Manuel Mancini, due anni senza il suo sorriso: il giornalista che aveva fatto di Artena e del territorio la sua grande notizia

Due anni fa scompariva Manuel Mancini, giornalista del Quotidiano del Lazio, fondatore di Notizie del Cuore e instancabile promotore del suo territorio
Di Francesco Vergovich
Manuel Mancini
Manuel Mancini

Il 17 settembre non è più una data qualunque per Artena. Da quel giorno del 2024 manca Manuel Mancini, e a distanza di due anni la sua assenza continua ad avere qualcosa di difficile da accettare, soprattutto per chi era abituato a incontrarlo, a ricevere una sua telefonata, a leggere una notizia che aveva scoperto prima degli altri oppure a vederlo comparire dove stava accadendo qualcosa. Una manifestazione religiosa, una festa popolare, una partita di calcio, una sagra, un’iniziativa culturale, un progetto di solidarietà: Manuel c’era. Non perché dovesse esserci, ma perché quella era la sua vita.

Per la nostra redazione, con la quale aveva collaborato a lungo, ricordarlo significa ricordare un collega che aveva imparato il mestiere soprattutto facendolo, giorno dopo giorno, costruendosi una professionalità fondata su una curiosità inesauribile e su un rapporto diretto con le persone. Aveva un talento che nel giornalismo locale vale moltissimo e che nessun corso può garantire: il fiuto della notizia. Manuel riusciva a capire che dietro un fatto apparentemente piccolo poteva esserci una storia capace di interessare migliaia di persone.

Artena era la sua casa, ma anche il centro della sua idea di giornalismo

Manuel era profondamente artenese. Lo era nel modo più concreto possibile, attraverso la conoscenza delle persone, delle famiglie, delle associazioni, delle contrade, delle tradizioni religiose e popolari, dello sport e delle abitudini di una comunità alla quale era legato visceralmente.

Per lui ad Artena poteva diventare notizia quasi tutto, purché dentro quel fatto ci fossero persone, identità e partecipazione. Una ricorrenza religiosa meritava attenzione quanto una manifestazione sportiva; una tradizione antica poteva convivere sulle pagine di un giornale con una storia di enogastronomia, una partita della squadra cittadina o un’iniziativa benefica.

Non esisteva, nel suo modo di lavorare, quella distinzione talvolta artificiale tra le notizie considerate importanti e quelle ritenute minori. Aveva compreso una cosa essenziale del giornalismo di territorio: ciò che da Roma può sembrare piccolo, per una comunità può avere un valore enorme. E Manuel arrivava prima degli altri.

“Notizie del Cuore”, un nome che raccontava già molto di lui

Nell’aprile del 2014 Manuel aveva dato vita a Notizie del Cuore, il mensile che sarebbe diventato uno dei simboli della sua attività giornalistica ed editoriale. Un giornale distribuito sul territorio e dedicato alla vita di Artena, Valmontone, Labico, Carpineto Romano, Lariano e dei comuni vicini.

Persino quel nome, oggi, assume un significato particolare: “Notizie del Cuore” era una dichiarazione sul modo in cui Manuel concepiva questo mestiere. La notizia doveva essere trovata, verificata e raccontata, ma dietro la notizia continuava a esserci una comunità alla quale appartenere.

Manuel aveva costruito quel progetto quasi dal nulla, spinto soprattutto da una passione straordinaria per il giornalismo. Lo aveva fatto crescere con determinazione, affiancandolo alle altre collaborazioni, al lavoro sul web e all’attività di comunicazione. Aveva contribuito anche allo sviluppo di Roma e Dintorni Notizie e aveva scritto per diverse testate, tra cui a lungo proprio Il Quotidiano del Lazio. Non aspettava che il giornalismo gli offrisse uno spazio. Lo spazio aveva deciso di costruirselo.

Quel fiuto che permetteva di trovare una notizia ovunque

Chi ha lavorato con Manuel ricorda soprattutto una caratteristica: la capacità di procurarsi continuamente notizie. Nel giornalismo del territorio è una qualità decisiva. Significa conoscere il territorio senza limitarsi alle comunicazioni ufficiali, parlare con le persone, ricordare una data, intercettare un evento, intuire che qualcosa sta per accadere, telefonare alla persona giusta e soprattutto conquistarsi una fiducia che consenta agli altri di chiamarti appena succede qualcosa.

Manuel questo patrimonio lo aveva costruito negli anni. La quantità di argomenti dei quali si occupava racconta la vastità dei suoi interessi. Cronaca e amministrazione pubblica convivevano con lo sport, le tradizioni popolari con la cultura, gli eventi con il sociale. Seguiva le istituzioni, ma sapeva trovare spazio anche per una piccola associazione o per un’iniziativa nata dal basso.

Dietro quella instancabile attività non c’era soltanto la ricerca della notizia. C’era la convinzione che raccontare un territorio significasse contribuire a tenerlo insieme.

Valmontone, Colleferro, Labico e un territorio che era diventato casa

Artena rimaneva il centro affettivo del suo mondo, ma i confini di Manuel erano diventati molto più larghi. Valmontone era praticamente una seconda casa. I rapporti personali e professionali costruiti negli anni lo avevano reso una presenza conosciuta nella città, così come a Labico, Colleferro, Carpineto Romano, Lariano e negli altri centri dell’area prenestina e lepina.

La collaborazione con il Consorzio I Castelli della Sapienza, del quale seguì anche la comunicazione, gli consentì di raccontare e promuovere progetti che coinvolgevano numerosi Comuni. Cultura, formazione, amministrazioni locali, spettacoli e iniziative rivolte ai giovani divennero un’altra parte del suo lavoro.

Tra queste esperienze ci fu anche il progetto dedicato a Pier Paolo Pasolini, portato nei dodici Comuni del Consorzio attraverso mostre, teatro, incontri e approfondimenti. Manuel era coinvolto nell’organizzazione e nella promozione dell’iniziativa, confermando una caratteristica che gli apparteneva profondamente: difficilmente si limitava a osservare quello che accadeva. Gli piaceva contribuire a farlo accadere.

Il calcio, la Vis Artena e quelle domeniche vissute sul campo

C’era poi lo sport, altra passione autentica. Il rapporto con la Vis Artena andò molto oltre quello di un giornalista che racconta una squadra. Manuel ne fu dirigente, general manager e addetto stampa, vivendo direttamente il calcio e assumendosi responsabilità organizzative e di comunicazione. Negli anni successivi avrebbe continuato a lavorare nel mondo sportivo anche con altre società del territorio, tra Labico e Velletri.

Il campo sportivo era uno dei luoghi nei quali sembrava sentirsi naturalmente a casa e non sorprende allora che proprio il calcio sia diventato anche uno dei linguaggi scelti dagli amici per ricordarlo. Nel settembre 2025, a un anno dalla scomparsa, il campo di Artena ospitò il primo Memorial Manuel Mancini, con Vis Artena, SPQV Velletri e ASD Labico Calcio riunite per una giornata nella quale il risultato sportivo aveva un’importanza relativa rispetto al motivo dell’incontro.

Era il territorio di Manuel che tornava a incontrarsi.

La solidarietà non era un argomento, ma una parte del suo impegno

Esiste poi un aspetto che rende il suo ricordo ancora più significativo. Manuel non raccontava soltanto iniziative solidali, ma spesso contribuiva a promuoverle.

Nel suo lavoro sono passate raccolte benefiche, progetti per le famiglie in difficoltà, attività dedicate ai bambini e iniziative nate dall’associazionismo locale. Aveva raccontato, tra le altre, l’esperienza di Artena Sicura e il progetto attraverso il quale i bambini dell’oratorio avevano realizzato disegni destinati a un calendario per raccogliere fondi in favore delle famiglie bisognose.

Era un giornalismo molto vicino alle persone, forse perché Manuel non considerava il proprio ruolo come quello di qualcuno chiamato semplicemente a registrare ciò che avveniva. Gli interessava partecipare alla crescita del territorio.

Una vita piena che si è fermata troppo presto

Il 17 settembre 2024 tutto questo si interruppe improvvisamente. La notizia della morte di Manuel attraversò Artena e in poche ore raggiunse Valmontone, Labico, Colleferro e tutti quei luoghi nei quali aveva costruito relazioni personali e professionali. Le parole pronunciate in quei giorni dagli amministratori, dai colleghi, dalle società sportive e dagli amici restituivano tutte lo stesso ritratto: una persona presente, positiva, piena di idee, sempre impegnata in qualcosa.

Dietro il giornalista, l’editore, l’organizzatore di eventi e il dirigente sportivo, però, rimaneva soprattutto l’uomo. Il marito, il padre, il figlio, il fratello, l’amico.

Ed è probabilmente questa la dimensione più dolorosa da ricordare, perché Manuel aveva ancora una quantità enorme di progetti davanti a sé e una vita familiare nella quale mettere quell’energia che sembrava non esaurirsi mai.

Manuel Mancini e quella lezione semplice sul giornalismo locale

A due anni di distanza, il ricordo di Manuel può dire qualcosa anche sul mestiere che aveva scelto e nell’epoca delle informazioni che arrivano continuamente sui telefoni e delle notizie che sembrano avere una durata sempre più breve, il giornalismo locale conserva il proprio valore soltanto se qualcuno continua a conoscere personalmente i luoghi dei quali scrive.

Manuel conosceva quei luoghi. Conosceva Artena non dalla carta geografica, ma dalle sue strade. Conosceva Valmontone attraverso le persone incontrate negli anni. Conosceva il mondo delle associazioni, delle istituzioni, dello sport e delle tradizioni perché ne frequentava quotidianamente i protagonisti.

Aveva capito che un giornale locale deve raccontare un territorio senza guardarlo dall’alto.

Per questo ancora oggi, scorrendo gli articoli che portano il suo nome, emerge qualcosa che va oltre l’archivio di un giornalista. Si ricostruisce un pezzo della storia recente di Artena e dell’intero comprensorio.

Ci sono feste, amministratori, partite, libri, manifestazioni, problemi, successi sportivi, iniziative culturali, persone comuni. C’è, in fondo, la vita di una comunità ed è forse questo il modo più giusto per ricordarlo oggi.

Manuel Mancini ha raccontato a lungo Artena e il suo territorio perché li amava profondamente. A due anni dalla sua scomparsa, sono Artena, Valmontone e tutte le comunità che lo hanno conosciuto a continuare, attraverso il ricordo, a raccontare lui.

 
CATEGORIA

Cronaca

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista