Aggressione omofoba in centro a Roma, tre 17enni ai domiciliari: “sopraffazione e umiliazione”

I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza del gip che dispone la misura cautelare della permanenza in casa per i tre ragazzi di 17 anni
Di Lina Gelsi
Gazzella dei Carabinieri con ambulanza
Gazzella dei Carabinieri con ambulanza (Foto di repertorio)

Una notte di metà settembre, il rientro a casa, poi l’accerchiamento e un pestaggio feroce accompagnato da insulti omofobi. A distanza di mesi, arriva una svolta giudiziaria: i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza del gip che dispone la misura cautelare della permanenza in casa per tre ragazzi di 17 anni, ritenuti gravemente indiziati in relazione all’aggressione a sfondo omofobo avvenuta nel centro di Roma la notte del 14 settembre 2025.

Pestaggio omofobo nel centro storico, cosa contestano gli inquirenti

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vittima, un ragazzo di 25 anni, sarebbe stata circondata mentre tornava verso casa. L’azione sarebbe iniziata con un gesto umiliante: uno dei minorenni gli avrebbe strappato un ventaglio che aveva in mano, spezzandolo, poi gli avrebbe sputato in viso. Subito dopo, il gruppo lo avrebbe colpito ripetutamente con pugni al volto, alle costole e alla nuca.

Quando il 25enne è caduto a terra sanguinante, gli aggressori avrebbero continuato a infierire, deridendolo e rivolgendogli minacce e frasi omofobe prima di allontanarsi. Un quadro che, per chi indaga, descrive un’aggressione non “casuale”, ma guidata dal desiderio di dominare e mortificare la vittima, in un contesto urbano centrale e ancora frequentato anche a notte inoltrata.

Le lesioni e le conseguenze: 20 giorni di prognosi, poi stress post traumatico

Il bilancio clinico è pesante. La vittima ha riportato un trauma cranio-facciale complicato, la frattura delle ossa nasali e contusioni costali, con una prognosi iniziale di 20 giorni. Successivamente, al quadro si è aggiunto un disturbo post traumatico da stress che ha comportato un’ulteriore prognosi di 30 giorni. Numeri che raccontano non solo la violenza fisica, ma anche l’impatto psicologico che può prolungarsi ben oltre l’episodio.

L’ordinanza del gip e la misura: “personalità incline al reato”

Nell’ordinanza, il gip sottolinea la gravità delle condotte, motivandole con finalità di “mera sopraffazione e umiliazione della vittima”. Il giudice evidenzia anche profili di pericolosità e una personalità definita “caratterizzata da evidente omofobia e incline al delitto”, richiamando inoltre la presenza di carichi pendenti per altri reati. È su questi elementi che si fonda la decisione di imporre ai tre indagati l’obbligo di rimanere in casa, limitando gli spostamenti e la possibilità di reiterare condotte violente.

La linea della Procura e il messaggio delle istituzioni

La Procura aveva chiesto una misura più severa, ossia il collocamento dei minorenni in una struttura educativa residenziale, ritenuta più adeguata al livello di rischio indicato dagli atti. Il gip ha invece optato per la permanenza domiciliare.

Il passaggio resta rilevante sul piano istituzionale: il caso mette insieme tutela della vittima, prevenzione della recidiva e gestione del disagio giovanile, in un contesto dove l’odio omofobo non si manifesta solo online ma può tradursi in aggressioni reali, in strada, davanti a passanti.

Per completezza, si precisa che gli elementi raccolti si collocano nella fase delle indagini preliminari e che per gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

 
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