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19 Aprile 2021

Pubblicato il

Dovere morale

Arriva l’oroscopo del 2021, sarà l’anno del vaccino

di Francesco Febbraro

Il primo dovere morale è quello di dare agli italiani risposte che spieghino perché siamo ancora il Paese con il più alto rapporto percentuale di vittime da Covid-19

oroscopo vaccino
Roma - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso del messaggio di fine anno del 31 dicembre 2020. (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Il 2021, atteso, come se il cambio di data bastasse a cambiare una realtà drammatica, è arrivato. Il calendario è una pura convenzione, ma questo 2021, oltre al nuovo anno, ha portato con sé anche il vaccino della Pfizer, anch’esso tanto atteso, nonostante sia uno dei vaccini meno sicuri e più discutibili della storia della medicina. Sia per la velocità con la quale, senza troppe cautele, è stato immesso sul mercato, che per i forti dubbi, espressi da più parti, sugli effetti collaterali che potrebbe avere sulla popolazione.

Una cura per l’economia

La validità del vaccino e la sua eventuale pericolosità, potremo scoprirli solo col tempo. Ma intanto possiamo vedere gli immediati effetti positivi che provocherà sui mercati azionari e le Borse mondiali, che vedono di buon occhio l’eventualità di una ripresa economica basata sulla ritrovata tranquillità sanitaria – definirla sicurezza sarebbe eccessivo – della popolazione mondiale. L’economia e la salute non sono mai state tanto connesse come in questi tempi di Covid-19, nei quali la “pandemia” sta mietendo vittime più tra le attività economiche che tra gli esseri umani. Lo dicono i numeri.

Il balletto dei numeri

Già, i numeri. Sono stati il mantra quotidiano della “pandemia”, sciorinati al vespro come il rosario, sono ancora oggetto di accese discussioni. Come l’incidenza percentuale dei decessi sul totale dei contagiati. Un argomento tabù. Perché se si raffronta il numero dei decessi sul totale dei contagiati, che l’Istituto Superiore di Sanità valuta solo in termini di tamponi effettuati, il dato è decisamente preoccupante. Ma lo stesso dato diventa meno drammatico se riferito all’intera popolazione o ai potenziali contagiati, il cui numerò è tuttora ignoto, perché non è stata testata l’intera popolazione.

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L’Italia a due velocità, anche nei decessi

Ma qual è il dato credibile? Una domanda ce ci siamo posti anche leggendo i risultati di alcuni studi. Uno per tutti quello dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallazani, pubblicato a cura di Salvatore Curiale all’inizio di dicembre. Da esso emerge, ad esempio, che l’Italia ha avuto meno casi Covid-19 dell’Inghilterra o della Germania, ma ha un’incidenza di gran lunga maggiore di decessi. Da cosa dipende? L’altro dato, ancora più sorprendente, riguarda il rapporto con il quinquennio 2015-2019. Quasi tutte le Regioni italiane, nonostante il Covid-19, hanno avuto nel 2020 circa lo stesso numero di decessi del quinquennio precedente. Ma il dato sballa del tutto nelle regioni del nord, che nel 2020 hanno avuto un’impressionante impennata di decessi. Eppure, si tratta delle Regioni col migliore sistema sanitario. Quindi non è stato un problema di organizzazione sanitaria? Ma allora, cosa è successo al nord?

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Il dato sballato del nord

Sull’argomento sono state avanzate diverse ipotesi, qualcuna forse fantasiosa. C’è chi sostiene che sia colpa del maggiore inquinamento del nord rispetto al sud, che infatti è rimasto a lungo immune dalla diffusione del virus. Altri hanno avanzato il sospetto che la colpa fosse della vasta campagna di vaccinazione antinfluenzale, effettuata in alcune regioni del nord a fine 2019, che avrebbe fornito, come sosteneva uno studio dell’esercito USA, un terreno favorevole all’attecchimento del Virus. Qualcuno ha dato la colpa persino alla diffusione della rete 5G, ma questa è un’ipotesi da “terrapiattisti”.

Altri invece sostengono che siano stati messi nel calderone del Covid, anche i decessi dovuti ad altre cause, ben più gravi e pericolose del Covid. Ma la convinzione più diffusa è quella che ci sia stato un grave ritardo nel capire come andava organizzata la difesa sanitaria sul territorio. Ma ha pesato anche l’errore di aver scelto di curare i pazienti in Ospedale solo quando erano già nella fase critica, peraltro curandoli con farmaci e terapie che favorivano le complicazioni cardiocircolatorie. Errori gravi che hanno indotto alcuni noti scienziati ad accusare l’ISS di un “crimine contro la popolazione”.

Domande senza risposte

Troppe domande, come quelle che abbiamo più volte elencato su queste colonne, sono rimaste senza risposta. Nelle emergenze si pedala a testa bassa e senza “disturbare il manovratore”, nella fattispecie il Governo ed i suoi esperti. Ma le domande avanzate da altri eminenti esperti della materia, avrebbero forse aiutato il “manovratore” a valutare soluzioni migliori del “chiudiamo tutto”, magari individuando e sperimentando cure tempestive ed efficaci, senza attendere l’arrivo di un vaccino salvifico.

Il fallimento italiano

Il Virus ha colpito il mondo intero e molti leader hanno reagito come il nostro Governo, quasi sempre con gli stessi risultati: inefficaci per la salute pubblica e dannosi per l’economia. Ma in Italia le cose sono andate peggio che altrove. Si poteva fare meglio? Col “senno del poi” è facile rispondere di sì. Ma nei momenti critici della pandemia, nessuno poteva discutere le scelte degli esperti ministeriali. Che poi quegli esperti abbiano meravigliosamente fallito l’obiettivo di portarci fuori dal Covid-19, non riuscendo a tutelare né la salute né l’economia del Paese, è del tutto secondario.

Previsioni da oroscopo

Alla fine di ogni anno si tracciano bilanci e si formulano previsioni, facendo magari tesoro degli errori dell’anno passato. Ma quest’anno no. Nessuno ha avuto il coraggio di tracciare un bilancio, né di azzardare ipotesi sul futuro. Solo speranze ed auspici. Forse perché il bilancio sarebbe troppo fallimentare e forse perché, non avendo ammesso gli errori del passato, qualunque previsione varrebbe quanto l’Oroscopo di Paolo Fox. L’unica cosa che hanno saputo dirci, in modo insistente, è che tutti abbiamo il “dovere morale” di vaccinarci. Un richiamo che non si può ignorare quando proviene dalla più alta carica dello Stato.

Il fronte del dissenso

Si dice che entro l’estate prossima avremo vaccinato metà della popolazione italiana. Ma mentre l’attenzione dei media è incentrata sulla capacità di distribuire subito il vaccino, c’è una parte della popolazione italiana, tra cui qualche autorevole scienziato, che non si fida di questo vaccino e preferirebbe evitarlo. Non si tratta dei “no vax”, appellativo che ormai si appioppa a chiunque sollevi dubbi, ma di persone che invitano a valutare soluzioni alternative, basate su cure delle quali si è già testata la validità e che potrebbero essere risolutive in quasi tutti i casi. Perché non ascoltarli?

Tutela della salute e libertà di cura

Qualcuno sostiene che ormai abbiamo ordinato milioni di dosi ed è giusto distribuirle, per tutelare la popolazione e non sperperare il danaro pubblico. Ma è un argomento debole. Anche per la SARS acquistammo milioni di dosi di un vaccino che non venne più somministrato. Né il vaccino potrà essere imposto per legge o in modo ricattatorio. I tentativi autoritari, come quello del Governatore Zingaretti di imporre il vaccino antinfluenzale nel Lazio, sono stati sanzionati dal Tribunale per manifesta incostituzionalità. La nostra Costituzione, infatti, tutela tanto il diritto alla salute, quanto il diritto di scegliere come curarsi.

Il primo dovere morale è dire la verità

Con tutto il riguardo per il Presidente Mattarella, al quale va sempre il nostro rispetto come garante della Costituzione, non credo che sia il caso di insistere troppo con il richiamo al “dovere morale” di vaccinarsi. Perché se proprio dobbiamo appellarci al dovere morale, ci sarebbe prima quello di dare al popolo italiano le risposte che attende da tempo. Risposte che spieghino perché siamo stati e siamo ancora il Paese con il più alto rapporto percentuale di vittime da Covid-19 e perché, a quasi un anno dall’inizio della “pandemia”, siamo ancora così in ritardo nella adozione delle misure necessarie a sostenere le Imprese e i lavoratori, che della ripresa economica sono, da sempre, i protagonisti principali.

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