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Aimone di Savoia-Aosta risponde a Emanuele Filiberto: “Mio cugino ha una conoscenza della storia un po’ distorta”

Aimone di Savoia replica alle parole del cugino Emanuele Filiberto: “Rispettiamo la Repubblica, ma non distorciamo la storia di Casa Savoia”
Di Alessandra Monti
Aimone di Savoia-Aosta con Antonio Parisi
Aimone di Savoia-Aosta con Antonio Parisi

La storia d’Italia continua a essere un terreno di confronto anche per chi ne porta nel nome un’eredità diretta. Le dichiarazioni di Emanuele Filiberto di Savoia al Corriere della Sera, secondo cui “la Repubblica è nata traballando e incolpando i Savoia di ogni cosa”, hanno riacceso un antico dibattito non solo sul passato del Paese, ma anche sul ruolo attuale della dinastia che per quasi un secolo e mezzo ha regnato sull’Italia.

L’intervista che riaccende la fiamma tra i rami dei Savoia

A rispondere, sempre dalle pagine del Corriere, è stato il principe Aimone di Savoia-Aosta, figlio di Amedeo e discendente del ramo che per generazioni ha rappresentato l’ala più riservata ma anche più istituzionale della famiglia.

Con tono pacato ma fermo, Aimone ha ribadito che “la Repubblica è nata in un periodo complicatissimo”, ma ha anche invitato a non travisare la storia: “Non possiamo permetterci di riscrivere ciò che è accaduto né di screditare ciò che Casa Savoia ha rappresentato per l’Italia”.

Il principe Aimone: “La Repubblica nacque tra difficoltà, ma va rispettata”

Aimone di Savoia non nega la complessità del passaggio del 1946, quando il referendum tra monarchia e repubblica segnò la fine del Regno d’Italia. Ricorda, però, che “quasi la metà degli italiani votò per mantenere la monarchia” e che re Umberto II scelse l’esilio “per evitare lo spargimento di sangue”. Un gesto che, secondo Aimone, rimane una delle pagine più dignitose della nostra storia: “Fu un esilio doloroso per un sovrano che amò profondamente l’Italia”.

Il principe non nasconde la sua ammirazione per il “re di maggio”, al punto da aver chiamato il proprio primogenito Umberto. Ma il suo discorso si distingue per equilibrio: “Oggi in Italia c’è una Repubblica e va rispettata. La storia d’Italia nasce con la monarchia, ma appartiene a tutti gli italiani, non a una famiglia sola”.

“Mio cugino Emanuele Filiberto ha una visione distorta della storia”

Il punto più acceso dell’intervista riguarda però le parole di Emanuele Filiberto sulle leggi razziali del 1938. Il principe del ramo principale aveva sostenuto che Vittorio Emanuele III fu “obbligato” a firmarle, e che Mussolini avrebbe voluto “sbattere fuori il re e mettere il Duca d’Aosta, più vicino a lui”.

Una ricostruzione che Aimone definisce “storicamente infondata”: “Nel 1938 il Duca d’Aosta era mio prozio Amedeo, Viceré d’Etiopia, che nei suoi diari criticava apertamente le leggi razziali e l’atteggiamento di Mussolini. Nessuno storico ha mai sostenuto che il Duce volesse sostituire il re con lui”.

Un chiarimento che non suona come un attacco personale, ma come un richiamo alla responsabilità della memoria: “Mio cugino ha una conoscenza della storia un po’ distorta. È importante basarsi sui fatti, non sulle leggende familiari”.

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Il peso della memoria: tra storia di famiglia e storia d’Italia

Aimone di Savoia-Aosta è un uomo che ha vissuto tra l’Italia, Londra e Mosca. Laureato alla Bocconi, con un passato in JP Morgan e oggi manager per Pirelli in Russia, ha scelto di servire la Repubblica Italiana nella Marina Militare, come ufficiale sulla fregata Maestrale. “È stato un onore servire l’Italia”, racconta. “Re Umberto II disse a mio padre: ‘L’Italia innanzitutto’. Quello stesso principio lo porto con me”.

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Le sue parole tracciano una linea chiara: non c’è nostalgia per la monarchia come forma di governo, ma un desiderio di salvaguardare la verità storica. “Casa Savoia ha pagato un prezzo altissimo: la confisca dei beni, l’esilio, la cancellazione dei diritti civili. Eppure è rimasto tra gli italiani un affetto autentico. Dopo una dittatura e una guerra mondiale persa, metà del Paese votò ancora per la monarchia: significa che certi valori sono rimasti radicati”.

“Ho cercato la pace nella famiglia Savoia, ma mio cugino non mi ha seguito”

Da anni Aimone tenta di sanare le divisioni che lacerano la Casa Savoia. Le tensioni tra suo padre Amedeo e Vittorio Emanuele – i due pretendenti al “trono” – sono note: accuse reciproche, dispute dinastiche, questioni di titoli e successioni che hanno spesso ridicolizzato la dinastia agli occhi dell’opinione pubblica.

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“Ho cercato di spiegare a mio cugino che quella contesa aveva senso per i nostri padri, nati sotto la monarchia”, dice Aimone. “Ma oggi non c’è più un giudice, se non la storia. Continuare a rivendicare ruoli che non esistono più significa sprecare energie”.

Un’ammissione amara, ma lucida: “Sì, ho sprecato tempo. Sarebbe stato giusto ridefinire insieme il ruolo di Casa Savoia, non per contendersi titoli, ma per custodire la memoria e i valori della famiglia. Purtroppo non ha voluto seguirmi in questo percorso”.

Il futuro dei Savoia secondo Aimone: “Educare i miei figli al rispetto per la storia”

Sposato dal 2008 con la principessa Olga di Grecia, Aimone è padre di tre figli. Vive tra l’Italia e l’estero, ma il legame con le radici piemontesi resta fortissimo: “Porto spesso i miei figli nei luoghi della nostra storia. Devono conoscere il Piemonte, la Savoia, e ciò che i nostri antenati hanno fatto per l’Italia”.

Il suo messaggio finale è un invito alla memoria e all’equilibrio: “La storia dei Savoia non appartiene al passato remoto. È parte integrante dell’identità italiana. Ma non dobbiamo usarla per dividerci o per riscrivere ciò che è stato. Dobbiamo rispettarla, studiarla e tramandarla con onestà”.

Una lezione di sobrietà in una famiglia divisa

Le parole di Aimone di Savoia, pronunciate con il tono sobrio di chi preferisce la sostanza alla visibilità, rappresentano forse un punto di svolta nel modo in cui la famiglia reale italiana si racconta. Da un lato, Emanuele Filiberto, spesso protagonista mediatico e interprete di una monarchia “pop” che guarda al passato con nostalgia. Dall’altro, Aimone, manager riservato e pragmatico, che guarda al presente con rispetto istituzionale.

Tra le due visioni, si riflette anche il rapporto complesso dell’Italia con la propria storia: una nazione nata monarchica, diventata repubblicana, e ancora oggi alla ricerca di una memoria condivisa. Forse, come suggerisce Aimone, la vera eredità dei Savoia non sta nel rivendicare un titolo, ma nel ricordare che la storia – quella vera – è patrimonio comune.

 
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Interviste

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