La notte tra giovedì e venerdì un ordigno piazzato sotto l’auto di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, è esploso a Campo Ascolano, tra Roma e Pomezia. L’esplosione ha distrutto due automobili e danneggiato l’abitazione del cronista, senza fortunatamente causare vittime. La Procura ha aperto un’inchiesta immediata: secondo gli inquirenti la potenza dell’ordigno avrebbe potuto uccidere chiunque fosse passato nelle vicinanze.
L’attentato a Campo Ascolano e la dinamica dell’esplosione
L’ordigno è stato collocato sotto l’auto personale di Ranucci, parcheggiata nei pressi della sua abitazione. L’esplosione, avvenuta intorno alle 22, ha danneggiato anche la seconda vettura di famiglia, usata quotidianamente dalla figlia del giornalista, che l’aveva lasciata lì appena venti minuti prima. Le fiamme hanno poi raggiunto l’esterno della palazzina, causando danni alle strutture ma senza feriti.
Sul posto sono intervenuti immediatamente i carabinieri, la Digos, la polizia scientifica e i vigili del fuoco, che hanno domato le fiamme e messo in sicurezza l’area. Le prime analisi confermano la presenza di almeno un chilo di esplosivo.
Le parole di Sigfrido Ranucci dopo l’attacco
Ranucci, raggiunto al telefono dal Corriere della Sera nelle prime ore della notte, ha sottolineato la gravità dell’accaduto: «Mia figlia è passata davanti alla mia auto pochi minuti prima dell’esplosione, potevano ammazzarla». Il giornalista non esclude un collegamento con i temi delle nuove inchieste annunciate da Report pochi giorni fa, che toccano settori delicati della politica e dell’economia.
La testimonianza di Ranucci conferma non solo l’entità del pericolo scampato, ma anche la consapevolezza che l’attentato rappresenti un messaggio intimidatorio diretto non solo a lui, ma a tutto il mondo del giornalismo investigativo.
Le indagini e l’intervento delle istituzioni
La Procura di Roma ha immediatamente aperto un fascicolo e attivato le procedure di competenza, informando il Prefetto. Gli inquirenti stanno analizzando i residui dell’esplosivo e visionando le telecamere di sorveglianza della zona. La pista principale resta quella dell’intimidazione collegata all’attività giornalistica, anche se al momento non vengono escluse altre ipotesi.
Il coinvolgimento della Digos e della polizia scientifica indica l’elevata attenzione delle autorità su un episodio che viene considerato di estrema gravità. La stessa redazione di Report, attraverso un post pubblicato sui social, ha denunciato la matrice intimidatoria dell’attacco.
Reazioni del mondo politico e del giornalismo
L’attentato a Sigfrido Ranucci ha suscitato immediate reazioni nel mondo politico e istituzionale. Numerosi esponenti di governo e opposizione hanno espresso solidarietà al conduttore e alla sua famiglia, definendo l’episodio «un attacco alla libertà di stampa».
Anche l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana hanno preso posizione con una nota congiunta, chiedendo che venga fatta piena luce sull’accaduto e che lo Stato garantisca la massima protezione ai giornalisti impegnati in inchieste delicate.
Un attacco che mette a rischio la libertà di stampa
L’episodio riporta al centro del dibattito la questione della sicurezza per i cronisti d’inchiesta, spesso esposti a minacce, pressioni e tentativi di intimidazione. L’uso di un ordigno esplosivo segna un salto di qualità nella violenza e accende i riflettori su quanto il giornalismo investigativo continui a rappresentare un presidio scomodo ma fondamentale per la democrazia.
L’inchiesta della Procura sarà decisiva per individuare mandanti ed esecutori materiali. Intanto, la vicenda di Campo Ascolano resta un campanello d’allarme per la società civile: proteggere chi cerca e racconta la verità non è solo una questione di cronaca, ma di tutela della libertà collettiva.