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Colleferro, la visita del presidente Mattarella e l’omaggio alla memoria di Willy. Le riflessioni del sindaco Sanna

Giornate da non dimenticare, quelle appena trascorse, per il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, che promuove il valore della cultura come stella polare per il nostro cammino
a cura di Redazione
Colleferro, il presidente Mattarella e il sindaco Sanna
Colleferro, il presidente Mattarella e il sindaco Sanna

A 5 anni dall’omicidio di Willy Monteiro Duarte, un caso clamoroso che in Italia è assurto ad esempio nazionale di quello che può accadere minimizzando i rischi del bullismo e della violenza scatenata tra i giovani, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto visita a Colleferro per partecipare alla cerimonia di omaggio a Willy, organizzata dal Comune e dal sindaco Pierluigi Sanna, che stamattina sul suo profilo Facebook ha pubblicato una lunga riflessione sulla giornata. Ecco le sue parole.

Il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna dopo la cerimonia per Willy

“Ha occupato uno spazio non trascurabile, sui mezzi di informazione più disparati, la visita del Presidente Sergio Mattarella a Colleferro. Uno spazio ancora più ampio ha occupato nell’animo di migliaia di persone, nel cuore di migliaia di bambini, di giovani che non dimenticheranno mai quel momento.

Non è facile farne cronaca con il giusto distacco, anche perché come scrisse Cesare Pavese nella postfazione a Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, trasformare dei fatti in parole non vuol dire cedere alla retorica dei fatti, ne cantare il bel canto. Vuol dire mettere nelle parole tutta la vita che si respira a questo mondo, comprimercela e martellarla.

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Certamente per tutta la comunità territoriale il fatto è stato di portata storica; a pochi giorni dalla visita del Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, chiarisce ancora meglio una certa attenzione dell’Italia intera alla nostra terra.

L’omaggio ai caduti sul lavoro nel 1938

L’omaggio ai caduti sul lavoro nel ‘38 e negli anni successivi, presso il Sacrario dello Scoppio, in occasione del Novantesimo Anniversario della Fondazione, da parte del Capo dello Stato, è senza dubbio un momento di solennità altissima ed irripetibile. Mai nella storia nostra era accaduto; fatti che succedono una volta al secolo o forse più.

L’incontro privato con i famigliari di Willy, presso il Palazzo della ex Direzione della BPD, ha dimostrato poi quanto importante sia stato riconsegnare alla comunità quell’edificio “simbolo”. Riconsegnarlo però in una chiave nuova rispetto al passato, non la “casa dei padroni” bensì la casa della democrazia e quindi di tutti, senza cesure però, senza rinnegare ciò che è stato.

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Come trama e ordito assieme, negli arazzi che il Presidente si è fermato ad ammirare sullo scalone, si sostengono vicendevolmente e formano la figura intera così la storia della fabbrica e della città formano Colleferro da sempre, in continuità.

Il valore della storia nelle scelte di oggi

Tommaso d’Aquino che spiega ai suoi quanto sia importante il “non cristiano” Aristotele, rinnegando il quale verrebbe meno la concordia tra i tempi, potrebbe spiegare anche a noi oggi quanto il sapere del passato non vada archiviato bensì posto al centro del cambiamento, delle cose nuove. Sembra un ossimoro eppure quel momento così “privato” ci consente, pur accennandolo appena per rispetto, di mettere in questa descrizione, in queste queste parole tutta la vita che si respira nel nostro mondo.

Certamente lo zenit della visita va individuato nella cerimonia in Piazza Willy Monteiro Duarte, dove oltre alle note dell’Inno di Mameli suonato dalla nostra banda e alle parole mie e di due giovani e bravi studenti, hanno insegnato alla immensa folla sia Lucia Duarte che Sergio Mattarella.

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Ho ragionato sul verbo insegnare e ho concluso che si tratta di quello più calzante. Sono stati insegnanti, come centinaia ve ne erano in quella piazza in quel momento, preziosissimi. Hanno insegnato a quella moltitudine di bambini e ragazzi, ai cittadini tutti, ai sindaci, ai parlamentari, alle autorità militari e religiose. Hanno insegnato con parole semplici, senza anatemi ma con chiarezza, facendo commuovere molti. Grazie alla stampa, tutta Italia ha potuto godere di quei seppur brevi insegnamenti.

Willy, un italiano esemplare

“Non venga ricordato come un eroe, ma come un ragazzo semplice e amico di tutti- Il nostro messaggio, quello che stiamo portando avanti da cinque anni, è vivere la vita con la pace nel cuore, senza odio. Perché l’odio e la vendetta portano sempre ad altro dolore e impediscono di vedere le cose belle”. Così ha detto Lucia ai ragazzi che i dipendenti comunali avevano assiepato dinanzi a lei.

“Willy è un italiano esemplare. Per questo è stato insignito, alla memoria, della medaglia d’oro al valor civile in riconoscimento del gesto di coraggio e di altruismo. A lui va il ricordo e il dolore di tutti gli italiani, feriti da tanto orrore. Non dimenticare vuol dire non essere indifferenti. L’indifferenza è negativa e spregevole come la violenza”. Così ha proseguito il Presidente, scandendo parole che cadevano sul travertino della piazza bianca come le pietre di Carlo Levi.

Sentiamo che il sentiero della memoria, battuto in questi cinque anni è stato quello giusto. L’aumento considerevole dei luoghi di incontro, sport e cultura aiutano ed aiuteranno a combattere meglio l’indifferenza ed a stimolare sia il coraggio che l’altruismo.

Il ragazzo, semplice ed amico di tutti noi, può essere un modello nuovo e contemporaneo per tanti giovani che cercano esempi di onesta ed altruismo senza trovarne, se non nel passato. Un esempio vivo perché nessuno muore sulla terra, scrisse Foscolo, finché vive nel cuore di chi resta. Un simbolo dunque, il chicco di grano che produce molto frutto.

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Il valore dei gesti, il valore delle scelte

Benedetta Tobagi, commentando la cerimonia, ha ricordato il discorso del figlio di Vittorio Bachelet al funerale, il 14 febbraio 1980 a Roma. Il vice presidente del Csm era stato assassinato dalle Brigate rosse e il figlio prendendo la parola anche a nome degli altri famigliari, e pronunciò questa preghiera: Preghiamo […] per i nostri governanti, per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità della società, nel parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e con amore.

Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri- In quel 1980, al culmine di un decennio di violenze, fu una deflagrazione. Non vi era in quella preghiera mansuetudine, né sentimentalismo.

Fu un gesto potente perché provocatorio, dirompente. Perché mandava in pezzi il circolo vizioso della violenza, dicendo: avete ucciso, avete esercitato il massimo potere, ancora una volta su un altro uomo mite e disarmato, in modo arbitrario – sottintendeva – ma noi, con queste parole di perdono, recidiamo alla radice il vostro potere arrogante e arbitrario, spezzando la catena d’odio in cui volete avvincere noi e la società-. Quanta attualità, con le dovute proporzioni certamente.

In Piazza dei Cosmonauti prima ed in Biblioteca Morandi poi, il Presidente ha concluso la sua visita incontrando i giovani universitari e del servizio civile, i dipendenti della biblioteca ed i volontari dell’archivio storico nonché i vertici di Avio e il Rettore di Tor Vergata, ancora una volta fili e fili, trama ed ordito in un’unica figura.

Sempre di più la cultura è la stella polare

È stata l’occasione per dialogare meglio riguardo la storia della nostra città ed apprendere che nella sua memoria personale sono ancora vive le immagini tanto di Paolo Bonomi che della BPD. È stata la conferma che la cura della “cultura come cardine dello sviluppo” che iniziammo tanti anni fa, gode dell’apprezzamento della più alta ed amata carica dello Stato. Non desertificazione intellettuale quindi ma diffusione della conoscenza, cura bisognosa di tempo ma unicamente efficace contro certi morbi della società.

La mano che saluta gli anziani e accarezza i ragazzi, l’occhio di cielo che scruta autorevole e benigno, la voce ferma e rassicurante, l’intelligenza finissima .. tutto questo tesoro abbiamo sentito più nostro del solito, vicino anche se per poco. Abbiamo percepito la conferma che la strada è quella giusta ed è questo un grande dono.

Grazie Presidente, grazie di tutto, grazie di esserci”.

 
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Cronaca

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