Colle di Fuori, parte la Sagra del Porcino: dal 1994 il cuore è l’Associazione Pietro Pericoli

L'Associazione Pietro Pericoli, cuore organizzativo della Sagra del Fungo Porcino a Colle di Fuori, tiene insieme memoria e territorio
Di Francesco Vergovich
Piatto di fettuccine ai funghi porcini
Sagra del fungo porcino a Colle di Fuori

Oggi, venerdì 4 settembre, Colle di Fuori accende ufficialmente la 32ª Sagra del Fungo Porcino, uno degli appuntamenti gastronomici più attesi dei Castelli Romani. La manifestazione proseguirà il 5 e 6 settembre, poi l’11, 12 e 13 e ancora il 18, 19 e 20 settembre, con stand aperti a pranzo e a cena, 2.000 posti a sedere e un’organizzazione costruita per accogliere migliaia di visitatori. Dietro questa macchina c’è da oltre trent’anni un nome che merita di essere messo al centro: l’Associazione Pietro Pericoli, cuore organizzativo della sagra dal 1994.

Associazione Pietro Pericoli, dal 1994 una regia costruita dal paese

Una sagra che arriva alla 32ª edizione non si tiene in piedi soltanto con un buon prodotto gastronomico. Servono persone, coordinamento, esperienza, ore di lavoro e una presenza costante prima, durante e dopo ogni giornata di festa.

È qui che il ruolo dell’Associazione Pietro Pericoli diventa decisivo. Dal 1994 porta avanti la manifestazione con il contributo di cittadini di Colle di Fuori, volontari e appassionati che ogni anno si rimettono al lavoro per rendere l’appuntamento più ordinato, accogliente e capace di gestire numeri sempre più importanti.

Il riconoscimento va proprio a loro, alle persone che spesso lavorano lontano dal centro della scena, ma rendono possibile tutto ciò che il visitatore trova una volta arrivato: i posti a sedere, l’organizzazione degli stand, la gestione degli ordini, l’accoglienza, la pulizia degli spazi, l’assistenza alle famiglie e il coordinamento delle numerose attività collegate.

La Sagra del Fungo Porcino parte oggi con nove giorni di festa

Il calendario della 32ª edizione è ormai definito. Si comincia oggi, 4 settembre, e si prosegue domani 5 e domenica 6. La sagra tornerà poi nel secondo fine settimana, l’11, 12 e 13 settembre, per chiudersi il 18, 19 e 20 settembre.

Nove giornate complessive, distribuite su tre weekend, che permettono di affrontare con maggiore elasticità l’arrivo di migliaia di persone da Roma, dai Castelli Romani e da diverse zone del Lazio.

Gli stand gastronomici saranno aperti sia a pranzo sia a cena, mentre i 2.000 posti a sedere costituiscono uno degli elementi più importanti della manifestazione. Un numero che dà la misura della capacità organizzativa raggiunta e del lavoro necessario per evitare che un evento molto partecipato diventi complicato da vivere.

Il bosco dei Castelli Romani accoglie migliaia di ospiti

Uno degli aspetti che rende Colle di Fuori particolarmente riconoscibile è il luogo nel quale si svolge la sagra. Il bosco del Parco dei Castelli Romani non fa semplicemente da sfondo, ma entra direttamente nell’esperienza.

Castagni e querce accompagnano il pranzo e la cena, offrendo ombra naturale durante il giorno e una cornice piacevole nelle ore serali. È un contesto che rafforza il rapporto con il protagonista gastronomico della manifestazione, il fungo porcino, e rende la permanenza più gradevole per famiglie, gruppi di amici e visitatori che scelgono di trascorrere diverse ore sul posto.

Anche questo è il risultato di un’organizzazione che conosce bene il territorio e negli anni ha imparato a utilizzare al meglio gli spazi a disposizione.

Porcini, ristorazione e vini del Lazio per tre weekend

Il cuore gastronomico resta naturalmente il porcino, proposto in numerose preparazioni e interpretato da diverse realtà della ristorazione presenti alla sagra.

Ci saranno il Ristorante Prati di Lariano, il Ristorante Zì Righetto di Colle di Fuori, il Ristorante Love Truffles di San Cesareo, la Pizzeria Der Colle di Roma e Bottega Pezzali.

L’offerta spazia dalle classiche fettuccine ai porcini alle pappardelle con cinghiale, dai piatti con tartufo ai secondi di carne, fino a pinsa, fritti, panini e altre preparazioni più immediate.

A completare il quadro ci saranno anche tre cantine del territorio: l’Azienda Vinicola Federici di Zagarolo, Cantine Silvestri di Lanuvio e Colle Sfiamma – Nati per il vino di San Cesareo.

Una proposta che consente al visitatore di scegliere non soltanto come mangiare, ma anche come accompagnare i piatti con vini del Lazio, mantenendo forte il rapporto con le produzioni locali.

Il valore dei volontari che ogni anno fanno ripartire la sagra

La parte più importante, però, resta quella umana. Ogni anno, tra la fine di agosto e settembre, Colle di Fuori riesce a mettere in moto una rete di persone che lavorano per un obiettivo comune. Non è soltanto una questione di esperienza organizzativa, ma di disponibilità concreta, presenza e conoscenza del luogo.

Molti volontari partecipano da anni, altri si aggiungono, qualcuno mette a disposizione competenze professionali, altri semplicemente il proprio tempo. Il risultato è una struttura che riesce a reggere l’impatto di una manifestazione capace di richiamare un pubblico molto numeroso.

È proprio questo patrimonio di persone che permette alla Sagra del Fungo Porcino di continuare a crescere senza perdere il legame con Colle di Fuori.

Pietro Pericoli, un’associazione che tiene insieme memoria e territorio

Il nome dell’Associazione Pietro Pericoli accompagna la manifestazione dal 1994 e rappresenta ormai un riferimento stabile per il paese.

Portare avanti per oltre trent’anni un appuntamento di queste dimensioni significa anche conservare una parte della memoria locale. Il bosco, la cucina, le famiglie, i mestieri del passato e le abitudini gastronomiche continuano a trovare spazio dentro una manifestazione diventata molto conosciuta.

In questo senso la sagra non è soltanto un evento dedicato al porcino. È anche un modo per raccontare Colle di Fuori, il suo rapporto con il bosco e la capacità dei suoi abitanti di costruire un appuntamento riconoscibile e organizzato.

Oggi che la 32ª edizione prende il via, il merito va quindi anche a chi lavora dietro ogni tavolo, ogni stand e ogni servizio. L’Associazione Pietro Pericoli e i tanti volontari che la affiancano sono la struttura che permette alla festa di rinnovarsi ogni anno e di presentarsi al pubblico con la stessa volontà di fare bene.

Da oggi, per nove giornate, Colle di Fuori torna a riempirsi di profumi, piatti e visitatori. Ma prima ancora dei porcini, dei vini e delle tavolate nel bosco, c’è un lavoro collettivo che rende possibile tutto questo. Ed è forse il riconoscimento più importante da dare nel giorno dell’apertura.

 
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