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17 Gennaio 2022

Pubblicato il

Covid, Locatelli: “Vaccino? Non escludo una quarta dose”. Sulla variante Omicron…

di Lorenzo Villanetti
"Non si può escludere una quarta dose. Omicron? Per ora non abbiamo nessuna evidenza che possa provocare malattia più grave" rivela Locatelli
Franco Locatelli
Franco Locatelli

Franco Locatelli, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico e presidente del Consiglio Superiore di Sanità, è intervenuto ai microfoni di SkyTg24, facendo il punto sulla campagna di vaccinazione in Italia. Tra i temi discussi, anche la famosa terza dose, così come la nuova e pericolosa variante Omicron, che sta destando preoccupazione in Europa e in tutto il mondo.

Terza dose

“La terza dose – afferma Locatelli – è assolutamente necessaria. Da somministrarsi completati i cinque mesi dalla somministrazione serve sia per ripristinare il massimo dell’efficacia della protezione immunologica conferita dal vaccino, ma anche per ridurre la circolazione virale. In questo senso paradigmatico è il caso di Israele, dove con la somministrazione della dose booster hanno riportato largamente sotto controllo il numero di nuovo casi. Non posporrei minimamente la somministrazione della dose booster in attesa di un vaccino adattato ad eventuali varianti che stanno emergendo o dovessero in futuro emergere”.

“Non escludo una quarta dose”

“Una quarta dose non si può escludere. Non sappiamo – prosegue – quale sarà la protezione conferita dalla terza dose. Per analogie con pregressi vaccini la terza dose genera una risposta di memoria più efficace ma da qui a dire che ci conferirà una protezione che dura per anni ce ne corre. Non si può dire con certezza in questo momento che verrà somministrata, ma non si può neanche escludere. Più che mai la scienza deve basarsi sulle evidenze che progressivamente si accumulano“.

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Variante Omicron

Sulla variante Omicron il coordinatore del Cts dichiara: “Preoccupati? Mi sembra un termine largamente eccessivo. Sappiamo che questa è una variante che ha avuto una diffusione importante in Sudafrica, il tempo che ci ha messo per diventare predominante è largamente ridotto rispetto alle altre varianti, c’è stato un incremento del 260% quasi dei casi in quel Paese: il tutto supporta una maggior contagiosità. Ma non abbiamo nessuna evidenza che possa provocare malattia più grave o sfuggire all’effetto protettivo dei vaccini in maniera importante. Sappiamo di un incremento del 260% nel numero delle persone contagiate.

Questi riscontri ci fanno ipotizzare che sia una variante connotata da maggior contagiosità. Questo largamente giustifica da un lato la misura presa per prima dall’Italia poi da altri Paesi dell’Ue, cioè di chiudere i voli dagli otto Paesi in cui vi è evidenza di concentrazione di questi casi. Ma diciamolo chiaramente: non vi è nessun dato nascosto o che non si vuol rivelare che in qualche modo sottenda a queste decisioni. Massima trasparenza come sempre”.

 
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