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14 Agosto 2020

Pubblicato il

Di Maio tenta l’aggancio con i francesi: “I gilet gialli come il M5S”

di Federico Zamboni

Un post che proclama una totale vicinanza al movimento transalpino. Punto chiave, la democrazia diretta

Parla davvero ai rivoltosi francesi, Luigi Di Maio? O indirizzando a loro il post apparso ieri sul Blog delle Stelle e intitolato “Gilet gialli, non mollate!”, si rivolge innanzitutto ai sostenitori e ai simpatizzanti italiani del M5S?

Mettiamola così: di sicuro il fronte interno non è meno importante di quello estero. Qui in Italia l’immagine del MoVimento è un po’ appannata delle esigenze di governo, sia a livello nazionale sia nel Comune di Roma, e l’avvicinarsi delle Europee esige un rilancio.

Lodare i barricadieri transalpini serve appunto a questo: a rispolverare le parole d’ordine più accese, fatalmente offuscate dalle tante limitazioni della politica concreta. Essere arrivati a Palazzo Chigi, o alla guida del Campidoglio, significa pagare pegno a ciò che è reso impossibile dai vincoli di bilancio o da altre situazioni troppo complesse per essere spazzate via in un amen. I programmi elettorali vanno ridimensionati e la credibilità ne risente.

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Quanto più i proclami precedenti erano ambiziosi, tanto più si fa stridente il confronto con la realtà successiva: chi non è proprio arciconvinto, e quindi pronto a mantenere inalterato il proprio sostegno, si trova davanti a questo scarto tra le promesse e i risultati effettivi e almeno qualche dubbio gli viene. Mentre gli oppositori, vedi l’incessante campagna di discredito condotta (tra gli altri) da Repubblica, non perdono occasione di gettare benzina sul fuoco: presentando ogni rallentamento come un cambio di direzione. Ogni aggiustamento come un voltafaccia. Ogni rettifica come un tradimento.

Ok: la democrazia diretta. Ma sul piano economico?

Di Maio punta a un’identificazione totale, tra il M5S e i Gilet gialli. Già nelle prime righe del suo post scrive: “Sappiamo cosa anima il vostro spirito e perché avete deciso di scendere in piazza per farvi sentire. In Francia, come in Italia, la politica è diventata sorda alle esigenze dei cittadini (il grassetto, qui come nelle altre citazioni che riporteremo, è nell’originale, ndr) che sono stati tenuti fuori dalle decisioni più importanti che riguardano il popolo. Il grido che si alza forte dalle piazze francesi è in definitiva uno: fateci partecipare!”.

In linea con questa premessa, la questione su cui si insiste con maggior forza è quella della democrazia diretta. Che viene definita “una rivendicazione importante perché dà il senso a tutte le altre vostre richieste”. E che induce Di Maio a offrire ai Gilet gialli – ovvero a chi dovesse riuscire a organizzarli in un soggetto politico stabile o addirittura in un partito – “alcune funzioni del nostro sistema operativo per la democrazia diretta, Rousseau, per esempio call to action per organizzare gli eventi sul territorio o il sistema di voto per definire il programma elettorale e scegliere i candidati da presentare alle elezioni. È un sistema pensato per un movimento orizzontale e spontaneo come il vostro e saremmo felici se voleste utilizzarlo”.

E sui problemi economici? Un riferimento esplicito c’è: “Così come altri governi europei, quello francese in questo momento pensa in particolar modo a tutelare gli interessi delle èlite, di chi ha vissuto di privilegi, ma non più del popolo”. Ma è la classica dichiarazione di principio che resta abbastanza nel vago. E che si presta a esaurirsi in un sostanziale avallo del modello dominante, anche se con taluni correttivi.

Ancora una volta bisogna domandarselo, per quanto riguarda i Cinque Stelle: è solo una tattica per non allarmare troppo l’elettorato meno estremista?

Sarebbe bello pensarlo. Ma o prima o dopo si dovrà uscire allo scoperto e chiarire fino a che punto ci si vuole spingere. O fermare. Se ci si accontenterà di attenuare le attuali disuguaglianze o se invece si mirerà a bloccare i meccanismi, innanzitutto finanziari, che le producono e che le rendono così gravose.

La differenza è abissale.

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