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21 Aprile 2021

Pubblicato il

Sarà vero?

Draghi, la lotta al virus e la “parità competitiva” tra uomini e donne

di Stefano Marafini

Il Premier Draghi ritiene fondamentale per la salute della nostra economia fissare norme per parità competitiva tra generi

Draghi, parità competitiva
Mario Draghi, Presidente del Consiglio

Dopo una lunga attesa da parte di tutta la stampa che aveva coralmente intonato il peana del capo del Governo dei Migliori, il Demiurgo ha parlato. Lo ha fatto qualche giorno fa, lunedì scorso, intervenendo con un videomessaggio all’apertura della Webconference: Strategia nazionale per la Parità di Genere.

La questione femminile

Una iniziativa promossa e tenuta dal ministro per le Pari Opportunità Elena Bonetti nel pomeriggio dell’8 Marzo, il premier ha manifestato il suo pensiero sull’emergenza sanitaria. E sulla crisi sociale ed economica sempre più grave dopo un anno dall’inizio della pandemia e sugli obblighi di tutti, del Governo in primis, per risolvere positivamente la situazione.

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Nel suo discorso, asciutto ma intessuto con una buona trama retorica, Draghi riconosceva la pazienza civica degli italiani e invitava tutti al superamento delle divisioni identitarie per combattere uniti il nemico comune, il virus.

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Inoltre, citando il Presidente Mattarella, affermava che la funzione e il talento delle donne forniscono un contributo essenziale alla ricostruzione del Paese. Pertanto è necessario eliminare ogni forma di pregiudizio e discriminazione basata sul genere, in modo che le donne possano ottenere l’effettiva parità, soprattutto nel lavoro, dove dovranno accedere ai posti direttivi nel privato e nel pubblico. A tale scopo c’è un piano pluriennale della commissione europea per la Gender Equality, che fissa degli obiettivi per tutti i paesi dell’UE. Il raggiungimento di essi sarà uno dei criteri in base ai quali verrà valutato il nostro PNRR (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza).

Qual è il nesso tra ripartenza del Paese e parità di genere?

In definitiva, non si tratta soltanto di eliminare i residui di una vecchia concezione patriarcale e condannare la violenza contro le donne. E neppure di stabilire delle quote rosa “farisaiche”, bensì di fissare norme che garantiscano condizioni di “parità competitiva” tra generi.

Bisognerebbe capire perché i vertici dell’economia ritengono così fondamentale per la ristrutturazione del sistema la questione femminile, o se non utilizzino strumentalmente l’obiettivo della parità di genere.

 
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