Venticinque anni di divulgazione in prima serata, la stessa passione dichiarata “di ieri”, e una scelta netta: non rispondere più a chi commenta temi complessi “dopo averli annusati su internet”. Mario Tozzi, autore e conduttore di “Sapiens” su Rai 3, affida a un intervento pubblico la doppia fotografia del momento: l’orgoglio professionale per un traguardo raro in tv e l’amarezza per l’aria che tira sui social, dove spesso il confronto si trasforma in gara a chi la spara più grossa.
25 anni di divulgazione: il bilancio di Tozzi e il senso del traguardo
Nel suo messaggio Tozzi scrive di “festeggiare un quarto di secolo come conduttore di programmi di divulgazione in prima serata” e ringrazia chi lo segue. Non è solo un numero buono per gli anniversari: significa aver tenuto viva, in un prime time competitivo, una proposta che chiede attenzione, dati, pazienza. E significa aver costruito credibilità su un terreno che, in Italia, spesso fatica a restare centrale: la scienza raccontata con linguaggio accessibile ma senza scorciatoie.
Il richiamo al CNR: “terza missione” e responsabilità pubblica
Tozzi inquadra il suo lavoro anche sul piano istituzionale: ricorda di essere Primo Ricercatore del CNR e di assolvere un compito “statutario”, legato a quella che oggi viene chiamata “terza missione”, cioè la diffusione della conoscenza oltre i confini dell’accademia. Nel suo racconto non c’è solo la tv: ci sono articoli, libri, documentazione, consulenti, l’idea che divulgare non sia intrattenere con frasi facili ma rendere comprensibile ciò che è complesso, restando fedeli a metodo e fonti.
Social network e scienza: il punto è la qualità del confronto
La parte più tagliente arriva quando Tozzi descrive lo scenario online: “tempi bui”, “analfabetismo funzionale”, “ignoranza diffusa nel campo scientifico” e “idea del complotto sempre in agguato”. Parole dure, che però spiegano la sua decisione. Secondo Tozzi, oggi sui social si rivendica il diritto di esprimersi su argomenti tecnici “solo per averli annusati su internet”, come se bastasse un video visto di corsa per sostituire studio, verifiche e competenze.
“Non rispondo più”: la scelta e il destinatario simbolico
Da qui l’annuncio: “ho deciso di non rispondere più” a utenti-tipo, con nickname improponibili, appena “documentati su YouTube”. Non è un attacco personale, nel senso stretto: è un modo per mettere a fuoco una dinamica che molti divulgatori sperimentano ogni giorno, anche fuori dalla tv. Commenti aggressivi, certezze granitiche, accusa di complotto come scorciatoia, tono da tribunale. E la domanda, implicita, che si fanno in tanti: vale la pena restare impantanati in repliche infinite?
“Che la vergogna torni utile”
Il passaggio più destinato a far discutere è l’auspicio che “la vergogna torni a essere uno strumento necessario” per fare domande e non “pontificare di ciò che si ignora”. È una frase che può irritare chi vive i social come spazio senza filtri, ma richiama un’idea antica: prima di parlare, capire; prima di accusare, studiare; prima di sentenziare, chiedere. Tozzi invoca anche un uso migliore delle piattaforme, che non dia “a pseudonimi” l’illusione di una ribalta, per di più brevissima.
Cosa cambia per chi lo segue: meno risse, più contenuti
Sul piano pratico, la scelta significa una cosa: Tozzi non intende più prestarsi al gioco della polemica a ciclo continuo. Non è un addio ai social, almeno non dichiarato in modo esplicito, ma un cambio di postura: meno botta e risposta, più contenuti, più distanza da chi usa il commento come megafono. Per il pubblico di “Sapiens” e per chi segue la divulgazione scientifica in generale, è un segnale che racconta un clima: informare e discutere resta possibile, ma richiede regole minime di serietà.
Lazio, scuola e informazione: perché questa discussione riguarda anche il territorio
Per una regione come il Lazio, con Roma come centro mediatico e universitario, il tema non è astratto. Ogni volta che un dibattito scientifico diventa tifo, a rimetterci sono scuola, sanità, ambiente, scelte quotidiane dei cittadini: dalla qualità dell’aria alle alluvioni, dalla gestione del suolo alle fake news sul rischio geologico. Tozzi, che dice di occuparsi di scienze della Terra e ambiente, lega la sua frustrazione a un punto essenziale: senza alfabetizzazione scientifica, la discussione pubblica si riempie di rumore e si svuota di decisioni sensate.
