Lazio locomotiva d’Italia, Valiani (UGL): “Crescita diventi lavoro, salari e qualità della vita”

"Essere una delle locomotive economiche del Paese comporta una responsabilità: la ricchezza prodotta deve trasformarsi in buona occupazione, salari, sicurezza, servizi e qualità della vita"
Di Fabio Vergovich
Imprese del Lazio
Imprese del Lazio

Il Lazio chiude il 2025 con una crescita reale dello 0,6%, leggermente superiore alla media italiana, sostenuta da consumi, investimenti, opere legate al PNRR e al Giubileo ed esportazioni. Un risultato che rafforza il peso della regione nell’economia nazionale e apre ora il confronto sulla destinazione delle risorse disponibili, sulla qualità dell’occupazione e sulla capacità di estendere lo sviluppo da Roma alle altre province.

Crescita del Lazio allo 0,6%, Valiani chiede una nuova fase economica e sociale

Per il segretario regionale UGL Lazio Armando Valiani, il dato positivo non può essere considerato soltanto come una fotografia del prodotto regionale. La questione riguarda gli effetti concreti che questa crescita riuscirà a produrre sulle famiglie, sulle imprese e sul mercato del lavoro.

«Essere una delle locomotive economiche del Paese comporta una responsabilità: la ricchezza prodotta deve trasformarsi in buona occupazione, salari, sicurezza, servizi e qualità della vita», afferma Valiani, indicando una serie di problemi ancora aperti: lavoro giovanile, stabilità contrattuale, capacità salariale delle famiglie, formazione professionale e adeguamento delle competenze alla digitalizzazione, alla transizione energetica e all’intelligenza artificiale.

Il quadro regionale mostra infatti una capacità di sviluppo significativa, accompagnata da differenze territoriali e settoriali che richiedono interventi mirati. Roma continua a esercitare una forza economica dominante, mentre Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo hanno esigenze differenti legate alla struttura produttiva, alla dotazione infrastrutturale, ai servizi e alla capacità di attrarre investimenti.

Fondi europei Lazio, disponibili circa 3,4 miliardi con FESR e FSE+

Uno dei passaggi centrali della proposta UGL riguarda le risorse europee. Il Lazio dispone di circa 3,4 miliardi di euro attraverso i due principali programmi della politica di coesione: circa 1,82 miliardi del FESR e circa 1,60 miliardi del FSE+.

A queste somme si aggiungono sviluppo rurale, pesca, Fondo per lo Sviluppo e la Coesione e ulteriori strumenti nazionali ed europei. Si tratta di una disponibilità finanziaria capace di incidere in modo rilevante sul futuro produttivo e sociale della regione, soprattutto negli anni in cui dovranno completarsi gli interventi del ciclo europeo 2021-2027.

Valiani propone di collegare DEFR, bilancio regionale, fondi europei, politiche industriali, formazione, infrastrutture, welfare e lavoro in un’unica programmazione. L’obiettivo è evitare interventi privi di coordinamento e assegnare alle risorse finalità verificabili: investimenti attivati, imprese coinvolte, occupati creati o stabilizzati, qualificazione professionale e servizi effettivamente migliorati.

Una cabina di regia permanente con Regione Lazio e Parti Sociali

La proposta politica e sindacale è la costituzione di una cabina di regia permanente sulla programmazione economica, sociale ed europea, con il presidente Francesco Rocca, la Giunta regionale, le organizzazioni dei lavoratori e le rappresentanze delle imprese.

Valiani chiede che il confronto inizi prima della definizione delle grandi scelte finanziarie. «Le Parti Sociali non possono essere chiamate soltanto quando i documenti sono ormai predisposti», osserva il segretario regionale UGL, chiedendo una partecipazione nella fase in cui vengono individuati settori da sostenere, investimenti, competenze necessarie e risultati occupazionali attesi.

Il riferimento riguarda anche il Documento di Economia e Finanza Regionale 2027-2029. Il riequilibrio dei conti permette oggi di affrontare una fase nella quale una parte maggiore delle disponibilità può essere orientata verso famiglie, lavoratori, pensionati e imprese, mantenendo attenzione alla sostenibilità finanziaria regionale.

Lavoro, salari, IA e industria: le dieci priorità indicate dall’UGL Lazio

La piattaforma individua dieci aree: occupazione giovanile e femminile, salari e produttività, sicurezza sul lavoro, formazione, intelligenza artificiale e digitalizzazione, politica industriale, infrastrutture e mobilità, sanità e welfare, transizione energetica e riequilibrio territoriale.

A queste direttrici si affianca una strategia rivolta ai settori produttivi con maggiore capacità di sviluppo: farmaceutica, aerospazio, automotive, agroindustria, economia del mare, turismo, logistica, cultura, ricerca e nuove tecnologie.

Nel Lazio convivono università, grandi centri di ricerca, imprese internazionali e un tessuto esteso di piccole e medie aziende. Mettere in relazione queste realtà con formazione, innovazione e politiche pubbliche significa aumentare la possibilità che gli investimenti generino occupazione qualificata e crescita della produttività.

Cassino e Lazio meridionale al centro della politica industriale

Una parte importante del confronto riguarda il basso Lazio, dove il futuro dell’automotive e dell’area industriale di Cassino continua a incidere sulle prospettive occupazionali di migliaia di famiglie e imprese dell’indotto.

Frosinone e Latina possiedono inoltre presenze rilevanti nella farmaceutica, nell’agroalimentare, nella logistica e nell’economia del mare. Una programmazione territoriale potrebbe collegare queste vocazioni agli investimenti infrastrutturali e alla formazione professionale, evitando che la capacità economica regionale resti concentrata prevalentemente nell’area romana.

Rieti e Viterbo pongono esigenze ulteriori, soprattutto nelle zone interne interessate da spopolamento, riduzione dei servizi e difficoltà nei collegamenti. Per l’UGL la crescita regionale deve quindi essere letta anche attraverso la capacità di diminuire le distanze economiche e occupazionali fra i territori.

Valiani: «Misurare quanti posti di lavoro producono gli investimenti»

Il passaggio finale riguarda il controllo dell’efficacia della spesa. Valiani propone un monitoraggio periodico che indichi, per ogni grande programma, risorse disponibili, bandi pubblicati, somme impegnate, pagamenti effettuati, investimenti realizzati, aziende coinvolte e occupazione prodotta.

È un criterio destinato a incidere anche sulla futura programmazione europea successiva al 2027. La richiesta dell’UGL è iniziare fin d’ora un confronto capace di definire le priorità del Lazio per il prossimo decennio, coinvolgendo Regione, Comuni, sistema produttivo, università e rappresentanze sociali.

Il dato dello 0,6% consegna dunque alla Regione una base economica positiva. La fase successiva riguarda la capacità di utilizzare risorse nazionali ed europee per aumentare salari, stabilizzare l’occupazione, sostenere le imprese e ridurre le differenze territoriali. «Ogni punto di PIL in più deve tradursi in più lavoro, migliori salari, maggiore sicurezza e migliore qualità della vita», sintetizza Valiani.

 
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Economia

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