La tragedia di Villa Pamphilj: gli ultimi due giorni di Anastasia e Andromeda

L'autopsia colloca la morte della donna nella notte tra il 3 e il 4 giugno. Kaufmann sembra aver spento il telefono subito dopo, come a volersi rendere introvabile
Di Alessandra Monti
Villa Pamphilj, Chi l'ha visto

Per quindici giorni, Francis Kaufmann, alias Rexal Ford, accusato di essere l’omicida della sua compagna e della bambina, un californiano di quarantasei anni, ha vissuto nel parco di Villa Pamphili a Roma. Con lui c’erano Anastasia Trofimova, una giovane donna russa di ventotto anni, e sua figlia Andromeda, una bambina di neanche un anno. Una vita precaria e invisibile agli occhi della città frenetica che li circondava. Era il 3 giugno scorso quando il trio è stato visto insieme l’ultima volta allo Starbucks di piazza San Silvestro. Quella sera è scoppiata una lite tra Kaufmann e un altro uomo. La discussione si è conclusa con una ferita alla testa per Kaufmann, ma lui ha scelto di allontanarsi senza ricevere cure mediche. Da lì, è tornato nel parco con Anastasia e la bambina.

Indizi che portano al sospetto omicida

L’autopsia colloca la morte della donna nella notte tra il 3 e il 4 giugno. Kaufmann sembra aver spento il telefono subito dopo quell’ultima apparizione pubblica, come a volersi rendere introvabile. Gli investigatori ritengono possibile che abbia ucciso la compagna quella notte stessa. I corpi di Anastasia e Andromeda sono stati trovati occultati con modalità identiche. Le indagini affidate alle autorità competenti ipotizzano che sia stata proprio la stessa persona a spogliare entrambi i corpi e disperdere gli effetti personali della donna.

Dalla Grecia, nuovi sviluppi investigativi

Dopo alcuni giorni dal presunto delitto, i segnali del telefono di Kaufmann sono riemersi dalla Grecia, confermando agli investigatori la sua fuga verso l’Egeo già ipotizzata in precedenza. Pochi giorni prima della scoperta dei corpi, Kaufmann era stato fotografato a Roma con la piccola Andromeda in braccio e un trolley apparentemente contenente i beni personali della madre. Tuttavia, le ragioni del gesto rimangono ancora oscure.

Nonostante quattro segnalazioni alla polizia per comportamenti aggressivi e ubriachezza molesta da parte dell’uomo, nessun intervento sociale era stato attivato. Barbara Funari, assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, ha sottolineato come non fossero mai arrivate segnalazioni ai servizi sociali che avrebbero potuto attivare le verifiche necessarie per prevenire questa tragedia.

 
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