Cantine Eredi dei Papi: la scommessa coraggiosa di Chiara e Lorenzo con un sogno da custodire

Chiara e Lorenzo Iacoponi sono cresciuti in un territorio dove la terra è generosa e capricciosa, e la vite ha sempre avuto un posto speciale
Di Francesco Vergovich
Ragazza in una vigna coglie un grappolo di uva

Nel cuore verde dei Castelli Romani, dove l’aria ha ancora il profumo delle stagioni e le colline sembrano disegnate a mano, c’è una storia che non segue le traiettorie più battute. Non parla di grandi capitali, né di progetti nati a tavolino. Parla di famiglia, di scelte che non fanno rumore ma cambiano tutto. Parla di vino, certo. Ma, prima ancora, parla di legami.

Da un’infanzia tra i filari al coraggio di mollare tutto

Chiara e Lorenzo Iacoponi sono cresciuti a Monte Compatri, un paese abbarbicato sui rilievi vulcanici del Lazio, dove la terra è generosa e capricciosa, e la vite ha sempre avuto un posto speciale. Non è stato un caso, dunque, se proprio lì, dove da bambini correvano tra le vigne del nonno, hanno deciso di tornare e ricominciare.

Il loro progetto, le Cantine Eredi dei Papi, non nasce da un business plan ma da una decisione istintiva, quasi viscerale. Mollare tutto – carriere, comodità, traiettorie già segnate – per riportare in vita quei vigneti di famiglia che rischiavano di finire dimenticati. Non è solo una scelta agricola. È una presa di posizione. Un “sì” detto a voce piena, in un mondo dove spesso si sceglie il sicuro.

Il vino come eredità e atto d’amore

L’idea di “eredità” nel nome dell’azienda non è un vezzo letterario. È una chiave di lettura. I fratelli Iacoponi non si sono limitati a rilevare terreni: hanno preso in mano una storia. Una storia fatta di mani sporche di terra, di vendemmie fatte con la luna alta e i secchi colmi, di racconti attorno a un tavolo e di una passione che il nonno ha saputo seminare bene.

Ma se la passione è stata il seme, a fare da vera colonna portante è stata la nonna. Figura silenziosa ma incrollabile, oggi è segretaria generale dell’European Boxing Union, e non è difficile immaginarla come una donna dallo sguardo acuto e dal passo deciso. La sua presenza è il filo rosso tra disciplina e affetto, tra rigore e dedizione. Una di quelle presenze che non fanno rumore ma tengono in piedi il mondo.

Territorio, identità e una nuova idea di vino

Monte Compatri e i Castelli Romani non sono solo una cornice: sono parte viva del progetto. Qui il terreno vulcanico regala caratteristiche uniche alle uve, e ogni filare sembra respirare con il ritmo lento della natura. Chiara e Lorenzo hanno scelto di non forzare, di rispettare. Di ascoltare la terra e assecondarne i tempi.

Il risultato è un vino che non cerca di stupire, ma di raccontare. Non cerca l’effetto, ma la verità. Ogni bottiglia è un frammento di paesaggio, un sorso di infanzia, una narrazione liquida che porta dentro di sé l’identità di un luogo e di due giovani che hanno avuto il coraggio di fare un passo indietro per andare davvero avanti.

Il riconoscimento della stampa e la fiducia di un settore intero

La loro voce, per quanto giovane, ha iniziato a farsi sentire anche fuori dai confini delle colline laziali. E non solo tra appassionati e winelovers. L’ultimo numero dell’inserto “I Piaceri del Gusto” del Corriere della Sera li ha inseriti tra i migliori under 40 del vino italiano, accompagnando il loro nome a una frase che dice molto più di un premio: “Il vino italiano è nelle loro mani”. Una definizione che, al di là della soddisfazione personale, segna un riconoscimento importante. Non solo per ciò che stanno costruendo, ma per come lo stanno facendo.

Una nuova generazione che guarda lontano, restando vicina

Nel panorama vinicolo italiano, sempre più spesso dominato da grandi nomi e numeri, Cantine Eredi dei Papi rappresenta qualcosa di diverso. Una voce più intima, forse più sommessa, ma proprio per questo più autentica. Una voce che parla di ritorno, di autenticità, di futuro costruito su radici profonde.

E non c’è nulla di nostalgico in tutto questo. Al contrario, c’è una visione lucida e contemporanea. Il desiderio di fare impresa partendo dall’identità, senza scorciatoie. Di costruire qualcosa che duri, che abbia senso, che non si perda nel rumore. Un vino che non è solo un prodotto, ma una storia in movimento.

 
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Cronaca

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