Roma potrebbe tornare a utilizzare il fiume Tevere come una vera via di collegamento con il mare. La Regione Lazio sta lavorando alla possibilità di rendere navigabile il tratto compreso fra Ponte Marconi e il Litorale, con l’obiettivo di affidare già a settembre la fase progettuale necessaria a capire come trasformare l’idea in un intervento realizzabile.
Il progetto può avere conseguenze importanti non soltanto sulla mobilità, ma anche sulla valorizzazione delle sponde, sul turismo e sul recupero di aree del fiume rimaste per molti anni ai margini della vita quotidiana della Capitale.
Lo studio di fattibilità viene sviluppato dalla Regione insieme all’Università Roma Tre. L’assessore regionale alla Mobilità Fabrizio Ghera ha indicato proprio nella progettazione il prossimo passaggio necessario per stabilire caratteristiche tecniche, interventi indispensabili e costi dell’operazione.
Il primo obiettivo è collegare Ponte Marconi al Litorale
Il tratto sul quale si concentra il progetto parte da Ponte Marconi e procede verso la foce. Una scelta legata anche alle condizioni fisiche del Tevere, perché risalendo verso il centro storico la navigazione incontra problemi più complessi determinati da dislivelli, rapide e caratteristiche dell’alveo che richiederebbero soluzioni tecniche molto più impegnative.
La prima prospettiva concreta riguarda quindi il collegamento fra una parte importante della città e il Litorale romano. È ancora presto per immaginare frequenze, imbarcazioni, fermate o modalità di servizio, perché non esistono al momento un cronoprogramma definitivo e una quantificazione economica dell’intervento.
Proprio la progettazione servirà a stabilire cosa sia realmente possibile fare e quali opere siano necessarie per garantire condizioni adeguate di navigazione e sicurezza.
Se il percorso tecnico confermerà la fattibilità dell’operazione, Roma potrebbe recuperare una modalità di spostamento che appartiene alla stessa storia della città. Per secoli il Tevere è stato una delle principali infrastrutture naturali della Capitale, utilizzato per commerci, trasporti e collegamenti. Con lo sviluppo della mobilità stradale e ferroviaria quel ruolo si è progressivamente ridotto, lasciando il fiume prevalentemente a una funzione paesaggistica e ambientale.
Trentuno aree lungo il Tevere per sport, servizi e attività ricreative
Il progetto di navigabilità si inserisce in un programma più ampio che riguarda anche l’utilizzo delle sponde. La Regione ha individuato 31 lotti lungo il Tevere, comprendendo aree attualmente libere e concessioni prossime alla scadenza.
Sono spazi che potranno essere destinati a iniziative sportive e ricreative, manifestazioni, servizi legati alla manutenzione delle imbarcazioni e strutture espositive. Il risultato potrebbe essere la nascita di nuove funzioni lungo il corso del fiume, aumentando la presenza di cittadini, associazioni, attività sportive e servizi.
È probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti dell’intera operazione. Rendere navigabile una parte del Tevere avrebbe infatti un valore limitato se il progetto non fosse accompagnato dalla riqualificazione delle aree circostanti e dalla creazione di punti realmente accessibili e utilizzabili.
Un collegamento fluviale verso Ostia potrebbe inoltre entrare in relazione con l’offerta turistica romana, creando un itinerario diverso verso il mare e verso l’area archeologica di Ostia Antica. La sua reale efficacia dipenderà naturalmente dalle caratteristiche del futuro servizio e dalla capacità di integrarlo con il sistema del trasporto pubblico.
Il nodo dei barconi abbandonati lungo il fiume
Resta da affrontare anche la situazione dei barconi presenti in diversi punti del Tevere. Alcune imbarcazioni sono utilizzate e regolarmente riconducibili ai proprietari, altre risultano invece abbandonate o in condizioni che rendono necessario intervenire.
La questione diventa più complicata quando non è immediatamente possibile identificare la proprietà. La rimozione può richiedere procedure amministrative e, in alcuni casi, passaggi giudiziari che rischiano di allungare i tempi.
La navigazione stabile del fiume impone inevitabilmente una gestione più rigorosa di tutto ciò che occupa o interferisce con il corso d’acqua. Significa verificare concessioni, sicurezza degli ormeggi, condizioni delle imbarcazioni e compatibilità con il passaggio dei mezzi destinati a utilizzare il Tevere.
Navigare sul Tevere non significa poter fare il bagno
Il progetto di navigabilità rimane completamente distinto dal tema della balneabilità. Rendere possibile il transito delle imbarcazioni richiede interventi tecnici molto diversi da quelli necessari per garantire una qualità dell’acqua compatibile con la balneazione.
Fabrizio Ghera considera infatti molto più realistica, nell’attuale situazione, la possibilità di rendere navigabile il fiume rispetto all’obiettivo di permettere ai cittadini di fare il bagno nel Tevere.
La balneabilità è invece uno dei progetti sui quali sta lavorando Roma Capitale, anche prendendo come riferimento il percorso realizzato a Parigi sulla Senna. Nel caso romano serviranno verifiche e interventi che coinvolgono qualità delle acque, scarichi, depurazione e condizioni ambientali complessive del bacino.
Mezzo milione di euro per eliminare i relitti dal basso Tevere
Una parte del lavoro necessario per recuperare il fiume è già cominciata. Nel mese di maggio sono partiti interventi finanziati con 500 mila euro per rimuovere relitti affondati o semi-affondati, concentrati soprattutto nel basso corso del Tevere e nell’area dell’Isola Sacra.
L’eliminazione delle imbarcazioni inutilizzabili permette di ridurre ostacoli e situazioni potenzialmente pericolose, migliorando contemporaneamente le condizioni ambientali del fiume.
Nello stesso programma di maggiore attenzione alla pulizia delle acque è entrata in servizio anche una seconda Pelikan Eco 23, imbarcazione completamente elettrica utilizzata per raccogliere i rifiuti galleggianti nel Tevere e nell’Aniene.
Il Tevere può diventare una nuova infrastruttura della Capitale
La parte decisiva arriverà adesso. Il passaggio alla progettazione dovrà stabilire quali interventi siano necessari, dove realizzare eventuali approdi, quali ostacoli debbano essere eliminati e quali siano i costi complessivi dell’operazione.
Il valore del progetto potrebbe andare molto oltre la possibilità di vedere nuovamente battelli percorrere stabilmente il Tevere. Roma dispone di un fiume che attraversa gran parte della città e arriva direttamente al mare, ma che per decenni è rimasto scarsamente integrato nella mobilità e nelle attività urbane.
Un collegamento fluviale da Ponte Marconi verso Ostia potrebbe aprire una fase diversa, soprattutto se accompagnato da approdi facilmente raggiungibili, collegamenti con autobus e ferrovie, servizi lungo le sponde e una gestione ordinata degli spazi.
Settembre sarà quindi il primo momento realmente significativo. Da quel passaggio si capirà se il ritorno del Tevere come via di trasporto potrà uscire dal terreno delle ipotesi e diventare uno dei progetti più interessanti per ricucire Roma con il suo fiume e con il suo mare.
