Una fabbrica può essere tante cose. Un’opportunità, una memoria, una ferita. Ad Anagni (Fr), dove la storia industriale convive da decenni con le battaglie ambientali e le emergenze sanitarie, l’ipotesi di un nuovo insediamento produttivo nel settore bellico non è solo una notizia economica: è una questione di identità collettiva, di scelte politiche, di memoria e di visione.
La comunità si mobilita contro il progetto della Knds
È in questo contesto che si inserisce la manifestazione di sabato, davanti ai cancelli della ex Winchester, dove la società Knds – colosso europeo dell’industria della difesa – ha avanzato un progetto per trasformare l’attuale impianto di smaltimento esplosivi in un sito produttivo di armamenti. Una proposta che ha spaccato in due l’opinione pubblica locale, tra chi intravede uno sbocco occupazionale e chi vede riaffiorare il fantasma di un passato pesante e mai davvero metabolizzato.
Eleonora Mattia: “serve rigenerazione, non retrocessione”
Tra le voci che si sono levate in sostegno dei manifestanti, quella della consigliera regionale del Partito Democratico, Eleonora Mattia, ha un tono misurato ma netto. “Esprimo il mio sostegno alle cittadine e ai cittadini di Anagni e Colleferro e a tutta la comunità del territorio della Valle del Sacco – ha dichiarato – che oggi manifestano contro il progetto della Knds. Ci troviamo in un territorio già vessato da un punto di vista ambientale, Sito di Interesse Nazionale da bonificare, che merita quindi un nuovo progetto di rigenerazione e rinascita ambientale, economica e occupazionale”.
Il territorio della Valle del Sacco è formalmente riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente come uno dei principali SIN (Siti di Interesse Nazionale) per la gravità della contaminazione ambientale, in particolare per la presenza storica di diossine, metalli pesanti e altre sostanze tossiche nelle acque e nei terreni.
Valle del Sacco: una ferita lunga decenni
Chi vive ad Anagni, Colleferro, Segni, Paliano, conosce bene il peso ambientale e sanitario di decenni di industrializzazione poco controllata. Le vecchie chimiche, le centrali, la discarica di Colle Fagiolara: l’intera area è da anni sotto osservazione epidemiologica per le ricadute sulla salute pubblica, con dati su malattie oncologiche e respiratorie sopra la media nazionale.
La fabbrica proposta da Knds non è una semplice riconversione industriale. Il timore di molti cittadini è che si possa aprire una nuova fase di industrializzazione “pesante” in un’area dove la priorità, secondo comitati e parte della classe politica, dovrebbe essere una sola: bonificare e ripensare il modello di sviluppo. In altre parole: chiudere con il passato invece che aggiornarlo.

Il bivio politico e industriale del Lazio interno
Quella che si sta delineando attorno al caso Anagni è una questione più ampia. Riguarda il tipo di sviluppo che il Lazio interno intende perseguire nei prossimi anni. Tra le voci contrarie alla fabbrica d’armi, infatti, non ci sono solo ambientalisti o esponenti politici, ma anche parte del mondo accademico e associazioni locali che chiedono investimenti in filiere pulite, energia rinnovabile, agricoltura di qualità, turismo culturale e industria leggera.
È un bivio che coinvolge, implicitamente, anche la Regione Lazio e il Governo nazionale. Se da un lato l’industria della difesa rappresenta una delle voci più solide del PIL italiano, dall’altro è legittimo interrogarsi su dove e come questa industria debba insediarsi. E se sia opportuno farlo in un territorio che, sulla carta, dovrebbe essere al centro di una strategia di risanamento ambientale e rinascita territoriale.
La manifestazione e il senso di una comunità in lotta
Sabato, davanti alla ex Winchester, i cartelli non parlavano solo di armi. Parlavano di futuro. Di come una comunità immagina sé stessa e dei limiti che è pronta a porre per proteggere il proprio territorio. “Anagni non si compra”, “Vogliamo aria, non polvere da sparo”, “Valle del Sacco: basta promesse”. Frasi che raccontano una sfiducia sedimentata nel tempo, ma anche una dignità ancora viva.
Il caso Anagni non si chiuderà con la manifestazione di oggi, e forse non si risolverà nemmeno in sede locale. Ma quanto sta accadendo mostra con chiarezza che lo sviluppo non è mai neutro. È sempre una scelta, e porta con sé un’idea di futuro.
