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03 Agosto 2021

Pubblicato il

Dalle stelle alle stalle

Aggressioni in ospedale: perché la gente se la prende con medici e infermieri?

di Francesco Russo
Perché tante aggressioni verso medici e infermieri del SSN, mentre lo stesso fenomeno non si verifica nelle strutture sanitarie private?
Polizia vigila nei Pronto Soccorso
Polizia vigila nei Pronto Soccorso degli ospedali

Riusciremo a ridurre il fenomeno delle aggressioni a medici e infermieri del SSN? Un fenomeno che è tipico se non esclusivo dell’ Italia. Tuttavia, il significato sociale di questo atteggiamento verso gli operatori sanitari pubblici è oscuro e complesso nella sua interpretazione: sappiamo solo che esso è cresciuto molto negli ultimi 20 anni. Perché così di frequente il cittadino se la prende con chi lo sta curando?

Nuove aggressioni in ospedale dopo la tregua

Ultimamente abbiamo assistito ad una ripresa di questi comportamenti deprecabili (addirittura recentissimamente un tentato omicidio da ferita da taglio della coscia. Il medico aggredito in condizioni gravi per la lacerazione dell’ arteria femorale comune da coltellata profondissima), dopo che l’ epidemia Covid 19 aveva di fatto determinato una tregua in queste aggressioni, facendo assurgere i nostri medici e infermieri al ruolo di “eroi”.

Il Parlamento, tuttavia, ha dato una risposta a questo fenomeno per cercare di arginare il fenomeno aumentando le pene e introducendo tutta una serie di garanzie giuridiche a favore degli operatori sanitari vittime di aggressioni. Però è presto per dire se questa misura sarà efficace nel ridurre la portata dell’ odioso fenomeno.

Prima le minacce, poi l’aggressione fisica

Di sicuro le aggressioni verbali (ingiurie, molestie, mobbing, minacce, molestie, ecc) sono le più frequenti nei confronti di medici ed infermieri. Sono molto pericolose, perché determinano un clima di sfiducia e di paura negli operatori sanitari verso il SSN, con sentimenti misti di rabbia e paura che sfociano poi nella depressione. Non infrequenti possono essere gli sbalzi psicotici e i comportamenti irragionevoli e di fuga degli operatori sanitari. Spesso, i sanitari colpiti da aggressioni fisiche sono precedentemente stati oggetto di minacce, ingiurie e molestie, che colpiscono soprattutto il sesso femminile.

Qual è il significato profondo delle aggressioni verso i sanitari del SSN, anche considerando che lo stesso fenomeno non si osserva nelle strutture sanitarie private, se non in misura assolutamente trascurabile ? E’ possibile che si sia interrotto lo storico rapporto fiduciario medico-paziente. Che il cittadino non creda più alla capacità curativa del medico del SSN, che il prevalere dei social anche nella medicina ci porti a “deprezzare” il valore della risorsa umana in medicina. Che lo sviluppo impetuoso della tecnologia medica e biomedica svaluti nei fatti il ruolo dell’ uomo nel portare la cura ai pazienti sofferenti.

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L’aspettativa di immortalità

Ma noi crediamo che il vero motivo sia nell’ individualismo sfrenato che colpisce la nostra società occidentale Capitalistica. Nella frenesia del consumo, nella aspettativa smodata di immortalità e inviolabilità dell’ Uomo moderno, nella ricerca della visibilità e notorietà, nell’ aggressione ad un vero e proprio simbolo sociale.

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Il fenomeno delle aggressioni ai sanitari è molto percepito soprattutto nel meridione italiano, ma non solo: riguarda le grandi aree metropolitane. Gran parte delle aggressioni non vengono denunciate dalle vittime, vuoi per paura che per inerzia. Le categorie più colpite sono quelle che hanno gli operatori in prima linea diretta e frontale (infermieri, psichiatri, chirurghi, medici di emergenza del PS, ortopedici, anestesisti, medici della guardia medica).

Aggrediti oltre la metà dei medici in servizio nel SSN

Si stima che le aggressioni riguardino oltre la metà dei medici in servizio nel SSN e di gran lunga prevalgono le forme di violenza verbale con insulti, minacce ed intimidazioni, soprattutto se aggravate da un contesto di tossicodipendenza e di disturbo mentale. Preoccupante è il dato della scarsa conoscenza delle norme in materia da parte degli operatori sanitari, mitigata nella nuova Legge dalla procedibilità di ufficio da parte della Direzione Sanitaria.

Quanto alle possibili cause della violenza esse siano multifattoriali, sociali e culturali, parallelamente all’ arretramento dello Stato dalla fornitura di servizi sanitari territoriali e ospedalieri e a una certa inadeguatezza educativa della popolazione. La pandemia ha dato la botta per la deriva e la gente è complessivamente scontenta dei servizi resi dal SSN, purtroppo sempre più ridotti e limitati anche a causa delle ridotte disponibilità finanziarie.

L’ avvento del “Dottor Google” e del “Dottor Facebook”

Il carisma ed il ruolo sociale del medico si è diluito nel tempo nell’ opinione della gente comune, soprattutto con la tecnicizzazione e disumanizzazione della professione e con l’ avvento del “dottor Google” e del “dottor Facebook” che si sono affacciati alla ribalta soprattutto con il Covid 19. Tutti sono diventati infermieri, medici e virologi esperti di Covid-19.

Nella Legge recentemente approvata al Senato si modifica l’ art. 61 del Codice Penale prevedendo circostanze aggravanti in caso di violenze, aggressioni, minacce ed intimidazioni ai danni di operatore sanitario. Si può arrivare addirittura ad oltre 15 anni di carcere e questo soprattutto limita l’ influenza della prescrizione. Si prevede inoltre una sanzione amministrativa – qualora il fatto lesivo non costituisca reato – che va da 500 a 5000 euro a carico dell’ odioso aggressore. Ora però essa va riempita oltre che di contenuti ulteriori anche di risorse economiche, anche per poter nei fatti istituire l’ Osservatorio per il Monitoraggio del fenomeno, già previsto nella Legge, che potrebbe avere un ruolo rilevantissimo se attuato bene.

Medici e infermieri devono lavorare in serenità

In conclusione, nel SSN il medico e l’ infermiere devono essere messi in condizione di lavorare con serenità negli ospedali e negli ambulatori pubblici, proprio per l’ importanza sociale del loro lavoro, per la natura contrattuale del loro rapporto di lavoro. Né si può concepire – a parte qualche caso eccezionale – una militarizzazione armata da parte dei militari dei locali ospedalieri e Asl a rischio al fine di prevenire il fenomeno delle odiose aggressioni del personale sanitario medico ed infermieristico.

Un compito importante anche per i responsabili della organizzazione delle cure, soprattutto in emergenza urgenza, ma anche nel territorio (guardie mediche e ambulatori psichiatrici).

Il Direttore Sanitario deve umanizzare le cure e permettere un più facile accesso alle cure, riducendo le barriere e la burocrazia. Il Medico Competente, della Medicina del Lavoro, il Medico della Direzione Sanitaria Asl ed Ospedale, il Direttore Generale sono assolutamente necessari e utili nel prevenire il fenomeno.

Dott. Francesco Russo – Medico Chirurgo

Ricercatore Confermato – Dipartimento di Scienze Chirurgiche Università di Roma Tor Vergata

[email protected]

 
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