Davide Lonati, medico e tossicologo clinico presso il centro antiveleni degli istituti clinici Maugeri di Pavia, in una intervista a Margherita De Bac sul Corriere della Sera, ha parlato dei rischi legati al botulismo alimentare. Un discorso che tocca chiunque si trovi a maneggiare cibi in scatola o conserve casalinghe. “È fondamentale”, sottolinea Lonati, “che all’apertura i contenitori emettano quel caratteristico ‘clac’. Se manca, è un segnale preoccupante sulla conservazione del prodotto”.
Riconoscere i segnali di allarme
I rischi non sono sempre visibili a occhio nudo. Un contenitore deformato, un tappo rigonfiato o una fuoriuscita di liquido alla sua apertura possono essere campanelli d’allarme per la presenza della tossina botulinica. I prodotti più esposti? Le zuppe pronte e le conserve fatte in casa. Anche se le industrie rispettano standard rigorosi, nella distribuzione possono verificarsi errori di conservazione.
Conserve casalinghe e zucchero come difesa
Le conserve fatte in casa come olive e verdure sott’olio possono facilmente diventare terreno fertile per il botulino se non preparate correttamente. È cruciale sterilizzare accuratamente i vasetti e controllare la cottura degli alimenti. Le marmellate invece sono più sicure grazie allo zucchero che ostacola la germinazione delle spore.
L’antidoto: unica salvezza contro il veleno
Il botulino è chiamato non a caso “il veleno dei veleni”; pochi microgrammi sono letali. I sintomi dell’intossicazione si manifestano rapidamente: si parte da nausea e vomito per arrivare a gravi problemi neurologici. In Italia esiste un efficiente sistema di pronto intervento che prevede l’uso dell’antidoto anti-botulino, somministrato con rapidità dai centri antiveleni.
Ogni anno il centro Maugeri segue 30-40 casi sospetti di botulismo telefonicamente. Sebbene eventi come quelli registrati in Sardegna e Calabria abbiano destato preoccupazioni, non rappresentano un’emergenza nazionale ma una coincidenza di eventi.