Il Parco della Pace, in via di Monte Stallonara, era tornato a popolarsi dopo mesi di chiusura e attese. Bastano però pochi istanti per cambiare il senso di un pomeriggio di sole: una donna di 41 anni precipita in un pozzo non segnalato, nascosto dall’erba, resta bloccata a circa 15 metri di profondità e viene salvata dai vigili del fuoco dopo un intervento delicatissimo. Il marito, Alessandro Rasia, ha raccontato di essersi allontanato un attimo per raggiungere i bambini e di non averla più vista, inghiottita da quel vuoto improvviso. Da quel momento, accanto al sollievo per un epilogo non drammatico, si è aperta una domanda molto netta: come è stato possibile che un pericolo simile fosse presente in un’area appena restituita ai cittadini?
Roma e il parco riaperto con troppe ombre
L’episodio è avvenuto sabato 28 marzo nel parco ai piedi della sede della Regione Lazio, uno spazio verde molto frequentato da famiglie e bambini. Secondo le ricostruzioni emerse, la donna stava passeggiando quando il terreno ha ceduto o, comunque, quando una copertura non visibile ha smesso di reggere, facendola finire all’interno di un pozzo cilindrico in cemento che, secondo le prime notizie, non era segnalato né delimitato. La donna è riuscita ad aggrapparsi a una trave interna, evitando conseguenze ben più gravi, finché i soccorritori non l’hanno riportata in superficie. È stata poi affidata al 118 e trasportata in ospedale in codice rosso, ma non risulterebbe in pericolo di vita.
Il racconto del marito aggiunge un elemento umano che pesa molto più di ogni formula burocratica. I figli piccoli erano con loro, la scena si è consumata in pochi secondi, con urla dal basso e una torcia del cellulare accesa nel buio come unico segnale visibile. È il tipo di immagine che resta addosso non solo ai familiari, ma anche alle persone presenti nel parco, molte delle quali hanno raccontato di essersi avvicinate ai bambini per rassicurarli. In un’area pensata per il tempo libero, per il gioco e per la vita quotidiana del quartiere, l’idea che un buco non protetto possa trasformarsi in una trappola impone un salto di qualità nella valutazione delle responsabilità.
Sicurezza del Parco della Pace, il punto sui controlli
Il parco arrivava da una lunga chiusura. Il Consiglio regionale del Lazio aveva disposto nel settembre 2025 la chiusura temporanea dell’area per la presenza di cinghiali e per interventi urgenti di manutenzione. Pochi giorni fa, lo stesso parco aveva ospitato l’iniziativa “Un Consiglio in salute”, promossa proprio al Parco della Pace, segno di una riattivazione concreta dello spazio pubblico. La riapertura effettiva, però, è finita sotto accusa dopo l’incidente, perché il luogo era tornato ad accogliere persone prima dell’inaugurazione fissata, secondo varie ricostruzioni giornalistiche, per il 1° aprile.
Il presidente del Consiglio regionale Antonello Aurigemma ha spiegato che la restituzione del parco ai cittadini è avvenuta in raccordo con il Municipio XI e ha annunciato l’invio dei tecnici e della ditta incaricata per un sopralluogo e per una relazione sui fatti. Dall’altra parte, l’assessora municipale Daniela Gentili ha ribadito che la competenza esclusiva sull’area è del Consiglio regionale e ha chiesto verifiche immediate e puntuali, oltre a tutte le misure necessarie per la messa in sicurezza. Non è solo un passaggio politico: da qui passa l’individuazione del soggetto tenuto a controllare, verificare e certificare la piena fruibilità dell’area.
Pozzo non segnalato, le domande dei residenti
Nelle ore successive all’accaduto si è alzata anche la voce del territorio. I frequentatori del parco e il Comitato Montestallonara insistono su un punto: quel pozzo, sostengono, non sarebbe mai stato visibile prima dei lavori. Se fosse un manufatto preesistente, resta da capire perché non fosse protetto. Se invece fosse legato agli interventi eseguiti negli ultimi mesi, il tema diventerebbe ancora più serio, perché riguarderebbe direttamente modalità di esecuzione, collaudi e controlli finali. In entrambi i casi il nodo è uno solo: un pericolo di quel livello non può essere lasciato senza copertura, transenne o segnalazioni chiare in un parco pubblico pieno di famiglie.
È proprio questo il punto che rende la vicenda più ampia del singolo fatto di cronaca. Non si parla soltanto di una disavventura finita meglio del previsto. Si parla del rapporto di fiducia che deve esistere fra istituzioni e cittadini quando viene riaperto uno spazio pubblico dopo lavori, chiusure, polemiche e annunci. Un parco non è solo un’area verde: è un luogo dove si portano i figli, dove si cammina senza pensare di dover controllare ogni passo come in un cantiere. Per questo il caso di Monte Stallonara tocca un nervo scoperto della città e chiama in causa procedure, verifiche e assunzione di responsabilità.
Regione Lazio, Municipio e accertamenti dopo l’incidente
Le indagini e gli accertamenti della polizia dovranno chiarire la dinamica, l’origine del pozzo, la presenza o meno di una copertura, lo stato dei lavori eseguiti e il livello di sicurezza garantito al momento della riapertura. Nel frattempo, il parco è stato nuovamente chiuso per consentire verifiche urgenti. Sul piano pubblico, il dato più rilevante è che la vicenda non si esaurirà con il soccorso riuscito: restano aperte la questione amministrativa e quella politica, perché c’è da capire chi dovesse vigilare e se qualcuno abbia sottovalutato un rischio evidente.
La notizia, del resto, avrebbe potuto avere un esito molto peggiore. Lo ha detto il marito della donna e lo pensano molti residenti. È proprio da qui che dovrebbe partire ogni riflessione seria: dalla fortuna, sì, ma soprattutto dall’obbligo di non affidare mai la sicurezza di un’area pubblica alla fortuna. Roma conosce bene il costo delle omissioni, dei controlli fatti male e delle manutenzioni lasciate a metà. Per questo quanto accaduto al Parco della Pace chiede risposte rapide, verifiche trasparenti e una certezza elementare: quando un cancello si riapre, i cittadini devono poter entrare senza rischiare la vita.
