Un uomo residente nella zona di Tor Sapienza è stato fermato perché ritenuto il presunto responsabile dell’omicidio di Raymond Asosa Agheyisi, 24 anni, romano e incensurato, ucciso a colpi di arma da fuoco nel pomeriggio del 17 agosto in via Giorgio Morandi. L’indagato, già noto alle forze dell’ordine, si era reso irreperibile dopo il delitto e nella mattinata si è presentato al carcere di Velletri, dove è stato eseguito il provvedimento restrittivo.
Omicidio a Tor Sapienza, la sparatoria del 17 agosto in via Giorgio Morandi
Il giovane era stato trovato riverso sull’asfalto dopo essere stato raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco. Alcuni passanti avevano immediatamente dato l’allarme e sul posto erano intervenuti i sanitari del 118, che avevano tentato di stabilizzarlo prima del trasferimento d’urgenza al Policlinico Casilino.
Le sue condizioni erano apparse subito gravissime. Una volta arrivato in ospedale, il 24enne era morto poco dopo a causa delle ferite riportate. Da quel momento l’attenzione investigativa si era concentrata sulla ricostruzione delle ore precedenti alla sparatoria, sugli spostamenti della vittima e sulle persone che potevano avere avuto contatti con lui.
Il fatto aveva richiamato l’attenzione anche per le modalità dell’agguato: colpi esplosi in strada, in pieno pomeriggio, all’interno di un quadrante densamente abitato della periferia orientale di Roma. Un episodio che ha imposto verifiche rapide per identificare chi avesse sparato e stabilire quale rapporto potesse esserci con il giovane ucciso.
Le indagini sul 24enne ucciso portano a un uomo residente nella zona
L’attività investigativa si è sviluppata combinando accertamenti tecnici e verifiche sul territorio. Gli elementi raccolti hanno progressivamente indirizzato gli approfondimenti verso un uomo residente nello stesso quadrante urbano e già conosciuto dalle forze dell’ordine.
A suo carico sarebbe emerso un quadro indiziario ritenuto sufficiente per ipotizzare che sia stato lui a esplodere i colpi che hanno ferito mortalmente Raymond Asosa Agheyisi. Su questa ricostruzione restano aperti accertamenti importanti, in particolare sulla dinamica esatta e sulle circostanze che hanno preceduto l’omicidio.
Uno dei passaggi ancora da chiarire riguarda infatti il movente. Gli investigatori stanno cercando di comprendere perché sia nata la situazione che ha portato all’uso dell’arma e quale possa essere stato l’elemento scatenante. Proprio questo aspetto potrà fornire un quadro più completo dei rapporti esistenti fra la vittima e il presunto responsabile.
Il fermo e la comparsa dell’indagato al carcere di Velletri
Dopo la valutazione degli elementi raccolti durante le indagini preliminari è stato disposto il fermo dell’uomo. Nel frattempo, però, il sospettato era diventato irreperibile, facendo partire una fase di ricerca finalizzata alla sua localizzazione.
La svolta è arrivata nella mattinata, quando l’uomo si è presentato al carcere di Velletri. A quel punto è stato possibile dare esecuzione al decreto di fermo emesso nei suoi confronti.
La sua comparsa nell’istituto penitenziario rappresenta un passaggio rilevante dell’inchiesta, che non può comunque considerarsi chiusa. Gli approfondimenti proseguono per ricostruire le ragioni dell’omicidio, verificare ogni elemento della sequenza degli eventi e accertare se vi siano ulteriori aspetti utili alla definizione delle responsabilità.
Raymond Asosa Agheyisi, le ore decisive prima dell’omicidio
L’indagine dovrà adesso ricomporre con precisione quanto accaduto prima degli spari in via Giorgio Morandi. Saranno importanti gli eventuali contatti della vittima, gli spostamenti compiuti nella giornata del 17 agosto e la ricostruzione del rapporto con l’uomo sottoposto a fermo.
Il 24enne non risultava avere precedenti penali. Proprio il suo profilo personale rende ancora più importante comprendere quale vicenda possa essere sfociata in una sparatoria mortale nel quartiere di Tor Sapienza.
Sul piano giudiziario il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Il fermo rappresenta un provvedimento adottato sulla base degli elementi raccolti fino a questo momento e non equivale a una dichiarazione definitiva di responsabilità. Per l’indagato resta pienamente valido il principio della presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna.
