Essere giardiniere per il Comune di Roma potrebbe sembrare un impiego sereno, ma negli ultimi tempi si è trasformato in una vera e propria sfida. La questione delle potature e degli abbattimenti degli alberi ha diviso la cittadinanza, accendendo gli animi di molti. Non si tratta solo di episodi di violenza, come quello accaduto a Pietralata, dove un uomo ha aggredito i giardinieri con un coltello per protestare contro il rumore. Sui social, infatti, si moltiplicano i video di attivisti che contestano le operazioni di manutenzione del verde, affrontando gli addetti con toni decisi e intimando loro di fermarsi immediatamente.
Il confronto tra regolamenti e attivismo
Un esempio emblematico è quello di una donna che, presentandosi come membro del “Coordinamento per il Regolamento del Verde”, ordina ai giardinieri di abbassare le motoseghe, sostenendo che stiano violando le regole. Dall’altra parte, un giardiniere in divisa arancione le risponde con calma, ricordandole che il cantiere è pericoloso e che dovrebbe indossare un casco. Questo scambio di battute riflette il clima di tensione che si respira nella capitale, dove il verde urbano è diventato un tema politico.
La politica del verde
Alcuni attivisti parlano di “dendroclastia”, vedendo nell’abbattimento degli alberi pericolosi un’ideologia piuttosto che una misura di prevenzione per la salute pubblica. Altri, invece, collegano il destino delle piante a questioni più ampie, come la tragedia palestinese, con slogan del tipo: “Stop genocidio! Stop ecocidio! Stop albericidio!”. In una città come Roma, il verde non è solo una questione ambientale, ma un argomento che tocca corde politiche e sociali profonde.
