Appello bis

Omicidio Serena Mollicone, la Cassazione dispone un nuovo processo d’Appello per i Mottola

Il Procuratore generale ha parlato di un "macro vizio" nella sentenza, descrivendo l'atteggiamento della Corte come "pilatesco". D'altra parte la difesa ha sottolineato che non esistono prove concrete contro gli imputati
Di Redazione
Arce, striscione per chiedere Giustizia per Serena Mollicone
Arce, striscione per Serena Mollicone

La lunga e complessa vicenda giudiziaria legata al delitto di Serena Mollicone, la giovane ragazza di Arce trovata senza vita nel giugno del 2001, si arricchisce di un nuovo capitolo. Con la sentenza della Corte di Cassazione del 2025, è stato disposto un nuovo processo per la famiglia Mottola – l’ex maresciallo Franco, la moglie Anna Maria e il figlio Marco – che erano stati accusati dell’omicidio, ma precedentemente assolti in appello. La decisione giunge dopo 24 anni di indagini, incertezze, errori investigativi e processi, e si presenta come una nuova speranza per la famiglia della vittima, che continua a cercare giustizia.

Il caso Serena Mollicone: un delitto senza risposta

Serena Mollicone, 18 anni, venne uccisa nel 2001 ad Arce, un piccolo comune in provincia di Frosinone. Il suo corpo fu trovato due giorni dopo la scomparsa, in un bosco, con segni di violenza e un’esecuzione brutale: mani e piedi legati, la testa avvolta in nastro adesivo. L’autopsia rivelò che era stata colpita violentemente alla testa e soffocata. Il caso, fin dal principio, si caratterizzò per l’assenza di certezze, numerosi depistaggi e una serie di piste investigative che si rivelarono false.

Inizialmente, le indagini si concentrarono su un carrozziere del paese, Carmine Belli, accusato ingiustamente di essere il responsabile del delitto. Dopo l’assoluzione di Belli, nel 2008, emerse una testimonianza chiave: il brigadiere dei carabinieri Santino Tuzi affermò di aver visto Serena entrare nella caserma di Arce il giorno della scomparsa. La testimonianza di Tuzi, però, si concluse tragicamente con la sua morte, ufficialmente un suicidio, ma la sua fine sollevò numerosi interrogativi.

Nel 2011, le indagini si riaprirono con nuove perizie che indicavano che il colpo alla testa subito da Serena fosse compatibile con un impatto contro una porta della caserma dei carabinieri. La pista portò a concentrare l’attenzione sulla famiglia Mottola, residente all’interno della caserma. L’accusa sostenne che Serena fosse stata uccisa dopo una lite con Marco Mottola, e che il corpo fosse stato nascosto per inscenare un depistaggio.

Nel 2019, la procura di Cassino decise di portare a processo Franco, Anna Maria e Marco Mottola, insieme ai carabinieri Francesco Suprano e Vincenzo Quatrale. Tuttavia, dopo anni di dibattimento, la Corte d’Assise prima e la Corte d’Appello poi assolsero tutti gli imputati, ritenendo che non vi fossero prove sufficienti per condannarli. La sentenza di assoluzione, però, non ha fermato le richieste di giustizia da parte della famiglia Mollicone e degli inquirenti. Nel 2025, la Corte di Cassazione ha deciso di aprire un nuovo processo, ribaltando il verdetto precedente.

Le motivazioni della decisione della Cassazione

La sentenza della Cassazione si fonda sull’annullamento dell’assoluzione della famiglia Mottola e degli altri imputati, con l’ordinanza di un nuovo processo d’appello. Il Procuratore generale della Corte d’Appello di Roma ha sostenuto che la sentenza precedente fosse “totalmente carente”, ritenendo che non fosse stata adeguatamente motivata la presenza di Serena Mollicone nella caserma di Arce. Inoltre, sono stati evidenziati “indizi” non valutati in maniera unitaria, facendo emergere una serie di violazioni delle leggi durante il processo.

Il Procuratore generale ha parlato di un “macro vizio” nella sentenza, descrivendo l’atteggiamento della Corte come “pilatesco”. La mancanza di motivazioni chiare sulla presenza di Serena in caserma e la non valutazione di una pluralità di indizi hanno spinto la Procura a chiedere l’annullamento della sentenza. In effetti, l’intervento del procuratore ha evidenziato le contraddizioni e le lacune nelle indagini precedenti, sottolineando la necessità di un riesame approfondito del caso.

La Difesa: “prove illogiche e forzate”

D’altra parte, la difesa della famiglia Mottola ha continuato a ribadire la propria innocenza, accusando le indagini di essere state caratterizzate da errori, forzature e illazioni. Carmelo Lavorino, criminologo e coordinatore del pool di difesa, ha criticato la gestione del caso da parte degli inquirenti, sostenendo che le indagini si siano concentrate su sospetti infondati e su prove scientifiche “illogiche e forzate”. Secondo la difesa, le indagini avrebbero seguito una linea di pensiero distorta, adattando i fatti alla teoria invece di adattare la teoria ai fatti reali.

La difesa ha sottolineato che non esistono prove concrete contro gli imputati, accusando il sistema giudiziario di essersi basato su ipotesi senza fondamento. Lavorino ha anche paragonato il caso della famiglia Mottola a quello di Carmine Belli, accusato ingiustamente in passato, sostenendo che si stia ripetendo un errore investigativo simile.

La mobilitazione pubblica: Un paese in attesa di giustizia

Nel frattempo, la vicenda ha suscitato una forte mobilitazione pubblica. A Roma, davanti alla Corte di Cassazione, è stato organizzato un presidio per chiedere giustizia per Serena Mollicone. Striscioni come “24 anni di verità e giustizia negata, ora Serena non merita di essere archiviata” e “Giustizia per Serena, mai più storie di ordinaria violenza” hanno accompagnato le manifestazioni, richiamando l’attenzione sul caso che ha scosso l’opinione pubblica italiana per oltre due decenni.

Il futuro del caso

Il nuovo processo d’appello, ordinato dalla Cassazione, rappresenta una nuova speranza per la famiglia Mollicone e per coloro che chiedono verità e giustizia per il brutale omicidio di Serena. Se, come sperano, la sentenza di assoluzione verrà ribaltata, potrebbero finalmente emergere elementi che chiariscano le circostanze della morte della giovane ragazza. Tuttavia, se l’assoluzione sarà confermata, il caso potrebbe restare uno dei più grandi misteri irrisolti della cronaca italiana.

A ventiquattro anni dalla morte di Serena Mollicone, il suo nome è ancora legato a una delle storie più oscure e dolorose della cronaca italiana. Ma, con il nuovo processo in arrivo, la speranza di trovare giustizia non è ancora svanita.

 
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Cronaca

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