Roma, il sole sui tetti può coprire quasi metà dei consumi elettrici della Capitale

Sui tetti di Roma un potenziale fotovoltaico da 4.400 GWh: energia pari al 48% dei consumi elettrici cittadini e taglio forte delle emissioni
Di Alessandra Monti
Impianto fotovoltaico, pannelli fotovoltaici, pexels, jan-van bizar
Impianto fotovoltaico, pannelli fotovoltaici, pexels, jan-van bizar

Roma ha sopra la testa una riserva energetica enorme e ancora in larga parte inutilizzata. Le analisi presentate nell’ambito del Climate City Contract di Roma Capitale indicano che il potenziale fotovoltaico complessivo installabile su tetti e coperture di parcheggi supera i 3,5 GW e può generare circa 4.400 GWh l’anno, cioè il 48% dei consumi elettrici della città registrati nel 2023. La stessa valutazione segnala anche un possibile abbattimento di 1,25 milioni di tonnellate di CO2 l’anno, con vantaggi diretti sui conti energetici di famiglie e imprese.

Il potenziale del fotovoltaico a Roma cambia la prospettiva energetica della città

Il dato politico e amministrativo più rilevante è che non si parla di una suggestione astratta, ma di uno studio elaborato nel perimetro operativo di Roma Capitale, con il contributo di AESS per il potenziale fotovoltaico e di ENEA per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. Il convegno del 3 marzo 2026, promosso dall’Ufficio Clima, ha messo a fuoco un punto decisivo: la transizione energetica romana non dipende solo da nuovi grandi impianti, ma anche dalla capacità di attivare il patrimonio edilizio esistente, che nella Capitale ha una scala unica in Italia. Roma conta oltre 175mila edifici residenziali e più di 1,279 milioni di abitazioni occupate, numeri che rendono la città un banco di prova nazionale per le politiche urbane su energia, casa e qualità ambientale.

In questo quadro, i tetti non sono più soltanto superfici passive. Diventano infrastrutture energetiche diffuse, capaci di ridurre la dipendenza dalla rete, limitare la spesa elettrica e alleggerire il peso ambientale della città. La portata dello studio sta proprio qui: mostra che la produzione solare urbana può assumere una dimensione strutturale e non marginale, con un effetto che incide sul sistema economico locale e sull’equilibrio climatico complessivo.

I Municipi con più energia solare disponibile e le aree da cui può partire la svolta

Secondo le analisi richiamate da Roma Capitale, i Municipi con la maggiore capacità installabile sono il VI, il IX e il X, dunque il quadrante delle Torri, l’area dell’Eur e il litorale di Ostia. Il IV Municipio, invece, presenta una vocazione particolare per interventi sui capannoni industriali, quindi su superfici estese che possono accelerare la diffusione del fotovoltaico in una logica produttiva e non solo residenziale. Dai soli tetti si stimano circa 4.250 GWh annui, mentre altri 130 GWh potrebbero arrivare dalle coperture di 93 grandi parcheggi analizzati, con il 60% del potenziale concentrato presso centri commerciali, servizi e strutture sanitarie.

Questa geografia dell’energia restituisce anche una gerarchia delle priorità. Ci sono quadranti che per esposizione, densità edilizia e disponibilità di superfici possono diventare i primi laboratori di una produzione diffusa. Per Roma significa poter costruire una strategia selettiva, iniziando dove i margini di resa sono più alti e dove l’impatto può essere visibile in tempi più rapidi. È un passaggio importante, perché evita il rischio di una transizione raccontata in modo generico e consente invece di associare ogni scelta a territori concreti, con obiettivi misurabili.

Il vero nodo resta l’edilizia energivora della Capitale

Accanto al potenziale del solare, la fotografia del patrimonio edilizio romano mostra un ritardo pesante. L’analisi riportata da Roma Capitale evidenzia che circa due terzi degli immobili residenziali rientrano nelle classi energetiche peggiori, F e G, mentre circa l’80% degli edifici presenta una bassa classe energetica. Inoltre oltre il 37,7% delle emissioni annuali della città è attribuito agli edifici residenziali. Sono numeri che spostano il dibattito: il fotovoltaico da solo non basta, perché Roma consuma ancora troppo nei suoi edifici, e soprattutto consuma male.

ENEA ha elaborato scenari di efficientamento per il periodo 2025-2040 che indicano una riduzione annua di CO2 compresa tra 200mila e 600mila tonnellate, a seconda dell’intensità delle misure adottate e del livello di investimento tecnologico. La forbice è ampia, ma il messaggio è netto: senza una riqualificazione seria del patrimonio edilizio, una parte consistente dei benefici del solare rischia di essere assorbita dall’inefficienza strutturale delle abitazioni.

Roma Capitale davanti a una scelta che riguarda famiglie, imprese e qualità urbana

Il valore dello studio sta anche nelle implicazioni sociali. Roma Capitale sottolinea che la riqualificazione edilizia può diventare uno dei campi più importanti di innovazione urbana, perché mette insieme riduzione delle emissioni, bollette più sostenibili, rilancio economico e qualità dell’aria. Dal 2013, nella sola Roma, gli incentivi per l’efficienza energetica hanno sostenuto oltre 350mila interventi, con investimenti stimati per più di 6,1 miliardi di euro, un risparmio energetico complessivo superiore a 1 TWh annuo e una riduzione di circa 200mila tonnellate di CO2 l’anno.

Per questo la partita non riguarda soltanto la produzione elettrica. Riguarda il modo in cui la Capitale intende usare il proprio patrimonio costruito, quali quartieri intende accompagnare per primi, come intende aiutare i nuclei più esposti alla povertà energetica e quale modello urbano vuole consegnare ai prossimi anni. L’Ufficio Clima, AESS, ENEA e i soggetti che partecipano al Climate City Contract hanno messo sul tavolo numeri difficili da ignorare. Adesso il passaggio vero è amministrativo e politico: trasformare il potenziale in cantieri, impianti, regole chiare e incentivi capaci di arrivare davvero nei condomini, nei tetti produttivi, nei parcheggi e nei quartieri che ne hanno più bisogno.

 
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Cronaca

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