Roma, marciapiede sconnesso e caduta del pedone: quando il Comune deve risarcire i danni

Ogni segnalazione, se tracciata, può diventare anche prova del fatto che l’amministrazione era a conoscenza del problema e non è intervenuta con sufficiente tempestività
Di Fabio Vergovich
Marciapiede sconnesso in via dei Fori Imperiali
Marciapiede sconnesso in via dei Fori Imperiali

Una passeggiata in centro può diventare un incidente improvviso. A Roma, come in molte grandi città, buche, mattonelle rialzate, tombini fuori livello e pavimentazioni irregolari mettono ogni giorno a rischio chi si muove a piedi. Succede anche in luoghi simbolo, come via dei Fori Imperiali, dove un blocco del marciapiede sollevato può trasformarsi in un vero pericolo.

Una caduta, una ferita al ginocchio, un referto al pronto soccorso e, spesso, la stessa situazione di degrado che resta lì, identica, per mesi. In questi casi la domanda è inevitabile: è possibile ottenere un risarcimento dal Comune o dall’ente che gestisce quella strada? La risposta non è automatica e passa per norme precise del Codice civile e per la giurisprudenza recente della Corte di Cassazione.

Caduta su marciapiede sconnesso e risarcimento: cosa prevede l’articolo 2051 c.c.

La base giuridica da cui partire è l’articolo 2051 del Codice civile. La norma stabilisce che «ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito». Nel caso di strade e marciapiedi, la “cosa in custodia” è il bene pubblico e l’ente custode, per le vie urbane, è in genere il Comune.

Ciò significa che, se un pedone cade per una pavimentazione dissestata, per un avvallamento non riparato o per una mattonella rialzata, la responsabilità dell’amministrazione può essere riconosciuta quando viene accertato che la manutenzione era carente e che la situazione pericolosa era presente da tempo.

Rientra nei doveri dell’ente proprietario mantenere il marciapiede in condizioni decorose, programmare interventi, verificare le criticità segnalate dai cittadini e impedire che si creino punti ad alto rischio.

Anche la segnaletica ha un ruolo fondamentale: se non è possibile intervenire subito, il Comune dovrebbe almeno delimitare la zona rovinata con transenne o cartelli che rendano evidente il pericolo, in modo da ridurre la possibilità di una caduta.

Caduta su marciapiede sconnesso e responsabilità del pedone: l’articolo 1227 c.c.

Non ogni caduta su un marciapiede sconnesso dà diritto a un risarcimento pieno. Il Codice civile, con l’articolo 1227, introduce il principio del concorso di colpa del danneggiato. La norma prevede che, se il comportamento di chi chiede il risarcimento ha contribuito a causare il danno, l’importo riconosciuto può essere ridotto in proporzione alla gravità della sua colpa, fino a essere azzerato nei casi più estremi.

Applicato ai marciapiedi, significa che, se la buca, la mattonella sollevata o il tratto privo di pavimentazione erano ben visibili, magari illuminati e facilmente evitabili con normale prudenza, il giudice può ritenere che il pedone non abbia usato l’attenzione dovuta.

In questi casi la responsabilità del Comune può essere ridotta in modo significativo oppure esclusa del tutto. Il punto chiave è l’imprevedibilità dell’ostacolo: solo quando il pericolo è oggettivamente difficile da percepire, per ragioni di scarsa visibilità o per caratteristiche del difetto, la tutela del cittadino si rafforza.

Caduta su marciapiede sconnesso: cosa ha stabilito la Cassazione con la sentenza 30394/2023

Su questi temi è intervenuta di recente la Corte di Cassazione con la sentenza n. 30394 del 2 novembre 2023. I giudici hanno esaminato il caso di un cittadino di Sassari che chiedeva il risarcimento per gravi lesioni riportate a seguito di una caduta su un marciapiede privo di pavimentazione. Il ricorso è stato respinto.

Secondo la Suprema Corte, l’illuminazione presente in quel tratto di strada era sufficiente a rendere evidente l’anomalia. In altre parole, il pericolo era chiaramente percepibile e il pedone avrebbe potuto evitarlo usando l’ordinaria diligenza.

Questa decisione ribadisce un principio importante: il Comune non è automaticamente responsabile per ogni disconnessione del marciapiede.

Il danneggiato, per ottenere il risarcimento, non deve limitarsi a dimostrare che il suolo era rovinato o privo di mattonelle, ma deve provare anche che quella specifica condizione non era prevedibile, oppure era nascosta o aggravata da fattori come scarsa luce, fogliame che copriva la buca, sporcizia che impediva di vedere il dislivello.

Caduta su marciapiede sconnesso: quali prove servono per chiedere il risarcimento

Quando una caduta avviene per un marciapiede sconnesso, il tempo delle prove inizia subito. Il primo passo consiste nel documentare in modo chiaro il punto esatto dell’incidente. Foto e video, scattati immediatamente con lo smartphone, possono diventare elementi decisivi: occorre inquadrare la pavimentazione danneggiata, mostrare il dislivello, evidenziare l’assenza di cartelli o transenne, cogliere le condizioni di luce.

Se sul suolo sono presenti foglie, rifiuti, pozzanghere o altri elementi che rendono difficile individuare l’ostacolo, è bene immortalarli. Utili anche i contatti di eventuali testimoni che abbiano assistito alla caduta o possano confermare lo stato del marciapiede. Subito dopo è importante recarsi al pronto soccorso per gli accertamenti sanitari.

Il referto medico attesta la dinamica e la gravità delle lesioni, costituendo un tassello essenziale del futuro fascicolo risarcitorio. Infine, occorre conservare tutte le ricevute di spese mediche, visite specialistiche, esami, farmaci, fisioterapia: saranno indispensabili per quantificare il danno patrimoniale subito.

Caduta su marciapiede sconnesso: come si avvia la richiesta al Comune

Una volta raccolti gli elementi di prova, il passo successivo è la formale richiesta di risarcimento al Comune o all’ente proprietario della strada, spesso tramite legale. Nella diffida occorre indicare data, ora e luogo esatto dell’incidente, descrivere le modalità della caduta, riportare i danni fisici subiti, allegare foto, referti e ricevute.

L’ente, ricevuta la richiesta, può attivare i propri uffici tecnici per verificare lo stato del marciapiede e coinvolgere la compagnia di assicurazione con cui ha stipulato la polizza per la responsabilità civile.

Se non si raggiunge un accordo in via stragiudiziale, il cittadino può promuovere un’azione davanti al giudice civile, nel rispetto dei termini di prescrizione previsti per la responsabilità extracontrattuale.

In sede giudiziaria la partita si gioca sulla ricostruzione dettagliata del fatto: condizioni del suolo, luce, visibilità, condotta del pedone, segnaletica presente o assente. Da qui l’importanza di moversi con metodo già nei minuti successivi alla caduta.

Marciapiede sconnesso a Roma: il ruolo delle segnalazioni dei cittadini

Il caso dei marciapiedi di Roma, compreso quello citato in via dei Fori Imperiali, mette in luce un altro aspetto: la collaborazione fra cittadini e amministrazione. Segnalare per tempo una mattonella rialzata, un tombino fuori quota, una buca che tende ad allargarsi consente al Comune di intervenire prima che si verifichi un infortunio. Molti enti mettono a disposizione canali dedicati: numeri verdi, app, sportelli online attraverso cui inviare foto e indicazioni precise.

Ogni segnalazione, se tracciata, può diventare anche prova del fatto che l’amministrazione era a conoscenza del problema e non è intervenuta con sufficiente tempestività. In una città con milioni di metri quadrati di marciapiedi, nessun ente può avere occhi ovunque; proprio per questo il ruolo attivo del pedone-cittadino diventa parte di una strategia di prevenzione.

Caduta su marciapiede sconnesso: sicurezza dei pedoni e responsabilità degli enti

Dietro il tema del risarcimento per il marciapiede sconnesso si gioca una questione più ampia: il diritto dei pedoni a muoversi in sicurezza e il dovere degli enti pubblici di garantire strade e marciapiedi in condizioni accettabili.

Le pronunce come la Cassazione 30394/2023 evitano automatismi, ma non assolvono il Comune dai suoi obblighi di custodia. Da un lato si chiede al cittadino di usare attenzione; dall’altro si pretende dalle amministrazioni una programmazione seria della manutenzione e una reazione rapida davanti alle criticità.

Per chi cade, la strada per il risarcimento passa per prove, referti e documenti; per chi amministra, passa per cantieri, segnaletica e controlli periodici. In mezzo, ogni giorno, ci sono marciapiedi percorsi da migliaia di persone, che hanno il diritto di non trasformare una semplice camminata in un infortunio evitabile.

 
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