Fentanyl, perché la droga degli zombie fa paura anche in Italia: allarme a Roma

L’Italia ha adottato un Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio e il traffico di Fentanyl e altri oppioidi sintetici
Di Fabio Vergovich
Flacone di Fentanyl
Flacone di Fentanyl

Il Fentanyl è nato come farmaco per il dolore severo, ma il suo uso illegale lo ha trasformato in una delle sostanze più temute al mondo: dopo il furto di 80 flaconi dalla farmacia dell’ospedale Israelitico di Roma, l’attenzione in Italia si è alzata anche sul rischio di una diffusione criminale.

Oppioide sintetico e droga degli zombie: perché il Fentanyl è così pericoloso

Il nome Fentanyl compare sempre più spesso nelle cronache internazionali e ora anche nel dibattito italiano. Si tratta di un oppioide sintetico, usato in medicina nella terapia del dolore intenso, soprattutto nei pazienti oncologici in fase avanzata e in alcuni percorsi anestesiologici. Il problema nasce fuori dal circuito sanitario, quando la sostanza viene sottratta ai controlli, venduta illegalmente o miscelata con altre droghe.

La sua potenza spiega la paura. Il Fentanyl è circa 100 volte più potente della morfina e 50 volte più potente dell’eroina. Una differenza enorme, perché significa che quantità minime possono produrre effetti devastanti. Bastano pochi milligrammi per provocare una depressione respiratoria fatale. La morte può arrivare per soffocamento, con il respiro che rallenta fino a fermarsi.

Nel linguaggio di strada viene chiamato “droga degli zombie” perché chi lo assume in modo improprio può apparire assente, piegato su se stesso, incapace di reagire. Negli Stati Uniti circola anche con nomi come “Dragon’s Breath”, “White Girl”, “Dance Fever”, “Tango & Cash”, “Persiano bianco” o “trip di carta”. Nomi diversi per una sostanza che, fuori dall’uso medico, può cancellare in pochi istanti il margine di sicurezza.

Effetti sul cervello, euforia e rischio overdose: cosa accade dopo l’assunzione

Il Fentanyl agisce sui recettori oppioidi, gli stessi coinvolti nella percezione del dolore e nella risposta emotiva alla sofferenza fisica. In ambito clinico questo meccanismo permette di ridurre la trasmissione degli impulsi dolorosi e di dare sollievo a chi convive con dolori molto forti. Il paziente può percepire ancora la presenza del dolore, ma lo vive con minore angoscia.

Chi ne fa uso come droga cerca invece euforia, sedazione, distacco, rilassamento totale. Il confine con il sovradosaggio è molto stretto. Gli effetti indesiderati immediati possono includere nausea, vomito, stipsi, sonnolenza, confusione mentale e perdita di lucidità. Nei casi più gravi subentra la depressione respiratoria, il vero meccanismo letale degli oppioidi.

Il dato più preoccupante riguarda la rapidità. Il respiro può fermarsi prima che compaiano segnali evidenti di perdita di coscienza. Questo rende l’intervento di soccorso più difficile, specialmente quando chi assume la sostanza non sa di aver ingerito Fentanyl. Il rischio cresce ancora di più quando viene mescolato a cocaina, metanfetamina, crystal meth o altre sostanze stimolanti.

Dal farmaco ospedaliero al mercato illegale: cerotti, fiale, compresse e dark web

Nel circuito legale il Fentanyl non è una sostanza di libero accesso. Può essere presente sotto forma di cerotti, fiale, compresse, formulazioni per uso endovenoso, spray o preparati destinati a pazienti con precise indicazioni terapeutiche. Viene distribuito con ricetta medica e usato sotto stretto controllo sanitario, proprio perché il margine di errore è ridotto.

Il mercato illegale segue un’altra logica. Il Fentanyl è appetibile per la criminalità perché è economico da produrre, facile da trasportare e redditizio in modo enorme. Da un chilo di polvere, acquistato a cifre relativamente contenute nel circuito criminale, si possono ricavare quantità elevatissime di dosi, con guadagni milionari. Il dark web e il deep web hanno reso più complessa l’intercettazione delle vendite, grazie a sistemi di occultamento, pagamenti schermati e spedizioni difficili da ricostruire.

La sottrazione di 80 flaconi dalla farmacia dell’ospedale Israelitico di Roma ha aumentato la preoccupazione. Le fiale mancanti potrebbero essere idonee a confezionare fino a 20mila dosi per il consumo illegale. Un numero che rende chiaro il valore del furto: non solo danno a una struttura sanitaria, ma possibile alimentazione di un circuito di spaccio ad altissimo rischio.

Dipendenza rapida e astinenza: perché smettere senza controllo medico è rischioso

Il Fentanyl può creare dipendenza in tempi rapidi. Tolleranza e bisogno di aumentare le dosi possono comparire dopo pochi giorni, con tempi diversi in base alla quantità assunta e alle condizioni della persona. Nel trattamento medico, l’interruzione non avviene mai in modo improvviso quando l’uso è stato prolungato. Si procede con riduzioni graduali, calibrate da professionisti, per limitare i sintomi di astinenza.

Sudorazione, ansia, diarrea, dolori addominali intensi, agitazione e malessere fisico possono rendere difficile sospendere la sostanza senza assistenza. Nel consumo illegale il pericolo è doppio: manca il controllo sul dosaggio e spesso manca la consapevolezza della composizione reale della dose. Una pillola venduta come altro può contenere Fentanyl in quantità non dichiarate.

Anche il naloxone, antidoto usato nelle overdose da oppioidi, può risultare meno efficace quando il Fentanyl è associato ad altre droghe. Questo non significa che non serva, ma che la tempestività dell’intervento resta decisiva. Ogni minuto può cambiare l’esito.

Stati Uniti, quasi un milione di morti e il timore per l’Europa

Negli Stati Uniti la crisi degli oppioidi ha prodotto numeri drammatici. Dalla fine degli anni Novanta al 2022 le overdose letali collegate agli oppioidi hanno raggiunto una dimensione vicina al milione di vittime. In una prima fase il problema è stato alimentato dall’uso massiccio di farmaci antidolorifici prescritti ad alti dosaggi. Poi il mercato illegale ha occupato lo spazio lasciato dalla dipendenza, con l’arrivo sempre più forte del Fentanyl.

La sostanza ha sostituito in parte l’eroina perché costa meno, è più potente, si trasporta con maggiore facilità e può essere venduta anche online. Dal 2015 in poi molte overdose hanno iniziato a coinvolgere combinazioni di Fentanyl e stimolanti. Questa evoluzione ha reso il fenomeno più difficile da governare.

In Italia e in Europa non esiste al momento una situazione paragonabile a quella americana. Pesano in positivo la presenza di percorsi sanitari per il dolore, i programmi di sostituzione degli oppiacei e il monitoraggio del consumo di sostanze attraverso strumenti epidemiologici e controlli sulle acque reflue. Tuttavia i segnali di circolazione illegale sono cresciuti. Dal 2018 al 2023 in Italia sono stati sequestrati circa 123 grammi di Fentanyl in polvere, 28 dosi in compresse e diversi cerotti o spray. Quantità apparentemente piccole, ma potenzialmente letali per migliaia di persone.

Piano nazionale, controlli e giovani: la prevenzione diventa priorità

L’Italia ha adottato un Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio e il traffico di Fentanyl e altri oppioidi sintetici. La legge di bilancio 2025 ha previsto 94 milioni di euro annui per il Fondo nazionale dedicato alle dipendenze patologiche, con risorse destinate anche a monitoraggio, prevenzione e interventi mirati sui giovani.

Il nodo non riguarda solo la repressione dello spaccio. Serve una rete capace di riconoscere i segnali precoci, informare senza allarmismi inutili, controllare la custodia dei farmaci ad alto rischio e rafforzare la vigilanza nei luoghi dove queste sostanze sono conservate. Il furto avvenuto a Roma dimostra che la sicurezza dei depositi sanitari è parte integrante della prevenzione.

Per i cittadini il messaggio deve essere chiaro: il Fentanyl non è una droga “nuova” da sottovalutare, ma un farmaco potentissimo che fuori dal controllo medico può uccidere in pochi milligrammi. La differenza la fanno la rapidità dei soccorsi, la capacità di riconoscere il rischio e la consapevolezza che una dose acquistata illegalmente può contenere qualcosa di molto diverso da ciò che viene promesso.

 
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Cronaca

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