Morlupo, crollo nel centro storico: “era previsto”, l’accusa del Comitato e i fondi fermi dal 2009

Il Comitato civico per la Salvaguardia del centro storico di Morlupo, in una nota sostiene che quanto avvenuto fosse “del tutto previsto”
Di Simone Fabi
crollo di una abitazione
Crollo di una abitazione, Vigili del Fuoco in azione (Immagine di repertorio)

Il crollo che nel pomeriggio di domenica 25 gennaio 2026 ha colpito il centro storico di Morlupo ha rimesso al centro una domanda che in casi simili torna sempre uguale: fatalità o mancata prevenzione? Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e le forze dell’ordine, con ore di apprensione legate alla possibile presenza di una persona nelle vicinanze dell’edificio: l’uomo, in un primo momento dato per disperso, si è poi presentato illeso.

Crollo a Morlupo nel cuore del paese: cosa è accaduto il 25 gennaio 2026

Secondo le ricostruzioni diffuse nelle ore successive, a cedere è stata una palazzina già segnalata come abbandonata o inagibile, in area centrale, con le macerie finite anche lungo il costone. L’allarme è scattato nel pomeriggio, con l’arrivo delle squadre di soccorso e l’attivazione delle procedure di ricerca, proprio perché dalle prime informazioni si temeva che qualcuno potesse essere rimasto coinvolto.

Le ricerche si sono concentrate sulle macerie e nei punti più difficili da raggiungere. Poi, la svolta: la persona che si temeva fosse nell’edificio si è presentata spontaneamente in serata, dopo essersi messa in salvo prima del cedimento completo. Un dettaglio che ha alleggerito l’emergenza, senza però cancellare la portata dell’episodio per un centro storico fatto di vicoli, abitazioni ravvicinate e fragilità note ai residenti.

“Un disastro annunciato”: il Comitato di salvaguardia accusa l’inerzia amministrativa

A poche ore dall’accaduto è intervenuto con un documento il Comitato civico per la Salvaguardia del centro storico di Morlupo, sostenendo che quanto avvenuto fosse “del tutto previsto”. Il Comitato parla di un fronte franoso noto da oltre venti anni, sul quale si affaccerebbe la parte del paese interessata dal cedimento, e ricorda che i cittadini coinvolti avrebbero chiesto per anni interventi di messa in sicurezza senza ottenere risposte risolutive.

Nel testo diffuso si richiama anche una sequenza di provvedimenti di sgombero e dichiarazioni di inagibilità che, a detta del Comitato, avrebbero certificato nel tempo un rischio sotto gli occhi di tutti. Da qui la tesi più dura: non si sarebbe arrivati a questo punto per un evento imprevedibile, bensì per una lunga catena di rinvii e scelte mai trasformate in opere.

Fondi dal 2009 e progetto “cestinato”: il nodo delle risorse e delle responsabilità

Il passaggio più delicato, nel racconto del Comitato, riguarda le risorse: dal 2009, si legge, esisterebbe un fondo di quasi un milione di euro destinato al risanamento dell’area. Soldi che, sempre secondo il documento, non sarebbero stati impiegati per interventi concreti, se non per la redazione di un progetto affidato a un soggetto privato e poi ritenuto errato.

Il Comitato lega questo punto a una dichiarazione attribuita all’attuale sindaco, pronunciata in pubblica assise il 16 ottobre 2025: il progetto sarebbe stato giudicato sbagliato e quindi accantonato. In termini politici e amministrativi, la questione apre un doppio binario: da una parte la necessità di chiarire perché si sia arrivati a un progetto non utilizzabile, dall’altra il tema dei tempi, perché un fondo stanziato e non tradotto in cantieri diventa, agli occhi dei residenti, il simbolo di una promessa rimasta in sospeso.

Dopo il crollo nel centro storico: conseguenze, reazioni e richieste di interventi rapidi

Il Comitato chiede ora che non ci siano ulteriori dilazioni oltre i tempi tecnici e materiali, auspicando che il danno geologico sia della minore entità possibile, ma ribadendo che “non è più tollerabile” attendere ancora. Sul piano pratico, le priorità restano quelle tipiche delle emergenze urbane: verifiche di stabilità, eventuali interdizioni nelle aree limitrofe, valutazione del rischio residuo, e un quadro chiaro su eventuali edifici con condizioni analoghe.

Sul piano sociale, il documento invita i cittadini a esprimere solidarietà morale a chi oggi, come in passato, si considera vittima di una lunga inattività amministrativa prima ancora che di cause naturali. È un appello che intercetta un sentimento diffuso nei centri storici: la paura che il degrado strutturale, sommato a problemi idrogeologici, si trasformi in un conto da pagare all’improvviso.

Ora la partita passa alle autorità competenti: da un lato gli accertamenti tecnici e le misure di sicurezza immediate, dall’altro la scelta politica e amministrativa su come impiegare risorse già previste, con tempi certi e atti pubblici verificabili. Per Morlupo, il crollo di domenica non è soltanto una notizia di cronaca: è un punto di non ritorno per capire se il centro storico potrà essere messo in sicurezza con la rapidità che i residenti chiedono da anni.

 
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Cronaca

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