Librerie indipendenti, Roma dà il via al rilancio: spazi esterni, eventi e nuove regole

La misura riguarda le librerie indipendenti attive da almeno due anni, con un massimo di quattro punti vendita nel territorio capitolino
Di Fabio Vergovich
Librerie Roma dehors
Librerie Roma dehors (thebookadvisor.it)

Roma muove un passo concreto per sostenere le librerie indipendenti. La Giunta Capitolina ha dato il via libera a una nuova disciplina per l’occupazione di suolo pubblico, pensata per aiutare le piccole librerie a usare meglio gli spazi esterni, rafforzare la presenza nei quartieri e ampliare le occasioni di incontro legate alla lettura. Il testo ora passerà all’esame dellAssemblea Capitolina.

Librerie indipendenti a Roma, perché cambia la disciplina sul suolo pubblico

Il provvedimento nasce da un’esigenza molto chiara: evitare che le librerie indipendenti restino schiacciate da un mercato sempre più dominato dagli acquisti online, dalle grandi catene e da abitudini culturali cambiate in modo rapido. A Roma, come in molte città italiane, le librerie di quartiere non sono soltanto negozi. Sono luoghi riconoscibili, spesso legati alla storia delle strade, delle piazze, delle famiglie e dei lettori che li frequentano.

La nuova disciplina punta proprio a valorizzare questa funzione. Non si tratta di una semplice autorizzazione amministrativa per mettere tavolini o espositori fuori dall’ingresso. L’idea è più ampia: consentire alle librerie indipendenti di diventare spazi più visibili, più vivi, più capaci di organizzare presentazioni, incontri, letture, iniziative per bambini, appuntamenti con autori e momenti culturali aperti alla città.

Il percorso era stato indicato già nel novembre scorso, durante l’iniziativa “Sindaco per un giorno”, quando Carlo Verdone, nel giorno dei suoi 75 anni, aveva indossato simbolicamente la fascia tricolore e aveva proposto un intervento per sostenere alcune realtà fondamentali dei quartieri romani. L’artista aveva richiamato l’attenzione su quei luoghi che rischiano di perdere forza pur avendo ancora un ruolo decisivo nella vita quotidiana della Capitale.

Nuove concessioni per le librerie: requisiti, metrature e aree interessate

La misura riguarda le librerie indipendenti attive da almeno due anni, con un massimo di quattro punti vendita nel territorio capitolino e con una parte prevalente del fatturato legata alla vendita di libri. È una definizione pensata per distinguere le piccole realtà radicate nei quartieri dalle strutture più grandi e articolate, in modo da indirizzare il sostegno a chi ha minori margini economici e maggiore esposizione alle difficoltà del settore.

Una delle novità più importanti riguarda la possibilità di richiedere concessioni di occupazione di suolo pubblico con criteri dedicati e proporzionati alla superficie di vendita. Questo significa che gli spazi esterni potranno essere utilizzati in modo più coerente con la dimensione della libreria e con le attività culturali o promozionali che si intendono realizzare.

Il provvedimento apre questa possibilità anche nella Città Storica e nel sito UNESCO, punti particolarmente delicati per regole urbanistiche, decoro, tutela del patrimonio e gestione dello spazio pubblico. Proprio per questo il testo prova a costruire un equilibrio: sostenere i negozi culturali senza trasformare le aree centrali in luoghi privi di ordine, evitando che le nuove opportunità diventino occupazioni disordinate o poco compatibili con il contesto urbano.

Caffè letterari e attività integrative: cosa cambia per i negozi da 50 a 100 metri quadrati

Un altro passaggio rilevante riguarda le librerie con superficie compresa da 50 a 100 metri quadrati. Per queste attività viene prevista la possibilità di affiancare alla vendita dei libri una somministrazione integrativa di alimenti e bevande, a condizione che resti prevalente l’attività libraria.

È una scelta che guarda a un modello già diffuso in molte città europee: la libreria come luogo ibrido, dove si compra un volume, si resta a leggere, si ascolta un autore, si partecipa a un laboratorio, si prende un caffè. Non una trasformazione in bar, dunque, ma un’estensione funzionale del servizio culturale.

Per molte librerie indipendenti questa possibilità può avere un impatto concreto. Un piccolo servizio di somministrazione può aiutare a sostenere i costi, allungare la permanenza dei clienti, rendere più sostenibili gli eventi e attirare persone che magari entrano per un incontro e poi scoprono un catalogo, un autore, una proposta di lettura.

In un momento in cui la vendita del libro fisico deve fare i conti con piattaforme digitali, consegne rapide e sconti aggressivi, la differenza può arrivare dall’esperienza. La libreria che funziona non è solo un punto vendita: è un ambiente, una relazione, una scelta di prossimità.

Dal centro alle periferie, il valore dei presìdi culturali nei quartieri

La ricaduta più interessante della misura riguarda i quartieri. Roma è una città molto estesa, con distanze rilevanti e aree che vivono problemi diversi: alcune soffrono per il calo del commercio di vicinato, altre per l’impoverimento degli spazi di relazione, altre ancora per una vita culturale troppo concentrata nel centro storico.

Le librerie indipendenti possono aiutare a riequilibrare questa mappa. Un negozio di libri aperto, con una vetrina curata, un calendario di incontri e uno spazio esterno utilizzato in modo intelligente, può diventare un riferimento per studenti, famiglie, anziani, lettori abituali e persone che cercano un’occasione di confronto.

La misura, quindi, ha anche un valore urbanistico e sociale. Dove una libreria resiste, spesso resiste anche una certa idea di quartiere: meno anonima, più attenta ai legami quotidiani, più capace di generare passaggi, presenze, conversazioni. Il tema economico resta centrale, perché senza sostenibilità le attività chiudono. Il rilancio culturale, però, passa anche dalla possibilità di dare a questi luoghi strumenti concreti.

Il passaggio in Assemblea Capitolina e gli effetti attesi

Il via libera della Giunta non chiude l’iter. Il provvedimento dovrà essere esaminato e approvato dall’Assemblea Capitolina. Solo dopo quel passaggio la nuova disciplina potrà diventare operativa e produrre effetti per le librerie interessate.

La posta in gioco è significativa perché riguarda un settore fragile, spesso raccontato in modo romantico, ma alle prese con problemi molto pratici: affitti, personale, bollette, concorrenza digitale, calo della lettura, difficoltà nel programmare eventi senza costi aggiuntivi. Intervenire sullo spazio pubblico non risolve tutto, ma può dare ossigeno e visibilità.

 
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