Roma. Pamela Mastropietro, la madre presenta esposto: “Telecamere sulla panchina rossa a Re di Roma”

Non un gesto simbolico, ma una misura pratica, la richiesta della madre di Pamela: telecamere orientate sulla zona, controllo dell’area verde, maggiore attenzione a un luogo già identificato dai cittadini come spazio della memoria
Di Fabio Vergovich
Panchina rossa in memoria di Pamela Mastropietro, vandalizzata a Piazza Re di Roma
Piazza Re di Roma: panchina rossa in memoria di Pamela, vandalizzata (dal profilo Fb di Alessandra Verni)

Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, ha depositato una denuncia-querela al commissariato San Giovanni per chiedere una verifica sull’assenza di risposte alle richieste di videosorveglianza a piazza Re di Roma, dove si trova la panchina rossa dedicata alla figlia. La richiesta riguarda un luogo simbolico, più volte colpito da vandalismi, e arriva dopo oltre sessanta giorni dalla prima istanza inviata alle amministrazioni competenti.

Pamela Mastropietro, la panchina rossa e la richiesta di sicurezza

La vicenda torna al centro dell’attenzione pubblica per un motivo concreto: la panchina rossa dedicata a Pamela Mastropietro, installata a piazza Re di Roma, continua a essere bersaglio di danneggiamenti e atti di incuria. Non si tratta solo di un arredo urbano rovinato. Per la madre della ragazza, quella panchina è un segno pubblico di memoria, un presidio civile contro la violenza sulle donne, un punto che dovrebbe essere tutelato con maggiore attenzione.

Pamela, 18 anni, romana, fu uccisa il 30 gennaio 2018 dopo essersi allontanata da una struttura in provincia di Macerata. La sua morte, segnata da una violenza estrema, è rimasta impressa nella coscienza di molti cittadini. Per questo il luogo scelto a Roma per ricordarla non ha un valore soltanto affettivo. È uno spazio che parla alla città e richiama la responsabilità delle istituzioni nella cura dei simboli dedicati alle vittime.

L’esposto presentato dalla madre al commissariato San Giovanni

Alessandra Verni ha scelto di rivolgersi alla polizia depositando una formale denuncia-querela destinata alla procura della Repubblica. La richiesta è chiara: verificare se l’assenza di risposte da parte di Roma Capitale, del Dipartimento Tutela Ambientale e del Municipio Roma VII possa avere rilevanza sotto il profilo penale, anche in relazione all’ipotesi di omissione di atti d’ufficio.

La madre di Pamela sostiene di aver inviato il 24 aprile richieste formali per ottenere l’installazione di telecamere di videosorveglianza mirate sulla piazza e sull’area verde che ospita la panchina. L’obiettivo non sarebbe una sorveglianza generica, ma una copertura puntuale di una zona più volte danneggiata, dove il segno dedicato alla ragazza è stato esposto a episodi ripetuti di vandalismo.

Il passaggio dei sessanta giorni è uno degli elementi centrali dell’iniziativa. Verni evidenzia che, trascorso quel termine, non sarebbe arrivata alcuna risposta concreta dalle amministrazioni coinvolte. Da qui la decisione di trasformare la protesta in un atto formale, chiedendo alla magistratura di valutare condotte, tempi e responsabilità.

Piazza Re di Roma, videosorveglianza e tutela degli spazi pubblici

Il caso della panchina rossa apre un tema più ampio: la gestione della sicurezza nelle piazze romane, soprattutto quando uno spazio pubblico ospita un simbolo legato a una storia di violenza e dolore. Piazza Re di Roma è un nodo molto frequentato, servito dalla metropolitana, attraversato ogni giorno da residenti, studenti, famiglie, lavoratori e persone di passaggio. Proprio per questo, la cura dell’area non riguarda soltanto chi abita nel quartiere.

La videosorveglianza, nella richiesta avanzata dalla madre di Pamela, viene indicata come uno strumento utile per prevenire nuovi danneggiamenti e per individuare eventuali responsabili. Non basta riparare una panchina dopo l’ennesimo sfregio. La domanda posta dalla vicenda è se un luogo così esposto debba essere protetto prima, con misure adeguate e tempi amministrativi compatibili con la realtà del territorio.

La piazza, nelle parole di Verni, sarebbe “fuori controllo”. È una frase dura, che fotografa la percezione di abbandono avvertita da chi vede un simbolo pubblico colpito più volte senza una risposta visibile. Il punto non è trasformare ogni spazio urbano in un’area blindata, ma riconoscere che certi luoghi chiedono una tutela superiore perché custodiscono memoria, dolore e impegno civile.

Il ruolo delle istituzioni e il peso delle mancate risposte

Nel Lazio, la sicurezza urbana passa anche dalla capacità degli enti locali di rispondere con rapidità alle segnalazioni dei cittadini. Nel caso della panchina rossa per Pamela, la richiesta non nasce da un episodio isolato, ma da una serie di vandalismi che avrebbero reso necessario un intervento stabile. Per questo Verni chiama in causa Roma Capitale, il Dipartimento Tutela Ambientale e il Municipio Roma VII.

Sulla vicenda ci sarebbero stati anche interventi del difensore civico della Regione Lazio, elemento che rende ancora più evidente la dimensione istituzionale del caso. La madre della ragazza non chiede soltanto un gesto simbolico, ma una misura pratica: telecamere orientate sulla zona, controllo dell’area verde, maggiore attenzione a un luogo già identificato dai cittadini come spazio della memoria.

La vicenda mette insieme due piani: il ricordo di Pamela Mastropietro e la qualità della risposta amministrativa. Quando un cittadino presenta una richiesta formale, soprattutto su un tema che riguarda sicurezza, decoro e tutela di un bene dedicato a una vittima, il tempo non è un dettaglio burocratico. Diventa parte del problema, perché ogni giorno senza risposta può coincidere con un nuovo rischio di danneggiamento.

Una panchina rossa non è solo arredo urbano

Le panchine rosse sono nate per ricordare le donne vittime di violenza e per rendere visibile, nei luoghi della vita quotidiana, una ferita che non appartiene soltanto alle famiglie colpite. La panchina dedicata a Pamela a Re di Roma porta con sé un nome, una storia, un volto, una madre che continua a chiedere attenzione.

Per questo i vandalismi non possono essere trattati come semplici episodi di degrado. Colpire quel segno significa intaccare un messaggio civile. Lasciarlo senza protezione espone la città a una domanda scomoda: quanto vale, nella pratica amministrativa, la memoria di una ragazza uccisa a 18 anni?

Ora l’esposto apre una nuova fase. Sarà la magistratura a valutare eventuali profili di responsabilità. Sul piano pubblico, però, la questione è già chiara: piazza Re di Roma ha bisogno di una risposta concreta, la panchina rossa dedicata a Pamela deve essere protetta e le richieste dei familiari non possono restare sospese in un tempo indefinito.

 
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