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Città del Vaticano sorvegliata speciale: come funziona il dispositivo di sicurezza durante il Conclave

L'accesso ai luoghi simbolo – Piazza San Pietro, Porta Santa, Piazza Pio XII e l’intero asse di Via della Conciliazione – è regolato attraverso una logica a più livelli
Di Lina Gelsi
Polizia, controlli Piazza San Pietro
Polizia, controlli Piazza San Pietro

Alle 07:00 in punto, stamattina, mentre la luce si allungava timidamente su Via della Conciliazione, a Roma non è stato il canto di una campana a rompere il silenzio. È stato il “ciak” che ha segnato l’inizio operativo del dispositivo di sicurezza pensato per il Conclave. Non si tratta solo di uomini e mezzi in movimento: è un copione preciso, provato, testato, che coinvolge decine di unità, ognuna con un ruolo definito e vitale. La Questura di Roma, insieme con tutte le articolazioni delle forze dell’ordine e gli assetti speciali, è al lavoro da giorni, ma da questa mattina il sistema è entrato nella sua fase più sensibile.

Bonifiche, unità cinofile, artificieri

Il primo passo – fondamentale ma quasi invisibile agli occhi dei pellegrini – è la bonifica dell’area. Un lavoro meticoloso e silenzioso, affidato a unità cinofile e artificieri, che controllano metro per metro ogni spazio accessibile e ogni area critica. Non si tratta solo di verificare l’assenza di minacce concrete, ma anche di garantire che nessuna “zona grigia” venga trascurata. Il principio guida è quello del “come se”: si agisce come se ogni elemento potesse essere un rischio, anticipando possibili scenari prima ancora che si presentino.

Le unità cinofile specializzate lavorano in sinergia con i reparti antisabotaggio, scandagliando zaini, cestini, veicoli autorizzati all’accesso e persino le grate. La posta in gioco non è solo la sicurezza del cuore della cristianità, ma la fiducia delle migliaia di persone che nelle prossime ore si accalcheranno per assistere, in religioso silenzio, alle fumate che segnano l’elezione del nuovo Pontefice.

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Prefiltraggi e filtraggi: sicurezza su più livelli, come nei grandi eventi internazionali

L’accesso ai luoghi simbolo – Piazza San Pietro, Porta Santa, Piazza Pio XII e l’intero asse di Via della Conciliazione – è regolato attraverso una logica a più livelli. I varchi di prefiltraggio sono la prima soglia: qui si intercettano flussi, si controllano documenti, si osservano comportamenti. Più avanti, i filtraggi veri e propri: metal detector, scanner, pattuglie miste. È un modello simile a quello applicato in occasione dei grandi vertici internazionali o durante le visite di capi di Stato, ma con una complessità in più: l’imprevedibilità dei numeri.

Durante un conclave, infatti, nessuno può sapere con precisione quante persone si raduneranno, né quando si avrà la “fumata bianca”. Ecco perché il dispositivo è “elastico”: capace di adattarsi in tempo reale, rimodulando uomini e risorse a seconda dello scenario.

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Il ruolo della tecnologia e degli “occhi invisibili”

Accanto alle unità fisiche, la tecnologia svolge un ruolo cruciale. Sistemi di videosorveglianza integrati, riconoscimento comportamentale, comunicazioni criptate tra centrali operative: dietro ogni uomo in divisa visibile, ce ne sono molti altri che operano dietro le quinte. Le immagini catturate dai droni autorizzati – utilizzati in aree perimetrali o per mappature strategiche – convergono nelle sale operative dove si prendono le decisioni minuto per minuto.

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Tutto è connesso: dai varchi di accesso all’analisi predittiva sui flussi di persone. Anche i social media e i canali di messaggistica vengono monitorati, non per invadere la privacy, ma per individuare segnali anomali, aggregazioni improvvise o messaggi sospetti.

Chi lavora sotto la superficie del Conclave

Ci sono poi figure che il grande pubblico difficilmente nota, ma che rappresentano una parte essenziale del dispositivo. Parliamo dei negoziatori, dei mediatori culturali, dei team antipanico. Operatori preparati per affrontare anche situazioni non convenzionali: una crisi emotiva, una folla che si agita, una richiesta in una lingua poco comprensibile. Anche questi sono tasselli della sicurezza.

E poi ci sono le Forze dell’Ordine schierate con discrezione nei punti nevralgici, pronte a intervenire ma istruite per agire con calma e lucidità. Il fattore umano resta centrale. Nonostante la tecnologia, nonostante i protocolli, è la prontezza di una pattuglia, lo sguardo attento di un agente o la pazienza di un’unità di accoglienza a fare davvero la differenza.

Tempistica incerta, vigilanza costante

Il Conclave ha un elemento di singolarità che complica la gestione della sicurezza: la variabile tempo. Non si sa quando avverrà l’elezione. Non c’è un orario ufficiale, nessun programma da seguire. L’unico segnale atteso è la fumata – nera o bianca – che da secoli scandisce i passaggi decisivi dell’elezione papale.

Questa incertezza obbliga il dispositivo a rimanere “in tensione” per ore, giorni, talvolta settimane. È una tenuta di lungo periodo, fatta di turnazioni, cambi operativi, aggiornamenti in tempo reale. È un lavoro che si fa anche di notte, quando la piazza si svuota, ma la macchina organizzativa continua a girare, silenziosa, nelle sue retrovie.

Coordinamento interforze e comunicazione con il Vaticano

L’intero impianto di sicurezza si regge su un coordinamento interforze che coinvolge Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Locale, unità della Protezione Civile, Croce Rossa e, ovviamente, la Gendarmeria Vaticana. I confini tra Stato italiano e Città del Vaticano diventano, in queste ore, linee di collaborazione intensa e continua.

La comunicazione tra le sale operative è costante. I briefing si susseguono più volte al giorno, con aggiornamenti sulle presenze, sugli eventi collaterali e su eventuali criticità. Ogni segnalazione viene verificata e condivisa. L’obiettivo è uno solo: garantire la sicurezza senza compromettere la sacralità dell’evento.

Un evento spirituale che richiede professionalità molto concrete

Dietro l’immagine di pace e raccoglimento che accompagna il Conclave, si muove una macchina complessa, precisa, spesso invisibile. Una macchina fatta di competenza, preparazione, senso del dovere. Nessun dettaglio viene lasciato al caso: né il posizionamento delle transenne, né la gestione dei flussi, né tantomeno la vigilanza contro minacce più sofisticate, dal cybercrime al terrorismo.

 
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Cronaca

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