Il caso Villa Pamphili, le email e i 300 euro: negli atti le bugie di Kaufmann prima della fuga

Omicidi di Villa Pamphili: email, richieste di denaro e bugie di Kaufmann ricostruite dagli atti. Processo in Corte d’Assise dal 2 febbraio 2026 a Roma in aula
Di Alessandra Monti
Francis kaufmann, chilhavisto
Charles Francis Kaufman ( Da "Chi l'ha visto?")

La freddezza di certe frasi, lette oggi sulle carte, fa più rumore di qualunque scena di film. Alle 6.04 del 7 giugno 2025 Francis Kaufmann scrive alla madre Charlene chiedendo 300 euro: “saranno sicuramente d’aiuto”, aggiunge, e parla di “Stella” che dovrebbe farsi viva. Secondo l’impianto accusatorio della Procura di Roma, proprio in quelle ore la verità era un’altra: la piccola Andromeda, 11 mesi, era già morta, e da giorni lo era anche la madre Anastasia Trofimova, 28 anni.

Email e denaro: la “normalità” costruita nelle ore successive

La prima richiesta di soldi, inserita nella cronologia investigativa, non è solo un dettaglio economico. È un tassello che, per gli inquirenti, racconta un tentativo di darsi un alibi emotivo: preghiere, attesa, toni domestici, come se nulla stesse accadendo. In quelle stesse righe Kaufmann chiama Anastasia “Stella”, nome che avrebbe utilizzato anche con altri familiari, rendendo più difficile qualunque ricostruzione immediata dall’estero.

Messaggi e vocali: la versione “Stella è tornata, ho ridato la bambina”

Il quadro si completa con un secondo contatto, alle 20.01 dello stesso 7 giugno: un messaggio vocale alla madre in cui Kaufmann sostiene che “Stella” si è rifatta viva, che lui le avrebbe “ridato” la figlia e che adesso dovrebbe ripartire per gli Stati Uniti, chiedendo ancora 300 euro per un biglietto, questa volta con destinazione Miami. Nessuna risposta, almeno nell’immediato.

La risposta della madre: “Abbi cura di Stella e Andromeda”

Quando Charlene risponde, lo fa senza sapere nulla. Il contenuto dei messaggi, riportato negli atti e nelle ricostruzioni giornalistiche, ha il tono di una madre che prova a richiamare il figlio alle responsabilità: “Devi prenderti cura” della compagna e della bambina, scrive, e dedica l’ultimo pensiero alla nipote: “Andromeda è la più carina di tutte, amala”. Frasi che, lette dopo, diventano una tragedia nella tragedia.

Il giorno dopo: la vita “pubblica” nel centro di Roma e l’incontro in via del Corso

La ricostruzione non si ferma alle comunicazioni familiari. L’8 giugno, mentre l’attenzione investigativa ancora non ha un volto preciso, Kaufmann si muove nel centro storico. È in questo contesto che emerge l’episodio riferito da Anna Chiara Gabriele, hostess all’hotel Mozart in via del Corso: racconta di un uomo che si sarebbe presentato come regista alla ricerca di una location per un film (“Food fight”), l’invito per un caffè al Pantheon, quindi apprezzamenti personali e l’impressione, maturata in pochi minuti, di avere davanti un millantatore.

La rete dei contatti familiari: dal “lavoro a Miami” alle richieste al fratello e alla sorella

Quando capisce di non ottenere denaro dalla madre, Kaufmann prova con il fratello Baruch e con la sorella Penelope. Anche qui, secondo quanto riportato nell’informativa citata nelle ricostruzioni, la storia cambia di forma ma non di sostanza: “appuntamento di lavoro a Miami”, “Stella e Andromeda resteranno a Roma”, promessa di un ritorno a una normalità che, per l’accusa, era già stata cancellata. È in questa sequenza che gli investigatori leggono la preparazione della fuga.

Dalla fuga all’arresto: il passaggio in Grecia e la procedura giudiziaria

Dopo quei contatti, la traiettoria si sposta fuori dall’Italia. Kaufmann viene rintracciato e arrestato in Grecia (13 giugno 2025) e, nei mesi successivi, la sua posizione si consolida in sede giudiziaria con atti, interrogatori e iniziative della difesa. In Italia, risulta detenuto a Rebibbia dopo l’estradizione e, davanti al gip, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Verso la Corte d’Assise: atti, parti civili e attesa per l’aula

La Procura ha chiesto il giudizio immediato, passaggio che mira a portare il procedimento direttamente al dibattimento senza udienza preliminare, e il processo in Corte d’Assise è indicato in avvio il 2 febbraio 2026. I familiari delle vittime, da quanto riportato, intendono costituirsi parte civile. Sullo sfondo resta l’aspetto più duro: la distanza enorme fra le parole inviate ai parenti e ciò che, secondo l’accusa, era già avvenuto a Roma.

 
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