Terremoto, Mario Tozzi a 10 anni da Amatrice: “Non uccide il sisma, ma la casa costruita male”

A dieci anni dal sisma di Amatrice, Mario Tozzi confronta i danni del 2016 con Norcia: prevenzione e qualità degli edifici decidono le conseguenze
Di Francesco Vergovich
Mario Tozzi Amatrice 10 anni dopo
Mario Tozzi ad Amatrice

Dieci anni dopo il terremoto che il 24 agosto 2016 devastò Amatrice e numerosi centri dell’Appennino centrale, Mario Tozzi riporta l’attenzione su un dato che resta pesantissimo: una scossa di magnitudo 6 provocò circa 300 morti e distrusse o rese inutilizzabile gran parte del patrimonio edilizio del territorio, mentre due mesi più tardi a Norcia un terremoto ancora più forte, di magnitudo 6,5, non causò vittime né feriti. Per il geologo e divulgatore scientifico, conduttore e autore di Sapiens su Rai 3, il confronto racconta con chiarezza quanto la sicurezza degli edifici possa determinare gli effetti umani di un evento sismico.

Amatrice e Norcia, due terremoti del 2016 con conseguenze molto diverse

La sequenza sismica iniziata nell’agosto del 2016 rimane una delle pagine più dolorose della storia recente dell’Italia centrale. Amatrice divenne il simbolo della devastazione: il terremoto colpì durante la notte, quando gran parte della popolazione si trovava nelle abitazioni, provocando crolli estesi e rendendo immediatamente difficili anche le operazioni di soccorso.

Tozzi richiama proprio questo passaggio ricordando che ad Amatrice la prima scossa, di magnitudo 6, causò circa 300 vittime e devastò l’80 per cento degli edifici. Numeri che, a distanza di dieci anni, impongono una riflessione che riguarda direttamente la qualità delle costruzioni, gli interventi effettuati nel tempo e la capacità del patrimonio immobiliare di sopportare le sollecitazioni prodotte da un terremoto.

Il paragone con Norcia rende ancora più evidente il problema. Il 30 ottobre 2016 una scossa di magnitudo 6,5, quindi superiore a quella del 24 agosto, colpì un’area già duramente interessata dalla sequenza sismica. Non ci furono vittime e non risultarono feriti, mentre i danni più evidenti interessarono chiese, edifici storici e mura medievali.

Tozzi: «Non ti uccide il terremoto, ma la casa costruita male»

La frase scelta da Mario Tozzi per ricordare quei mesi è netta: «Abbiamo ancora una volta toccato con mano che non ti uccide il terremoto, ma la casa costruita male». Il tema riguarda uno dei nodi centrali della prevenzione sismica italiana, soprattutto in un Paese nel quale una parte considerevole del patrimonio edilizio è stata realizzata prima dell’introduzione delle normative più moderne.

Un terremoto non può essere impedito e la previsione precisa del momento in cui avverrà una scossa distruttiva non è oggi possibile. Si può però intervenire su ciò che sta sopra il terreno: abitazioni, scuole, ospedali, uffici, infrastrutture e fabbricati pubblici. La qualità progettuale, i materiali utilizzati, la manutenzione e gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico possono cambiare profondamente gli effetti di uno stesso fenomeno naturale.

Per questo il confronto richiamato da Tozzi va oltre il ricordo dell’anniversario. Amatrice e Norcia appartengono alla stessa sequenza del 2016, hanno territori con caratteristiche differenti e patrimoni edilizi diversi, ma mostrano quanto sia riduttivo misurare la pericolosità di un terremoto soltanto attraverso la magnitudo. La vulnerabilità degli edifici e l’esposizione delle persone completano il quadro.

Prevenzione sismica, perché il problema riguarda ancora milioni di edifici italiani

L’Italia convive da sempre con una sismicità diffusa. L’Appennino, in particolare, comprende vaste zone nelle quali terremoti anche molto forti si sono ripetuti nel corso dei secoli. La memoria storica permette quindi di conoscere quali territori siano maggiormente esposti, mentre la tecnologia consente oggi di costruire edifici capaci di resistere molto meglio alle sollecitazioni.

Il problema si concentra soprattutto sul patrimonio esistente. Molti fabbricati sono stati costruiti decenni fa, quando criteri, materiali e regole erano differenti. In altri casi interventi successivi possono aver modificato strutture nate in periodi ancora precedenti. Nei centri storici la situazione è ulteriormente delicata perché la necessità di tutelare edifici antichi deve convivere con quella di aumentarne la sicurezza.

La prevenzione assume quindi un significato molto concreto: conoscere le condizioni degli immobili, individuare le vulnerabilità, programmare gli interventi e stabilire priorità precise per gli edifici maggiormente frequentati o strategici durante un’emergenza.

«Le catastrofi naturali non esistono»: il significato dell’affermazione di Tozzi

Tozzi accompagna il ricordo del sisma del 2016 con un’altra affermazione destinata a riaprire la discussione: «Le catastrofi naturali non esistono, esistono gli eventi naturali che diventano catastrofici solo per colpa nostra».

Il significato riguarda il rapporto fra fenomeno naturale e presenza umana. Il movimento delle faglie appartiene alla dinamica della Terra. Il numero delle vittime e l’entità delle distruzioni dipendono invece anche dalla densità degli insediamenti, dalla vulnerabilità delle costruzioni, dalla preparazione all’emergenza e dagli interventi realizzati prima che il terremoto arrivi.

A dieci anni da Amatrice, la questione resta quindi attuale anche lontano dai luoghi colpiti nel 2016. Ricordare quelle 300 vittime significa interrogarsi sulla sicurezza delle città e dei piccoli centri italiani prima del prossimo terremoto, non dopo. La domanda non riguarda la possibilità che la terra torni a muoversi in un Paese sismico, ma le condizioni nelle quali troverà gli edifici e le persone che vi abitano.

 
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