Un’emorragia silenziosa che minaccia il Servizio Sanitario Nazionale
Non è più una questione emergenziale, ma strutturale. La sanità italiana sta attraversando una crisi che, giorno dopo giorno, si fa sempre più visibile nei reparti, nei pronto soccorso, nei turni impossibili e, soprattutto nei posti vuoti lasciati da chi se ne va. A lanciare la griglia d’allarme è Gianluca Giuliano, segretario nazionale della UGL Salute.
Con parole asciutte ma inequivocabili, descrive una professione che sta perdendo attrattività, rispetto e futuro. Quello degli infermieri non è solo un problema numerico, ma un simbolo della fragilità crescente di un sistema che ha retto l’urto della pandemia, ma ora paga il prezzo di anni di disinvestimenti e miopie strategiche.
Perché gli infermieri stanno lasciando l’Italia
I dati parlano chiaro. Solo nel 2024, oltre 10.000 infermieri hanno abbandonato l’albo. Negli ultimi quattro anni, sono stati più di 42.000. Dietro ogni cancellazione c’è una storia personale, ma anche motivazioni comuni: stipendi inadeguati, carichi di lavoro insostenibili, aggressioni verbali e fisiche sempre più frequenti, condizioni contrattuali spesso precarie. La figura dell’infermiere, da sempre centrale nei sistemi sanitari più avanzati, in Italia continua a essere trattata come marginale.
Le retribuzioni sono tra le più basse in Europa e, come ricordato dall’Assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, siamo di fronte a un paradosso: “sono la colonna portante della sanità pubblica e ricevono stipendi da fame”. La differenza rispetto ad altri paesi europei è netta.
In Germania, Francia, Regno Unito, ma anche in realtà meno attese come Belgio e Paesi Bassi, gli infermieri italiani trovano condizioni professionali migliori, ambienti più sicuri, percorsi di crescita chiari e retribuzioni più dignitose. L’esodo verso l’estero non è solo una fuga, ma una scelta razionale, spesso dolorosa, per chi ama il proprio lavoro ma non può più permettersi di svolgerlo in Italia.
Un mestiere che non attira più i giovani
Il problema, però, non si esaurisce con chi se ne va. Anche il ricambio generazionale è ai minimi storici. L’appello della professione è in caduta libera: pochi giovani si iscrivono ai corsi universitari di infermieristica, e molti di quelli che iniziano non portano a termine il percorso o scelgono, fin da subito, la strada dell’estero.
La mancata firma del nuovo contratto collettivo non ha fatto che peggiorare ulteriormente la percezione di un mestiere essenziale ma sottovalutato. Non si tratta solo di numeri, ma di una perdita di fiducia. Il fatto che lo Stato non riesca a riconoscere, anche economicamente, l’importanza di chi ogni giorno si prende cura degli altri, mina alla radice il patto sociale su cui si regge il Servizio Sanitario Nazionale.
Una proposta sul tavolo: il patto per salvare la professione
Davanti a questo scenario, la UGL Salute rilancia la proposta di un patto nazionale per la professione infermieristica. Un tavolo di confronto che coinvolga istituzioni, sindacati, ordini professionali e società scientifiche, senza steccati ideologici, per costruire soluzioni concrete e condivise. Serve una riforma profonda, non un intervento tampone.
Serve un piano straordinario di assunzioni, una revisione delle retribuzioni,più investimenti nella formazione e nella sicurezza sul lavoro. Se non si agisce in tempi rapidi, la carenza di infermieri rischia di diventare il tallone d’Achille di tutto il sistema. E a pagare il prezzo più alto saranno, come sempre, i cittadini.