Nel Lazio le bollette continuano a pesare molto sui bilanci domestici, anche se il nuovo decreto energia approvato dal Consiglio dei ministri il 18 febbraio 2026 prova a mettere un argine con misure rivolte a famiglie e imprese. La fotografia più recente dice che nel 2025 una famiglia laziale con fornitura nel mercato libero a tariffa indicizzata ha speso in media 1.714 euro per luce e gas: meno della media nazionale, ma comunque molto più dei livelli pre-crisi, visto che nel 2018 si era poco sopra quota 1.100 euro. È il segno di un caro energia che non si è mai davvero riassorbito e che ora torna a preoccupare anche alla luce delle nuove tensioni internazionali sui mercati delle materie prime.
Decreto energia 2026, cosa cambia per famiglie e imprese
Il provvedimento varato dal governo è stato presentato come un pacchetto capace di generare “oltre 5 miliardi di euro” di risparmi e benefici diretti. Nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale come decreto-legge 20 febbraio 2026 n. 21 sono previste misure per ridurre il costo dell’energia elettrica e del gas, con un contributo straordinario di 115 euro per i titolari del bonus sociale elettrico e la possibilità, per il 2026 e il 2027, di riconoscere un contributo anche ai clienti domestici residenti con ISEE fino a 25 mila euro non già beneficiari del bonus. Sul versante delle imprese, il programma di governo segnala risorse dedicate alla riduzione della componente ASOS, cioè gli oneri di sistema a sostegno delle rinnovabili e della cogenerazione, con stanziamenti distribuiti fino al 2028.
Nel Lazio il nodo principale resta il gas
Il dato che colpisce di più è la composizione della spesa. Nel 2025, secondo l’analisi diffusa da Facile.it e rilanciata a livello regionale, nel Lazio la parte più onerosa è stata quella del gas: 979 euro medi annui, contro 735 euro per la luce. La regione, pur risultando la terza d’Italia con le bollette del gas più leggere, non può certo considerarsi al riparo. Il confronto con gli anni precedenti racconta un costo strutturalmente più alto rispetto all’era pre-2020, e questo spiega perché il decreto venga accolto con interesse ma anche con prudenza da chi guarda ai conti reali delle famiglie.
Le differenze provinciali: Latina pesa sulla luce, Frosinone sul gas
La mappa interna del Lazio mostra differenze nette. Sul fronte elettrico la provincia più costosa è Latina, dove nel 2025 la spesa media è arrivata a 816 euro a fronte di consumi annui dichiarati pari a 2.708 kWh. Subito dopo compaiono Frosinone con 753 euro e Roma con 730 euro, mentre Viterbo si ferma a 705 euro e Rieti chiude a 639 euro. Sul gas, invece, il quadro cambia completamente: Frosinone registra la spesa media più alta con 1.131 euro per 781 Smc, seguita da Rieti con 1.048 euro e Latina con 1.014 euro. Le bollette più leggere risultano a Viterbo, 943 euro, e a Roma, ultima della graduatoria regionale con 967 euro medi annui per 656 Smc.
Perché il Lazio paga meno del Nord ma non può sentirsi al sicuro
Il fatto che il Lazio resti sotto la media nazionale dipende anche da fattori strutturali, a partire da consumi di gas mediamente più contenuti rispetto alle aree più fredde del Paese. A livello italiano, Facile.it stima per il 2025 una spesa media di 2.055 euro a famiglia, di cui 1.316 euro per il gas e 739 euro circa per l’elettricità. Il Lazio, con 1.714 euro complessivi, resta più basso, ma il dato non basta a rassicurare. Perché quando il prezzo della materia prima accelera, anche regioni relativamente meno esposte vedono riaprirsi il problema del caro bollette nel giro di poche settimane.
Il rischio dei prossimi mesi arriva dallo scenario internazionale
Ed è proprio lo scenario esterno a consigliare cautela. Reuters ha riferito che le tensioni legate al conflitto con l’Iran hanno spinto al rialzo petrolio e gas, con effetti sulle rotte energetiche del Golfo e un aumento marcato dei prezzi europei del gas. La Commissione europea, sempre secondo Reuters, ha espresso preoccupazione per il rialzo, pur escludendo al momento misure emergenziali immediate. In questo quadro, l’osservazione degli esperti che invitano a non abbassare la guardia acquista un peso concreto: le tariffe variabili possono reagire molto rapidamente a ogni scossone internazionale, e il beneficio atteso dal decreto rischia di essere parzialmente riassorbito se i listini delle materie prime dovessero restare su livelli elevati.
Cosa significa davvero per le famiglie laziali
Per i nuclei più fragili il decreto offre un sostegno immediato, e questo è il primo punto fermo. Per gli altri, però, il sollievo dipenderà anche dal comportamento dei venditori, dalle condizioni contrattuali sottoscritte e dall’andamento dei mercati. In una regione come il Lazio, dove la spesa media resta inferiore alla media italiana ma continua a superare di molto i valori del 2018, il tema non è solo quanto si pagherà il prossimo mese. Il tema è la stabilità. Perché famiglie e piccole attività economiche hanno bisogno di costi prevedibili, non di oscillazioni che obbligano ogni stagione a rifare i conti da capo. Ecco perché, accanto agli aiuti una tantum, torna centrale il consiglio più semplice: confrontare periodicamente le offerte e verificare se il contratto in essere sia ancora davvero conveniente.
