Vuoi la tua pubblicità qui?
29 Luglio 2021

Pubblicato il

Telecinefili

C’è un nuovo cinema sofisticato: la pay-tv

di Mario Conti

Le pay-tv per smarcarsi dai grandi competitor generalisti si propongono col mettere in catalogo e poi produrre in proprio titoli più curati

Siamo ormai serie-dipendenti. Anche noi cinefili della prima ora.
Non è che siamo diventati di bocca buona, che abbiamo abbassato l’asticella. E non è solo che in una serie “ce n’è di più”, né che siamo tutti affetti dalla sindrome del binge watching, compulsivamente forza-ti a “vedercene un’altra”; c’è del vero in queste ultime due, ma non ba-sterebbe.

Il cinema perde le sue unicità e la tv ne approfitta

Il punto è – e non ci piace ammetterlo – che nel confronto con la televi-sione il cinema sta venendo meno ad alcune sue unicità, e la sua avver-saria, la tv, ha pensato bene di cavalcarle. Spieghiamoci meglio. Qual era in origine la differenza fra cinema e fiction tv? Il televisore è dentro casa, quasi sempre nella stanza in cui la famiglia vive di più, molto presto clonato in camera da letto e in cu-cina. Coi palinsesti ininterrotti, in molte case lo si tiene acceso per de-fault, sempre, a prescindere. È la zia ciarliera, in genere allegra, a volte sentenziosa e moraleggiante. È il caminetto, ma acceso anche d’estate.
Questa collocazione finì presto per essere la missione della televisio-ne: educarci (ma questa si è persa strada facendo: i grandi romanzi sceneggiati della Rai di Bernabei sono un lontano, nostalgico ricordo), rassicurarci, lisciarci dal verso del pelo, assecondare le nostre debolez-ze.

Vuoi la tua pubblicità qui?

Non porci interrogativi – che sono destabilizzanti – bensì ridurre tutto a formule esistenziali semplici, agevoli da far nostre e replica-re in società. Da qui ad essere usata da chi la dirige come suadente ma potente strumento a sostegno del “sistema” il passo fu brevissimo.
Il cinema, invece, è una scelta: devi “vestirti”, uscire (magari piove), spesso guidare e cercare parcheggio, pagare un biglietto; chi lo fa – pur avendo la tv – non vuole necessariamente conferme, verità e sentimenti predigeriti; ama anche essere spiazzato, doversi far domande. In ori-gine il cinema quindi è, al confronto, libero. E per quasi un secolo ha usato questa libertà a piene mani, spesso in direzioni politicamente scomode.

Il cinema si addomestica

Ma poi, che è successo? Gli alti costi del cinema non sempre riuscivano ad essere coperti solo dal botteghino (con un pubblico sempre più at-tratto dal divano di casa); contemporaneamente i crescenti network te-levisivi avevano sempre più bisogno di film, di cui il pubblico non sa fare a meno. Quindi – in Italia a partire dalla fine degli anni ’70, all’e-stero anche prima – il passaggio televisivo diventa sempre più una ri-sorsa economica per il produttore cinematografico, che comincia a cer-carlo fino a farsene condizionare; che significa costruire il film in fun-zione di quei passaggi, pensando al grande pubblico domestico, evitan-do temi e stili inadatti a quel pubblico e quindi a rischio di censura preventiva o di brutti tagli; in definitiva rendendolo più appetibile dai decisori delle reti. È così che il cinema (con le dovute eccezioni) si addomestica.

Arrivano le pay-tv

È in questo scenario che compaiono le pay-tv. Che per smarcarsi dai grandi competitor generalisti si propongono col mettere in catalogo, e poi produrre sempre più spesso in proprio, titoli più curati e più liberi da condizionamenti, che cominciano ad attrarre quel pubblico prepa-rato e curioso che è deluso da un certo appiattimento di cui il cinema si sta ammalando. Non solo la formula incontra il favore del pubblico, ma – e qui sta il sal-to – attrae sempre più registi e sceneggiatori coraggiosi e ambiziosi, e star del grande schermo, che finora avevano snobbato il prodotto te-levisivo.
Oggi, ai canali tradizionali, roccaforte delle famiglie, resta importare i tormentoni “comici” d’oltreoceano con le risate in scatola, le soap su-damericane, e produrre fiction buoniste al marzapane con cui ciascuno può identificarsi, redenzioni, biografie di personaggi reali edificanti o in odore di santità, medici tutta abnegazione, tutori della legge integer-rimi ma umanissimi.

Si assiste ad un cambiamento di ruoli

Fra cinema e tv assistiamo così ad una curiosa inversione dei ruoli, che manda in soffitta le vecchie etichette di telefilm e miniserie: la
serie è il nuovo terreno per sperimentare linguaggi, osare contamina-zioni. Quello che il cinema fa sempre meno. Non abbiamo fatto esempi, ci piace l’idea di aprire una consuetudine con voi: inaugurare – con tutta la parzialità e i tic di chi vi scrive, e pronti al contraddittorio – un osservatorio che intercetti e vi segnali quanto di attraente cinema e serie ci vengono proponendo, ma anche che peschi nel passato, titoli mitici o ingiustamente negletti che oggi grazie all’on demand abbiamo sempre a portata di clic.

Vuoi la tua pubblicità qui?
 
Vuoi la tua pubblicità qui?

Condividi questa notizia per primo

Scorri lateralmente questa lista

Seguici per rimanere aggiornato

Sostieni il nostro giornalismo


Nessun commento