Cori, casa salvata dall’asta: il Servizio Sociale evita lo sfratto a una donna fragile

A Cori una donna fragile rischiava di perdere la casa all’asta. Il lavoro del Servizio Sociale comunale e dell’amministrazione di sostegno ha permesso di bloccare la procedure
Di Redazione
Cori (Latina)
Cori (Latina)

C’è una casa, a Cori, che oggi ha ancora la sua abitante. Fino a poche settimane fa non era affatto scontato. Su quelle mura pendeva un’asta giudiziaria fissata per l’estate, ultimo atto di una procedura di espropriazione immobiliare che sembrava avviata verso un epilogo obbligato: la vendita dell’unico bene di una donna sola e fragile, e la perdita del solo luogo che poteva chiamare casa. Che quella vendita non si sia celebrata, e che oggi si possa parlare di una vicenda a lieto fine, si deve in gran parte al lavoro paziente e ostinato del Servizio Sociale del Comune di Cori.

Dalla fragilità al rischio di perdere tutto

La storia è quella, purtroppo non rara, di una fragilità che si trasforma in dissesto economico. La protagonista, di cui per rispetto viene omesso ogni riferimento personale, è una donna che vive da anni in una condizione di grave disagio psichico, riconosciuta invalida civile, priva di una rete familiare in grado di occuparsi di lei. Anni fa aveva acquistato la propria abitazione contraendo un mutuo con un istituto di credito. Poi la malattia ha avuto la meglio sulla capacità di gestire i propri interessi: le rate non pagate, il precetto, l’avvio della procedura esecutiva immobiliare, la cessione del credito a una società specializzata.

Il meccanismo giudiziario, una volta innescato, procede per la sua strada, spesso incapace di fermarsi davanti alle ragioni umane che stanno a monte dell’inadempimento. Così si è arrivati all’avviso d’asta: prezzo base ventimila euro, per una casa che valeva assai di più, ma soprattutto per l’unico centro di vita di una persona che altrove non aveva dove andare.

Il lavoro silenzioso del Servizio Sociale

In questa vicenda il Servizio Sociale comunale non è comparso all’ultimo momento, come un pompiere chiamato a spegnere l’incendio. È stato presente, con continuità, per anni. Sono stati gli operatori del Comune a intercettare per primi la situazione: la scheda del Punto Unico di Accesso, la valutazione dell’Unità Multidimensionale, le visite domiciliari ripetute nonostante le porte spesso chiuse, gli interventi di pronto intervento sociale a fronte delle segnalazioni del vicinato.

Un lavoro faticoso, fatto anche di rifiuti e diffidenza da parte di chi, proprio a causa della propria condizione, respingeva ogni aiuto. Ma è stato quel presidio costante a permettere di ricostruire il quadro e, soprattutto, a fornire la chiave giuridica per intervenire davvero.

L’amministrazione di sostegno come svolta

È stato il Servizio Sociale a proporre al Tribunale l’apertura di un’amministrazione di sostegno, la misura di protezione pensata per chi non è in grado di provvedere autonomamente ai propri interessi. Il Giudice Tutelare l’ha accolta, affidando l’incarico al Sindaco del Comune di Cori, il dott. Mauro Primio De Lillis, che a sua volta lo ha delegato a un professionista. Da quel momento la tutela della donna ha avuto un volto, una responsabilità e, finalmente, strumenti concreti.

Il primo passo è stato mettere ordine nei conti. Un lavoro quasi investigativo ha permesso di ricondurre sotto il vincolo tutelare la pensione della beneficiaria, che fino ad allora veniva prelevata e dispersa mese dopo mese senza che nulla restasse. Bloccata quell’emorragia, le mensilità hanno cominciato ad accantonarsi. In poco più di un anno, senza alcun sacrificio aggiuntivo per la donna, sul conto vincolato si è formata una piccola riserva: circa novemilasettecento euro. Una somma che, altrimenti, sarebbe semplicemente svanita.

L’accordo che ha fermato l’asta

È proprio quella riserva ad aver reso possibile l’impensabile. Invece di attendere l’asta, l’amministrazione di sostegno ha formulato alla società creditrice una proposta di transazione a saldo e stralcio: il pagamento immediato dei novemilasettecento euro accantonati, seguito da rate mensili sostenibili, compatibili con la modesta pensione della beneficiaria.

Un’offerta che, a conti fatti, garantiva al creditore più di quanto avrebbe realisticamente ricavato da una vendita all’incanto con base a ventimila euro, sempre esposta al rischio di aste deserte e di ulteriori ribassi. Ma soprattutto un’offerta che salvava la casa.

Il Giudice Tutelare ha autorizzato l’accordo alla fine di giugno. Il pagamento è stato eseguito e, con esso, la procedura di espropriazione perde la sua ragione d’essere. La donna resta nella sua abitazione.

Quando il welfare locale fa la differenza

È una storia che vale la pena raccontare non per la sua eccezionalità, ma per ciò che dimostra. Dietro le sigle burocratiche dei servizi alla persona ci sono professionisti che, quando lavorano bene e con continuità, riescono a fare quello che nessuna procedura automatica potrà mai fare: guardare la persona prima del fascicolo.

Senza quel presidio silenzioso e tenace, l’asta di luglio si sarebbe celebrata e una cittadina di Cori, oggi, sarebbe senza casa. È accaduto il contrario. Ed è accaduto perché il Servizio Sociale del Comune di Cori c’era, e non ha mollato.

 
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Cronaca

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