Peste suina africana, 4 casi a Riano: scatta l’ordinanza nel Lazio, divieti e controlli in 20 Comuni e 2 Municipi di Roma

La zona sottoposta alle nuove disposizioni comprende una porzione significativa dell’area settentrionale e nord-orientale della Città metropolitana di Roma
Di Alessandra Monti
Peste Suina, cinghiale
Peste Suina, cinghiale (da snpambiente)

La Peste Suina Africana torna a imporre misure straordinarie nel Lazio dopo la conferma dei primi casi nel territorio di Riano, a nord di Roma. Sono quattro, al momento, le positività riscontrate nei cinghiali nel Comune e la Regione Lazio ha emanato un’ordinanza che introduce restrizioni, controlli rafforzati e nuove regole in una vasta area della Città metropolitana. Le disposizioni riguardano 20 Comuni e i Municipi III e XV di Roma Capitale e incidono direttamente sulle attività nelle aree agricole e naturali, sulla caccia al cinghiale, sulla gestione dei rifiuti e sugli allevamenti suinicoli.

L’intervento arriva dopo la segnalazione del primo caso sospetto a Riano e la successiva conferma della positività da parte del Centro di Referenza Nazionale il 27 agosto 2026. Sono state quindi attivate l’Unità di crisi centrale nazionale e il Gruppo operativo degli esperti sotto il coordinamento del Ministero della Salute, mentre la Regione ha convocato la propria Unità di crisi, istituita nel 2023, coinvolgendo le strutture competenti per Salute, Ambiente e Agricoltura, le Asl e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana.

Quattro cinghiali positivi a Riano, rafforzata la ricerca delle carcasse

L’area maggiormente interessata dalle attività di sorveglianza è quella di competenza della Asl Roma 4, che ha avviato sul territorio una ricerca sistematica dei cinghiali rinvenuti morti per verificare quanto sia estesa l’eventuale circolazione del virus.

Il bilancio comunicato finora parla di quattro positività, tutte concentrate nel Comune di Riano. Proprio l’individuazione di più animali infetti ha spinto le autorità sanitarie ad ampliare il livello di attenzione nei territori circostanti, applicando misure di prevenzione anche dove non sono stati ancora accertati altri casi.

La Peste Suina Africana è un’infezione virale che interessa i suini domestici e i cinghiali e non può essere trasmessa all’uomo. Non rappresenta dunque un pericolo sanitario diretto per la popolazione, ma la sua diffusione può provocare conseguenze molto pesanti per gli allevamenti, la filiera delle carni suine e le esportazioni. Il Ministero della Salute ricorda infatti che il Piano nazionale di sorveglianza prevede misure specifiche sia nel comparto domestico sia nella fauna selvatica in presenza di casi sospetti o confermati.

Peste suina, quali sono i Comuni interessati dall’ordinanza

La zona sottoposta alle nuove disposizioni comprende una porzione significativa dell’area settentrionale e nord-orientale della Città metropolitana di Roma.

I territori coinvolti sono Campagnano di Roma, Capena, Castelnuovo di Porto, Civitella San Paolo, Fiano Romano, Filacciano, Fonte Nuova, Formello, Guidonia Montecelio, Magliano Romano, Mazzano Romano, Mentana, Monterotondo, Morlupo, Nazzano, Ponzano Romano, Riano, Rignano Flaminio, Sacrofano e Sant’Oreste, ai quali si aggiungono il Municipio III e il Municipio XV di Roma Capitale.

La delimitazione è stata stabilita sulla base delle valutazioni delle autorità sanitarie nazionali ed europee e potrà essere successivamente modificata in relazione all’andamento epidemiologico.

Stop a picnic e assembramenti nelle aree agricole e naturali

Per i cittadini cambiano soprattutto le regole da rispettare nelle zone rurali, agricole e naturali comprese nel perimetro dell’ordinanza.

È vietato alimentare, avvicinare o disturbare gli animali selvatici, mentre nelle aree interessate non potranno essere organizzati eventi e assembramenti, compresi i picnic, salvo eventuali deroghe motivate dall’autorità sanitaria.

Chi dovesse imbattersi in una carcassa di cinghiale o in un animale moribondo dovrà segnalarne la presenza senza avvicinarsi o toccarlo. Le carcasse verranno recuperate e smaltite dai servizi veterinari utilizzando procedure specifiche di biosicurezza per ridurre il rischio di trasporto accidentale del virus.

I Comuni dovranno inoltre installare una specifica cartellonistica informativa, indicando ai cittadini i comportamenti da adottare nelle aree in cui è stata rilevata la circolazione della PSA.

Rifiuti, ai Comuni il compito di impedire l’accesso dei cinghiali

Uno dei punti più rilevanti dell’ordinanza riguarda la gestione dei rifiuti. I Comuni, anche attraverso le aziende e gli enti incaricati della raccolta, dovranno mettere in campo tutte le soluzioni possibili per impedire ai cinghiali di raggiungere sacchi e contenitori.

Dovrà essere verificato anche il posizionamento dei cassonetti e delle altre strutture destinate ai rifiuti, soprattutto nelle zone periferiche o vicine ad aree verdi.

Il tema non è secondario perché l’azione dell’uomo può contribuire indirettamente alla diffusione del virus. La PSA non contagia le persone, ma materiale contaminato presente su scarpe, veicoli, indumenti o attrezzature può costituire un mezzo di trasporto dell’agente patogeno da una zona all’altra.

Caccia al cinghiale vietata nelle zone sottoposte alle misure

Nell’intera area interessata dall’ordinanza viene sospesa l’attività venatoria al cinghiale in qualsiasi forma.

Potranno essere effettuati esclusivamente interventi di controllo della fauna espressamente autorizzati e condotti con precise procedure di biosicurezza.

La misura punta soprattutto a evitare spostamenti incontrollati degli animali e attività che potrebbero favorire la contaminazione di mezzi, indumenti e attrezzature utilizzati nelle zone frequentate dai cinghiali.

Controlli negli allevamenti: verifiche anche sulle strutture non registrate

Un capitolo particolarmente delicato riguarda gli allevamenti di suini. I servizi veterinari delle Asl Roma 1, Roma 4 e Roma 5 dovranno procedere al censimento e all’aggiornamento delle informazioni relative alle aziende presenti nell’area, verificando anche l’eventuale esistenza di allevamenti o strutture non regolarmente registrate.

L’attenzione sarà maggiore per gli allevamenti all’aperto e per quelli nei quali possa verificarsi un contatto, anche indiretto, con i cinghiali selvatici.

Potranno essere imposti il confinamento degli animali, nuove barriere fisiche, il rafforzamento delle procedure di biosicurezza e limitazioni alla movimentazione dei suini. Nei casi in cui non sia possibile ripristinare in tempi rapidi condizioni considerate adeguate, l’ordinanza contempla anche la possibilità di ricorrere ad abbattimenti preventivi.

È previsto inoltre il monitoraggio virologico dei suini morti o che presentino sintomi sospetti.

Il timore maggiore riguarda allevamenti ed economia del territorio

Il punto da chiarire per i residenti dei territori coinvolti è che la Peste Suina Africana non rappresenta un rischio di contagio per l’uomo. Il problema riguarda invece la capacità del virus di diffondersi rapidamente nella popolazione dei cinghiali e di raggiungere gli allevamenti domestici.

È proprio questa eventualità che le autorità vogliono scongiurare, perché un’estensione dell’infezione avrebbe conseguenze rilevanti per la produzione suinicola regionale e potrebbe determinare restrizioni commerciali e danni alle aziende.

La Regione chiede quindi la collaborazione di cittadini, allevatori, cacciatori e operatori agricoli, mentre le attività di ricerca delle carcasse e di sorveglianza continueranno nei prossimi giorni. Il dato decisivo sarà capire se i quattro casi individuati a Riano costituiscano un focolaio territorialmente circoscritto oppure se nuovi controlli faranno emergere altre positività nei Comuni limitrofi.

 
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Cronaca

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