Giovedì mattina, a Monte Compatri, non è stato solo il primo maggio. Era qualcosa di più profondo. L’avvio ufficiale della 98esima edizione della Fiera di San Giuseppe ha trasformato il giorno della Festa dei Lavoratori in un’occasione per celebrare la comunità e il territorio, in un intreccio riuscito tra memoria collettiva e contemporaneità. La cerimonia di apertura, guidata dal sindaco Francesco Ferri, è stata partecipata, sentita, densa di quei momenti in cui un paese intero si ritrova non solo per fare festa, ma per ricordarsi chi è.
Con il taglio del nastro, davanti a decine di autorità civili e amministrative – tra cui il vicesindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale Pierluigi Sanna, i consiglieri regionali Daniele Leodori, Michela Califano, Emanuela Droghei e Valerio Novelli, e la presidente del consiglio comunale di Roma, Svetlana Celli – si è aperto un programma che da qui a domenica 4 maggio coinvolgerà l’intero paese.

Una fiera che unisce generazioni, competenze e storie
È stato chiaro fin da subito che questa edizione non sarebbe stata un semplice appuntamento ripetuto, ma un’occasione rinnovata in profondità. La scelta dell’Amministrazione comunale di riqualificare completamente l’area mercato ha dato un segnale concreto: si può tenere insieme la storia e il futuro, facendo spazio a nuovi linguaggi e al contempo custodendo le identità locali.
Il sindaco Ferri, nel suo discorso, ha ringraziato non solo i rappresentanti istituzionali, ma anche e soprattutto chi ha lavorato materialmente all’organizzazione. Ha ricordato che la Fiera è dedicata a San Giuseppe, patrono del paese, e che in questo primo maggio il pensiero va anche al valore del lavoro, alla sua dignità, al senso di appartenenza che nasce dal costruire qualcosa insieme.
Tra sapori, passeggiate e memoria contadina
La Fiera è fatta anche di dettagli che parlano al palato e all’immaginazione. Lungo viale Busnago, più di cinquanta stand propongono un itinerario tra i sapori autentici del Lazio: vini delle cantine locali, formaggi, salumi, fragole, pane, conserve, zafferano, miele, e persino tofu artigianale. In piazzale Nassiriya si respira l’atmosfera festosa dello street food con proposte che vanno dalla porchetta agli arrosticini, passando per fritti misti, barbecue, panini gourmet e birre artigianali.
Ma il cuore della manifestazione non è solo gastronomico. L’apertura straordinaria della Pinacoteca di San Silvestro, del Museo Contadino, del Palazzo Annibaldeschi e del Piccolo Museo della Macchina Fotografica racconta un territorio che si riconosce nei suoi simboli, che sceglie di valorizzare il patrimonio culturale senza trasformarlo in vetrina.
Le passeggiate naturalistiche alla Collina degli Asinelli e le visite guidate nel centro storico offrono un ritmo più lento, quello del camminare insieme, del guardarsi intorno e ritrovare nei dettagli di un paesaggio o di una pietra un pezzo della propria storia.
La cultura come spazio di relazione
Non manca lo spazio per la musica, per i libri, per i racconti. In questi giorni si alterneranno spettacoli dal vivo, presentazioni di libri e concerti. Da segnalare l’esibizione dei Cotton Pickers, e le cover band dedicate a Zucchero e Rino Gaetano, che porteranno nell’area street food un’atmosfera informale ma curata, dove anche chi viene solo per curiosare finisce per fermarsi più del previsto.
I bar e i ristoranti del centro propongono cocktail a tema e menù a prezzo fisso pensati per valorizzare i piatti della tradizione compatriana, offrendo a chi arriva da fuori un motivo in più per scoprire il paese anche dal punto di vista culinario.

La fiera come specchio di un’identità che si rinnova
Guardando bene, la Fiera di San Giuseppe non è mai stata soltanto un evento. È uno spazio-tempo in cui Monte Compatri si racconta a sé stesso e agli altri. Si mette in scena, sì, ma non in modo artefatto. Si mostra nella sua autenticità: quella di una comunità fatta di persone di tutte le età, che collaborano, che si prendono cura delle proprie tradizioni, che accolgono con semplicità chi passa.
In un tempo in cui molte feste popolari rischiano di diventare prodotti di consumo, la Fiera di San Giuseppe ha saputo trovare un equilibrio sottile e prezioso tra folklore e innovazione, tra partecipazione e qualità dell’offerta. Ed è proprio in questo equilibrio che si legge la forza di Monte Compatri, che da 98 anni non smette di riconoscersi e di ritrovarsi, fiera dopo fiera.