Joanna, Colleferro e quei novant’anni che interrogano tutti: la riflessione di Pierluigi Sanna sulla libertà delle donne

Da Maria Guberti a Joanna: Pierluigi Sanna lega 91 anni di storia di Colleferro alla battaglia ancora aperta contro la violenza sulle donne
Di Francesco Vergovich
Pierluigi Sanna
Pierluigi Sanna

La morte di Joanna non appartiene soltanto alla cronaca giudiziaria di questi giorni. Per Colleferro è diventata una ferita che obbliga a guardare dentro la propria storia, dentro le conquiste raggiunte dalle donne e dentro tutto ciò che ancora impedisce di considerare pienamente acquisiti libertà, rispetto e sicurezza. Pierluigi Sanna, ex sindaco della città e oggi vicesindaco della Città metropolitana di Roma Capitale, sceglie proprio la memoria di Colleferro per dare un significato più profondo al dolore provocato dal femminicidio della donna, uccisa dal marito e madre di cinque figli.

Il punto da cui parte Sanna sembra lontanissimo: agosto 1935. Colleferro era nata da pochi mesi quando il Comune assunse la sua prima dipendente donna. Si chiamava Maria Guberti ed era un’ostetrica. Il suo mestiere consisteva nell’accompagnare altre donne nel momento più delicato e potente della vita, aiutandole a mettere al mondo i propri figli.

Novantuno anni dopo, quel nome diventa qualcosa di più di una curiosità custodita negli archivi. Maria Guberti rappresenta una città appena nata che riconosceva a una donna una funzione pubblica, una professionalità e una responsabilità. Joanna rappresenta invece il presente doloroso che impone di domandarsi quanta strada resti ancora da percorrere.

Da Maria Guberti a Joanna, novantuno anni che raccontano il cammino delle donne

La riflessione di Sanna attraversa quasi un secolo di storia. Le donne di Colleferro hanno lavorato nelle fabbriche, negli uffici, nei servizi, nelle scuole, negli ospedali, nelle attività commerciali e nelle famiglie. Hanno costruito autonomia economica, competenze, relazioni e possibilità che per le generazioni precedenti sembravano lontanissime.

Quel percorso, però, presenta ancora fratture profonde. Le differenze salariali, le difficoltà professionali legate alla maternità, il peso spesso sproporzionato della cura familiare e le disparità nelle opportunità ricordano quanto la parità prevista dalla Costituzione abbia bisogno di essere tradotta quotidianamente nella vita reale.

La violenza di genere porta questa questione nel punto più doloroso. Quando una donna viene privata della vita da un uomo con il quale ha condiviso affetti, famiglia o quotidianità, il problema supera inevitabilmente il singolo delitto. Riguarda il modo in cui vengono vissuti il possesso, il rifiuto, la separazione, la libertà femminile e la capacità di accettare che una persona possa scegliere autonomamente della propria esistenza.

E adesso le parole di Sanna acquistano il loro peso maggiore: il femminicidio è il livello più feroce di una cultura che continua a produrre sopraffazione e che può insinuarsi in qualsiasi ambiente sociale, economico e familiare.

I funerali di Joanna e il significato del lutto cittadino

Colleferro saluterà Joanna questa mattina alle 11 al PalaRomboli con funerali solenni. Il sindaco Giulio Calamita ha proclamato il lutto cittadino, una decisione che accompagna il dolore dei cinque figli, dei familiari, delle colleghe e delle persone che l’hanno conosciuta.

Un gesto istituzionale assume valore quando riesce a rappresentare qualcosa che va oltre il protocollo. In questo caso significa dire ai figli di Joanna che la perdita della loro madre non verrà considerata una tragedia privata destinata lentamente a scomparire dalle conversazioni.

Il rischio dell’oblio è infatti uno dei passaggi più forti della riflessione dell’ex sindaco. Dopo ogni femminicidio arrivano dolore, indignazione, parole, manifestazioni. Poi la vita riprende velocemente il proprio ritmo. Arrivano altre notizie e altri problemi. Il nome di una donna uccisa rischia così di trasformarsi in una data, in una fotografia, in qualche riga conservata negli archivi.

Sanna chiede a Colleferro di fare l’opposto: conservare Joanna nella propria memoria collettiva e restare accanto ai suoi figli anche quando l’attenzione pubblica sarà inevitabilmente diminuita.

Partecipare alla fiaccolata significa scegliere da che parte stare

Da qui nasce anche l’invito a prendere parte alle esequie, al minuto di silenzio e alla fiaccolata prevista mercoledì sera. Una partecipazione che Sanna estende agli abitanti dei centri vicini, ricordando come il territorio abbia già conosciuto altre vicende di violenza contro le donne.

Essere presenti significa trasformare l’indignazione privata in un segnale pubblico. Significa mostrare che il femminicidio non può diventare una notizia davanti alla quale provare dolore per qualche ora prima di passare oltre.

Ed è probabilmente questo il passaggio politicamente e culturalmente più importante del suo intervento: una società cambia anche attraverso i comportamenti che considera accettabili, attraverso quello che insegna ai ragazzi, attraverso il modo in cui gli adulti parlano delle donne e delle relazioni, attraverso la capacità di riconoscere controllo, ricatto, gelosia ossessiva e sopraffazione prima che possano trasformarsi in qualcosa di irreparabile.

Il vero omaggio a Joanna comincia dopo il funerale

Il funerale di Joanna sarà un momento di dolore. La fiaccolata sarà un momento di partecipazione. Il problema decisivo inizierà nei giorni successivi, quando non ci saranno più cerimonie, telecamere o appuntamenti pubblici.

La storia di Maria Guberti, prima dipendente comunale di Colleferro nel 1935, racconta quanto lontano possa arrivare una società quando riconosce alle donne lavoro, dignità e autonomia. La storia di Joanna ricorda quanto tutto questo possa ancora essere brutalmente cancellato quando una donna viene considerata proprietà di qualcun altro.

Nel mezzo ci sono novantuno anni di conquiste, trasformazioni e libertà ottenute da generazioni di donne. Ci sono anche problemi che nessuna celebrazione può nascondere.

Per questo la riflessione di Pierluigi Sanna non riguarda soltanto Joanna e non riguarda soltanto Colleferro. Riguarda padri e madri, uomini e donne, scuole, istituzioni, famiglie e luoghi di lavoro. Riguarda soprattutto l’esempio che gli adulti consegnano ai più giovani.

 
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Cronaca

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