26 Ottobre 2021

Pubblicato il

Un fiume di veleno

Cassino. Depuratore riversa veleni nel fiume: 3 arresti. Gli indagati sapevano

di Livia Maccaroni
Ai domiciliari anche l'amministratore delegato della società che gestisce l'impianto. Project manager della A&A: "sembra Gardaland"
Depuratore di Cassino
Depuratore di Cassino

Alla luce delle indagini svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale, durante le mattinata di ieri, 23 settembre, su ordine del gip, i militari del gruppo forestale di Frosinone hanno messo ai domiciliari l’amministratore delegato della A&A, la società che gestisce il depuratore del Consorzio industriale di Cassino, Riccardo Bianchi, il direttore dell’area tecnica, l’ingRoberto Orasi, e il tecnico Amedeo Rota, accusati di inquinamento ambientale. Dal depuratore consortile, dove confluiscono gli scarichi di diverse aziende e Comuni del cassinate, uscivano veleni. Notificato poi ad altri due indagati un obbligo di dimora e un divieto di dimora. È avvenuto infine il sequestro del depuratore. Sei in totale gli indagati.

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“Sembra Gardaland”

Come riporta la giudice Vittoria Sodano nell’ordinanza, in una telefonata con la sorella il 17 luglio del 2020 la project manager della “A&A” dice, riferendosi alle condizioni del depuratore: “Praticamente quella vasca di ossidazione mi sembra Gardaland”.

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Gli indagati erano a conoscenza delle problematiche…

In un’altra conversazione un dipendente, anche lui indagato, descrive al responsabile degli impianti Cosilam, Amedeo Rota, la gravità della situazione che sta riscontrando alla stazione di sollevamento: “È grave sta cosa”, evidenziando un malfunzionamento del sistema automatico di partenza delle pompe. Riferisce anche, scrive ancora il gip, che i liquidi trasbordano dalla stazione di sollevamento e vanno a finire nel Rio sottostante. E i presenti se ne sono accorti. “Sotto qua al gruppo, l’acqua del pozzo va sotto quella vaschetta dove stanno le valvole di ritegno e e questi l’hanno visto questo fatto qua”.

…Ma non facevano trasparire nulla

Dunque dalle conversazioni telefoniche e ambientali captate nel corso delle indagini dei carabinieri forestali emerge come gli indagati fossero a conoscenza delle problematiche dell’impianto di depurazione di villa Santa Lucia. Ciò nonostante, sottolinea lo stesso giudice nell’ordinanza, “si preoccupavano essenzialmente di non far trasparire all’esterno i problemi, piuttosto che adottare gli accorgimenti necessari per evitare l’inquinamento del corso d’acqua”.

“Se ce li dà, 10/15 mila euro, lo aggiustiamo”

Rota conosce bene la problematica: “Eh lo so, lo so”. È consapevole che l’unica soluzione sarebbe riparare la tubazione, ma che, d’altra parte, sono necessari 10/15 mila euro. Con tono ironico dice infatti al dipendente di recuperare il denaro da chi avesse segnalato il problema. “Digli che se ce li dà, 10/15 mila euro, lo aggiustiamo”.

 
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