Dal Vittoriano al Viminale: quanto contano ancora i simboli dello Stato?

La data scelta coincide con l’anniversario della nascita del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, istituito l’11 luglio 1852
Di Fabio Vergovich
Bandiera del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza
Bandiera Corpo Guardie Pubblica Sicurezza

La più antica bandiera del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza ha lasciato il Sacrario delle Bandiere del Vittoriano ed è stata trasferita, nella mattinata dell’11 luglio, negli uffici del Capo della Polizia al Viminale. La data scelta coincide con l’anniversario della nascita del Corpo, istituito l’11 luglio 1852: un passaggio solenne, accompagnato dagli onori di un picchetto in armi della Polizia di Stato.

Dal Vittoriano al Palazzo del Viminale, il nuovo posto della bandiera

Prima della partenza, il vessillo ha ricevuto gli onori formali della Polizia di Stato. Una volta giunto al Palazzo del Viminale, è stato accolto dal Capo della Polizia e Direttore generale della Pubblica Sicurezza, prefetto Vittorio Pisani. La collocazione negli uffici del vertice della Polizia assegna alla bandiera un ruolo ancora più diretto nella vita dell’Amministrazione, rendendola una presenza quotidiana nel luogo dove vengono coordinate le principali attività nazionali in materia di sicurezza.

Il trasferimento assume un significato preciso anche sul piano istituzionale. Quel drappo rappresenta l’origine di un apparato che, nel corso di oltre un secolo e mezzo, ha cambiato struttura, ordinamento e strumenti operativi, conservando la funzione di tutela dell’ordine pubblico, dei diritti e delle libertà dei cittadini.

Vittorio Pisani ha collegato la cerimonia alla continuità storica dei valori, allo spirito di servizio e al sacrificio degli appartenenti alla pubblica sicurezza. La bandiera diventa così il segno visibile di un percorso che unisce le prime forme organizzate di vigilanza dello Stato all’attuale sistema nazionale di prevenzione, controllo e protezione.

La nascita del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza nel 1852

Il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza nacque l’11 luglio 1852 come organismo militare incaricato di garantire la sicurezza pubblica e di dare esecuzione alle disposizioni dell’Amministrazione di Sicurezza Pubblica. Quest’ultima era stata creata il 30 settembre 1848 e dipendeva dal Segretario di Stato per gli Affari Interni.

In quella fase storica, l’organizzazione della sicurezza rispondeva alle esigenze di uno Stato che stava definendo competenze, gerarchie e presidi sul territorio. Le Guardie di Pubblica Sicurezza svolgevano compiti legati alla vigilanza, alla prevenzione dei reati e all’esecuzione delle decisioni dell’autorità.

La bandiera accompagnò simbolicamente quella funzione, diventando uno dei segni più riconoscibili dell’identità del Corpo. Nel tempo ha rappresentato il senso di appartenenza degli uomini impegnati nei servizi di ordine pubblico e il legame con le istituzioni nazionali.

Dopo lo scioglimento del Corpo, il vessillo fu trasferito inizialmente all’Armeria Reale di Torino. Nel dicembre 2019 trovò posto nel Sacrario delle Bandiere del Vittoriano, dove sono custoditi numerosi simboli militari e istituzionali della storia italiana. La nuova destinazione riporta ora la bandiera nel centro operativo dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza.

La riforma del 1981 e la nascita della Polizia di Stato

Il passaggio decisivo arrivò con la legge 1° aprile 1981, numero 121. Il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza venne sciolto e i suoi ruoli furono unificati con quelli del Corpo di Polizia Femminile nei nuovi ruoli dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza. Da quella riforma nacque la Polizia di Stato nella sua configurazione civile.

La legge ridisegnò in profondità l’intero sistema. La Polizia di Stato acquisì un ordinamento civile completo e le prerogative dell’Autorità di Pubblica Sicurezza, già delineate dal Regio Decreto del 1848. L’obiettivo era costruire un apparato più moderno, efficiente e adeguato ai cambiamenti sociali, con responsabilità meglio definite e una direzione unitaria.

La riforma del 1981 rappresentò uno dei cambiamenti più rilevanti compiuti dall’Amministrazione della Pubblica Sicurezza dopo l’Unità d’Italia. Vennero aggiornati l’organizzazione, i rapporti gerarchici e le modalità di coordinamento, adeguando il sistema alle nuove necessità del Paese.

Il Ministro dell’Interno divenne Autorità nazionale di Pubblica Sicurezza, mentre il Dipartimento della Pubblica Sicurezza fu posto alle dipendenze del Capo della Polizia, anche Direttore generale della Pubblica Sicurezza. A livello locale, il sistema venne affidato ai prefetti e ai questori, con una distribuzione delle competenze pensata per collegare l’indirizzo nazionale alle esigenze dei territori.

Un simbolo storico nel centro della sicurezza nazionale

La presenza della bandiera al Viminale offre un richiamo visibile alle radici della Polizia di Stato e al percorso che ha portato dall’assetto militare ottocentesco all’attuale ordinamento civile. Il vessillo racchiude passaggi legislativi, trasformazioni organizzative e generazioni di appartenenti alla pubblica sicurezza.

Il suo ingresso negli uffici del Capo della Polizia attribuisce al simbolo una funzione legata alla memoria istituzionale. Ogni giorno sarà visibile nel luogo dove vengono elaborate strategie, direttive e interventi riguardanti la sicurezza nazionale, il contrasto alla criminalità e la tutela dei cittadini.

Nel giorno del 174° anniversario della nascita del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, il trasferimento dal Vittoriano al Viminale lega la storia dell’istituzione alle responsabilità del presente. La bandiera entra negli uffici dove vengono assunte decisioni che riguardano l’intero Paese, ricordando come l’attuale Polizia di Stato sia il risultato di una lunga evoluzione amministrativa, normativa e professionale.

 
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