi destinati ad aumentare con ogni ulteriore decimo di grado. Il documento avverte inoltre che non tutto potrà essere compensato attraverso l’adattamento e che alcuni cambiamenti potrebbero diventare irreversibili.
Per Tozzi il tempo perduto ha già un prezzo. La questione, adesso, non è più stabilire se il limite di 1,5°C verrà superato, ma decidere di quanto, per quanto tempo e quali politiche saranno adottate per evitare che il passaggio verso i 2°C e oltre diventi la nuova normalità climatica.
