Colleferro, via libera al maxi Data Center per l’IA: 150 MW e oltre 400 posti di lavoro

Il Consiglio comunale ha approvato il campus da 150 MW che sorgerà su circa 76 ettari, con 57.800 metri quadrati coperti
Di Alessandra Monti
Colleferro, area dove nascerà il Data Center per l'IA
Colleferro, area dove nascerà il Data Center (Foto Regione Lazio)

Colleferro si prepara a ospitare uno dei più grandi Data Center dedicati all’intelligenza artificiale previsti in Italia e il più grande progetto di questo tipo annunciato nell’Italia centrale. Il Consiglio comunale ha approvato il campus da 150 MW che sorgerà su circa 76 ettari, con 57.800 metri quadrati coperti. L’investimento promette centinaia di posti di lavoro qualificati e apre un confronto molto acceso sull’impatto che un’infrastruttura di queste dimensioni avrà sul territorio.

Data Center a Colleferro, 76 ettari in una posizione strategica

Il progetto arriva al termine di un percorso amministrativo durato circa due anni e nato dalla volontà del Comune di candidare Colleferro come sede di investimenti legati alle tecnologie digitali, ai supercomputer e ai grandi centri di elaborazione dati.

L’area individuata si trova in un quadrante particolarmente favorevole dal punto di vista infrastrutturale: è compresa fra l’autostrada A1, via Casilina e la linea ferroviaria dell’Alta Velocità e dista circa tre chilometri dal centro logistico Amazon. Una collocazione che permette di collegare il nuovo campus alle grandi reti energetiche e digitali e di raggiungere rapidamente Roma e il resto del Centro Italia.

Il complesso avrà una superficie coperta di circa 57.800 metri quadrati. Il progetto architettonico porta la firma dello studio Lombardini22 di Milano, mentre Telecom Sparkle ha curato l’infrastruttura destinata alla connessione con la rete fotonica nazionale.

La dimensione energetica rende immediatamente l’idea della portata dell’intervento: al Data Center sono stati assegnati 150 MW di potenza elettrica. All’interno dell’area saranno inoltre installati impianti fotovoltaici capaci di raggiungere complessivamente circa 34 MW.

Energia, acqua e territorio: perché il progetto fa discutere

È proprio la scala dell’intervento ad alimentare le domande di una parte dei cittadini. Un Data Center dedicato all’intelligenza artificiale lavora senza interruzioni, con migliaia di server che richiedono grandi quantità di energia elettrica e sistemi continui di raffreddamento.

A Colleferro il tema assume un peso particolare anche per la storia industriale della Valle del Sacco e per la sensibilità maturata negli anni sui temi ambientali. Le preoccupazioni espresse riguardano soprattutto il fabbisogno energetico, il consumo idrico e l’occupazione di un’area estesa per circa 76 ettari.

L’amministrazione comunale sostiene che il progetto sia stato concepito proprio per ridurre questi effetti. Una parte dell’alimentazione arriverà dai 34 MW di fotovoltaico realizzati sul posto e la restante energia prevista dal piano dovrà essere collegata a produzione rinnovabile mediante contratti PPA con operatori energetici green.

Per il raffreddamento è stato scelto un impianto a circuito chiuso sviluppato con Mitsubishi Electric. La soluzione punta a recuperare e riutilizzare l’acqua nel processo di raffreddamento, limitando la necessità di prelievi continui. Il progetto prevede inoltre l’impiego delle acque meteoriche.

Un altro elemento riguarda l’alimentazione di emergenza. Sono stati previsti gruppi elettrogeni a gas realizzati con il coinvolgimento di AB Energy di Brescia. L’approvvigionamento verrà garantito attraverso l’infrastruttura di Società Gasdotti Italia, senza necessità di depositi di combustibile all’interno del campus.

Sono elementi destinati a essere esaminati con grande attenzione nell’ultima fase autorizzativa. Per un investimento di questa portata, infatti, la valutazione dell’impatto non può fermarsi alla superficie occupata dagli edifici. Riguarda la domanda elettrica, le reti necessarie per sostenerla, l’acqua utilizzata, la viabilità, la gestione delle emergenze e gli effetti economici generati negli anni.

Oltre 400 occupati a regime e 700 persone nella fase dei cantieri

La ricaduta occupazionale rappresenta uno degli argomenti centrali utilizzati dall’amministrazione per spiegare la scelta compiuta.

Durante la costruzione è prevista una presenza media contemporanea di circa 700 lavoratori. Una volta operativo, il Data Center dovrebbe garantire circa 220 posti diretti e un numero analogo di occupati nell’indotto. Le posizioni complessive legate alla gestione potrebbero quindi superare quota 400.

La differenza rispetto alla logistica tradizionale riguarda soprattutto le professionalità richieste. Un campus informatico di queste dimensioni necessita di tecnici elettronici, informatici, ingegneri, manutentori specializzati, esperti delle reti, addetti alla sicurezza digitale ed energetica.

Proprio per questo il Comune intende avviare, insieme alla società proponente, programmi di formazione sul territorio finalizzati alle future assunzioni. È un passaggio decisivo. Se una parte significativa dei nuovi posti riuscirà a essere coperta da giovani e lavoratori dell’area, l’investimento potrà produrre effetti molto più profondi sull’economia locale.

L’arrivo di centinaia di lavoratori qualificati può inoltre generare domanda per servizi, ristorazione, commercio, abitazioni e imprese specializzate. La portata della ricaduta dipenderà dalle modalità con cui verranno organizzati gli appalti, le assunzioni e la formazione.

Calamita difende il progetto: “Data Center e supercomputer non bruciano niente”

Il sindaco Giulio Calamita rivendica il percorso iniziato già nella precedente consiliatura e considera il Data Center un cambio di passo per il modello industriale di Colleferro.

La posizione dell’amministrazione parte da un concetto preciso: orientare gli investimenti verso attività tecnologiche capaci di produrre occupazione qualificata, riducendo alcune delle pressioni tipiche degli insediamenti industriali e logistici tradizionali.

“Data center e supercomputer non bruciano niente, non hanno camion che caricano e scaricano, forniscono un’occupazione di qualità con periti elettronici e ingegneri di vario genere”, ha spiegato Calamita intervenendo sulle preoccupazioni emerse in città.

Il sindaco lega l’operazione anche alla storia industriale e scientifica di Colleferro, città che per decenni ha ospitato produzioni avanzate nei settori della tecnologia, dell’aerospazio e dell’ingegneria. Nelle intenzioni dell’amministrazione il nuovo campus potrebbe diventare un banco di prova per un modello replicabile anche in altre aree dell’Italia centrale.

“Il primo data center sarà naturalmente una sperimentazione per tutta l’Italia centrale, rendendo Colleferro coerente con la sua storia. Siamo da sempre stati pionieri nella scienza e nella tecnica e continuiamo ad esserlo, in questo caso dentro un’economia di pace”, ha affermato il primo cittadino.

Il Data Center divide Colleferro: il vero esame arriverà con i numeri

L’approvazione del Consiglio comunale, arrivata senza voti contrari, rappresenta un passaggio politico importante. Fuori dall’aula consiliare il confronto resta molto vivo. Le osservazioni di numerosi cittadini ruotano attorno a domande concrete: quanta energia consumerà realmente il campus a pieno regime? Quale sarà il fabbisogno annuale di acqua? Quale quota della superficie resterà permeabile? Quanto peseranno gli impianti e le nuove infrastrutture sul territorio?

Sono interrogativi destinati ad accompagnare il progetto fino all’entrata in funzione dell’impianto e anche successivamente. Le soluzioni previste sul ricircolo idrico e sull’approvvigionamento energetico indicano la direzione scelta per ridurre l’impronta ambientale. Saranno i dati operativi a consentire una valutazione completa.

Sul fronte urbanistico è prevista anche una nuova viabilità, per la quale è arrivato il via libera del Comune di Segni. Il progetto entra adesso nell’ultimo passaggio autorizzativo nazionale davanti al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

I team tecnici e legali di Cobra Green Hyperscale sono pronti a depositare la documentazione necessaria per il procedimento previsto dalla nuova disciplina introdotta nel 2026 per i centri dati.

Colleferro si trova quindi davanti a una trasformazione potenzialmente profonda. Un campus da 150 MW dedicato all’intelligenza artificiale può collocare la città sulla mappa nazionale delle grandi infrastrutture digitali e creare centinaia di opportunità professionali. Perché questo investimento venga percepito come un vantaggio duraturo serviranno formazione locale, trasparenza sui consumi, controlli ambientali e dati accessibili sull’effettivo funzionamento degli impianti.

 
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