Cassino, si finge fisioterapista e molesta una donna sulla ciclabile

Un uomo è stato arrestato per l’aggressione sessuale del 19 giugno sulla pista ciclabile di Cassino. La vittima faceva attività fisica
Di Lina Gelsi
Polizia, volanti

Una donna avvicinata con un pretesto, inseguita fino a una strada isolata e palpeggiata mentre cercava di allontanarsi. Per l’aggressione avvenuta il 19 giugno sulla pista ciclabile di Cassino, venerdì 10 luglio la Polizia di Stato ha arrestato un cittadino egiziano residente in città, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’avvicinamento sulla pista ciclabile e il falso consiglio sullo stretching

L’episodio si è verificato in pieno giorno, mentre la donna stava svolgendo attività fisica lungo la pista ciclabile della Città Martire. Un luogo frequentato da persone che corrono, camminano o utilizzano la bicicletta e che, proprio per questa funzione, dovrebbe consentire di praticare sport senza essere avvicinati in modo molesto.

L’uomo avrebbe iniziato a parlare con la vittima presentandosi come fisioterapista. Il pretesto utilizzato sarebbe stato quello di fornirle alcuni suggerimenti sugli esercizi di stretching da eseguire durante l’allenamento. Un approccio apparentemente legato all’attività sportiva, che avrebbe presto assunto un carattere invasivo.

La donna, compreso il pericolo, avrebbe provato a interrompere il contatto e ad allontanarsi. Il tentativo non sarebbe bastato. L’indagato l’avrebbe seguita lungo il percorso, proseguendo fino alla zona più isolata di via Varlese.

Qui l’avrebbe raggiunta, bloccata e palpeggiata. La vittima è riuscita successivamente a sottrarsi all’aggressione e ha denunciato quanto accaduto, fornendo agli investigatori gli elementi necessari per avviare gli accertamenti.

Il percorso ricostruito e il mezzo utilizzato dall’indagato

Le indagini si sono concentrate fin dalle prime ore sugli spostamenti effettuati dall’uomo prima e dopo l’episodio. Gli agenti del Commissariato di Cassino hanno ricostruito il tragitto seguito lungo la pista ciclabile e nella zona di via Varlese, verificando anche il mezzo di trasporto utilizzato per raggiungere o lasciare l’area.

Questo lavoro ha consentito di restringere progressivamente il campo e di arrivare all’identificazione di un cittadino egiziano residente a Cassino. Nei suoi confronti sono stati raccolti elementi ritenuti gravi e concordanti in relazione all’ipotesi di violenza sessuale.

La ricostruzione non si è limitata al racconto della persona offesa. Gli investigatori hanno cercato riscontri capaci di collegare il sospettato ai luoghi e agli orari dell’aggressione, componendo un quadro sottoposto alla valutazione della Procura della Repubblica e del giudice per le indagini preliminari.

Il giudice dispone la custodia cautelare in carcere

Sulla base degli elementi acquisiti, la Procura ha richiesto l’applicazione di una misura cautelare. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cassino ha accolto la richiesta e disposto la custodia in carcere.

L’ordinanza è stata eseguita venerdì 10 luglio dagli agenti del Commissariato. Dopo gli adempimenti previsti, l’uomo è stato trasferito nella Casa circondariale di Cassino, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

La misura cautelare non costituisce una condanna definitiva. Le responsabilità penali dovranno essere accertate nel corso del procedimento, nel rispetto del diritto di difesa e della presunzione di innocenza prevista per ogni persona sottoposta a indagine.

Sicurezza sulla ciclabile, attenzione alle aree meno frequentate

L’accaduto richiama l’attenzione sulle condizioni di sicurezza dei percorsi utilizzati ogni giorno da podisti, ciclisti e cittadini. Le piste ciclabili attraversano spesso zone con livelli differenti di illuminazione, visibilità e frequentazione. I segmenti più appartati possono rendere più difficile chiedere aiuto o attirare immediatamente l’attenzione di altre persone.

Nel caso di Cassino, l’aggressione sarebbe iniziata in un’area destinata all’attività fisica e sarebbe proseguita fino a via Varlese, scelta presumibilmente per il minore passaggio. La rapidità della denuncia ha permesso di fissare informazioni, orari e spostamenti quando i ricordi erano ancora precisi e gli elementi utili potevano essere verificati.

Denunciare subito consente agli investigatori di intervenire con maggiore efficacia, acquisire eventuali immagini, individuare testimoni e ricostruire i movimenti delle persone coinvolte. La vicenda evidenzia anche quanto sia importante non sottovalutare approcci insistenti presentati come consigli professionali o richieste di aiuto, specialmente quando avvengono in luoghi poco frequentati.

 
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