Zagarolo, capre ferite e un’asina trovata immobilizzata: denunciato un trentenne per maltrattamento di animali

I Carabinieri Forestali di Palestrina, hanno denunciato un operaio 30enne residente nella zona, ritenuto responsabile di reiterati maltrattamenti di animali e violazione di domicilio
Di Alessandra Monti
Carabinieri Forestali
Carabinieri Forestali

Una giovane capra scompare durante la notte da una struttura di Zagarolo (Rm) che ospita animali per attività didattiche e viene ritrovata poche ore dopo in condizioni tali da richiedere accertamenti veterinari. Alcune settimane più tardi accade di nuovo. Poi, alla fine di luglio, le telecamere di videosorveglianza registrano l’ingresso notturno di un uomo nel recinto e la mattina successiva una femmina di asino viene trovata legata e immobilizzata.

È questa la sequenza sulla quale hanno lavorato i Carabinieri Forestali di Palestrina, arrivando a denunciare in stato di libertà un operaio trentenne residente nella zona, ritenuto allo stato delle indagini responsabile di reiterati maltrattamenti di animali e violazione di domicilio.

L’uomo è indagato e deve essere considerato presunto innocente fino a un eventuale accertamento definitivo della responsabilità con sentenza irrevocabile. Gli episodi ricostruiti appartengono infatti alla fase delle indagini preliminari e saranno ora sottoposti alle successive valutazioni dell’autorità giudiziaria.

La prima capra scomparsa e quelle condizioni che fanno partire gli accertamenti

La vicenda comincia nel maggio scorso all’interno di una struttura ricettiva della zona di Zagarolo nella quale vengono custoditi diversi animali anche con finalità didattiche.

Il proprietario si accorge che una recinzione è stata danneggiata e che una giovane capra non si trova più nel recinto. Il giorno successivo un operaio impiegato presso un’azienda vicina riferisce di avere rinvenuto l’animale all’interno della propria proprietà e lo riconsegna.

Il comportamento e le condizioni fisiche della capra destano immediatamente preoccupazione. L’animale appare fortemente impaurito, trema e rifiuta il cibo. Gli approfondimenti veterinari riscontrano lesioni gravi riconducibili a un’aggressione e a maltrattamenti. Le lesioni riscontrate nelle parti genitali vengono considerate compatibili con abusi di natura sessuale e gli accertamenti escludono che possano essere state provocate dall’attacco di altri animali.

Un elemento particolarmente delicato dell’inchiesta, perché proprio la natura delle ferite porta gli investigatori a considerare una dinamica diversa da quella di un incidente o di un’aggressione avvenuta all’interno del recinto.

Una seconda capra sparisce dopo poche settimane

Il caso avrebbe potuto apparire inizialmente come un episodio isolato. Dopo alcune settimane, però, la recinzione della struttura viene nuovamente forzata e un’altra capra scompare.

Anche questa volta è lo stesso uomo a riferire di avere trovato l’animale, in questo caso all’interno di un capanno destinato agli attrezzi, e a riconsegnarlo al proprietario.

Le verifiche veterinarie riscontrano nuovamente gravi lesioni. La ripetizione dello stesso schema modifica il quadro e rende necessario comprendere che cosa stia accadendo nelle ore notturne intorno alla struttura.

Entrano così in campo i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Palestrina, che iniziano ad acquisire e analizzare le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza.

Le telecamere riprendono un uomo all’interno del recinto

Il passaggio decisivo nelle indagini arriva alla fine di luglio. Le telecamere, attive anche durante la notte, registrano l’ingresso nel recinto di un uomo nato nel 1996 in Romania e successivamente divenuto cittadino italiano.

Nelle immagini il soggetto appare in uno stato che gli investigatori riconducono ad alterazione alcolica. Si avvicina a una delle capre e tenta di afferrarla. L’animale riesce però a sottrarsi e l’uomo si sposta successivamente verso l’area nella quale vengono custoditi gli asini.

La mattina seguente una femmina di asino viene trovata legata e immobilizzata.

Le registrazioni diventano quindi uno degli elementi centrali del lavoro investigativo, insieme alle verifiche veterinarie effettuate sugli animali coinvolti nei precedenti episodi.

Il lavoro dei Carabinieri Forestali ricostruisce la sequenza degli episodi

L’analisi congiunta delle immagini, delle condizioni degli animali e degli accertamenti compiuti nel corso dei mesi consente ai Carabinieri Forestali di ricostruire una sequenza ritenuta coerente dagli investigatori e di individuare il trentenne quale presunto responsabile delle condotte contestate.

Al termine delle attività l’uomo viene deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica competente con le ipotesi di reato di maltrattamento di animali e violazione di domicilio.

Saranno gli ulteriori passaggi dell’inchiesta e l’eventuale successivo procedimento giudiziario a stabilire definitivamente le responsabilità. Resta intanto la gravità di una vicenda nella quale animali custoditi all’interno di una struttura hanno riportato lesioni tali da rendere necessari ripetuti interventi veterinari e da portare all’apertura di un’indagine.

Maltrattamenti sugli animali, perché segnalare subito episodi sospetti può fare la differenza

Il caso di Zagarolo mostra anche quanto possa essere importante segnalare rapidamente anomalie, intrusioni, ferimenti inspiegabili o comportamenti sospetti quando coinvolgono animali domestici, da allevamento o custoditi all’interno di strutture private.

La possibilità di ricostruire quanto avvenuto è dipesa, in questo caso, anche dall’esistenza delle immagini di videosorveglianza e dalla documentazione veterinaria sulle condizioni degli animali.

Per episodi che possono provocare danni agli animali, alle risorse ambientali o alla salute delle persone è inoltre disponibile il numero di emergenza ambientale 1515 dei Carabinieri Forestali.

 
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Cronaca

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